Iniziativa del quotidiano con gli esperti dell’Università di Bologna. Via alla prima edizione: ecco come partecipare. Questa prima edizione del Premio, è riservata alle aziende impegnate nei settori food, moda ed energia

Oggi la sfida delle imprese si chiama “sostenibilità”.

La parola d’ordinè è “il benessere prima di tutto: si fa sempre più strada un modo diverso di fare impresa, che non insegue solo la logica del profitto ma pensa anche al benessere di persone e ambiente.

Fino al 2018 il bilancio di sostenibilità era una scelta volontaria, ma dal 1° luglio di quell’anno per le grandi imprese è entrata in vigore l’obbligatorietà. I criteri per stilare questo bilancio, anche detto sociale, sono quelli definiti dalla Global Reporting Initiative del 2016 che faceva propria una direttiva europea del 2014.

Oggi, ancor di più di fronte alla pandemia il business è cambiato. Presentare un bilancio di sostenibilità significa dichiarare cosa fa una azienda in tema di lotta alla corruzione, difesa dell’ambiente, attenzione ai dipendenti, impegno per il sociale e a favore dei diritti umani. Sono le informazioni «non finanziarie» e rendicontarle è obbligatorio per le aziende di grandi dimensioni quotate e del settore bancario-amministrativo.

Da queste considerazioni nasce il «Premio Bilancio di Sostenibilità» che il Corriere della Sera promuove in collaborazione con Aiccon e con la Bbs.

Una iniziativa editoriale che ha affidato a questi esperti il compito di elaborare un modello di analisi di questi bilanci aziendali. Non un giudizio o una valutazione sulle aziende, insomma, ma uno studio di questi report attraverso una serie di parametri attinenti ai criteri Esg, che sono stati validati in collaborazione con esperti coinvolti in focus group: ne è risultata una griglia che consentirà appunto di valutare i bilanci indicando chi ha sfruttato in modo più consono, trasparente e progettuale l’opportunità di raccontarsi attraverso questo documento.

Mai come oggi, scrive il Corriere della Sera presentanto il “Premio”, il bilancio di sostenibilità ha aumentato il suo valore di mercato: certifica la serietà di una azienda rispetto all’impegno collettivo del benessere di persone e ambiente e orienta le scelte dei consumatori che sempre di più privilegiano prodotti di aziende «responsabili».

Insomma: il bilancio di sostenibilità non è più un accessorio. «Il punto di partenza della riflessione — osserva Matteo Mura, direttore del Centre for sustainability and climate change della Bologna Business School (Bbs) che ha lavorato al progetto insieme alla professoressa Mariolina Longo e alla dottoressa Leticia Canal Vieira — è che non esiste un approccio condiviso a livello internazionale per la redazione di questi documenti».

Si comincia dai settori food, moda ed energia

La call, in questa prima edizione del Premio, è riservata alle aziende impegnate nei settori food, moda ed energia. La raccolta dei bilanci (si può scrivere a premiobilanciosostenibilita@corriere.it) comincia da oggi e si chiuderà il 16 gennaio: gli esperti della Bbs valuteranno il materiale fino a fine febbraio..

Nel mese di marzo 2022 è annunciato un evento del Corriere e uno speciale dell’ inserto Buone Notizie, dove verranno presentati i migliori bilanci di ogni settore.

Sempre in un articolo di Elisabetta Soglio sul “Corriere” chiarisce alcuni aspetti del Premio.

Alla definizione dei parametri di giudizio si è arrivati in due fasi: nella prima, i docenti della Bbs hanno studiato il materiale pre-esistente per elaborare un primo strumento. Questo è stato messo a punto dopo due focus group condotti con Paolo Venturi per Aiccon, Cristina Fioravanti per AsVis, Tommaso Rondinella per Banca Etica, Francesco Bicciato per il Forum Finanza Sostenibile, Ruggero Bodo per Fondazione Sodalitas, Elisa Petrini per Impronta Etica.

Al termine di questo lavoro e sulla base delle indicazioni raccolte è stata elaborata una griglia divisa in 15 punti che sono: diversità e pari opportunità; politiche eque di retribuzione; condizioni di lavoro; difesa dei consumatori; impatto sul territorio; gestione dei rifiuti; impatto sulle risorse idriche; gestione sostanze inquinanti pericolose e prodotti chimici; sostenibilità dei materiali; efficientamento energetico; emissioni nocive; recupero e riciclo; deforestazione e utilizzo del suolo; rispetto delle normative anti-corruzione; tax governance. Ogni report verrà valutato su queste voci e verrà considerato sulla base della completezza dei temi trattati, le ambizioni dichiarate, la qualità del racconto.

Come spiega Mura, «non vogliamo valutare le imprese ma costruire un modello per valutare il bilancio: questo è importante perché la letteratura internazionale ci dimostra che sempre di più le banche, i fondi di investimento, gli istituti di credito utilizzano queste informazioni per fare un rating vero e proprio delle imprese». La rendicontazione dà anche benefici di mercato, insomma: «Ma dobbiamo stare attenti alle “facciate organizzative” che possono essere presentate e che di per sé non sono fake ma “guidano” l’interlocutore. Con questo modello cerchiamo di rendere più oggettiva la valutazione del processo di rendicontazione e di comunicazione di una impresa».

Una sfida anche culturale: «In Italia — afferma Longo — abbiamo già molti esempi di grandissimo valore, ad esempio sui temi della innovazione tecnologica per la riduzione dell’impatto ambientale e dell’impegno per il sociale in collaborazione anche con il Terzo settore». Continua Mura: «Esiste e va rafforzata una “Italian way to sustainability” che potrebbe rappresentare una leva competitiva molto forte».

Ed ecco l’appello finale del quotidiano diretto da Luciano Fontana: “E allora mettiamoci in gioco: il Premio per il bilancio di sostenibilità è un (nostro) primo passo”.

Su Gustoh24 gli articoli che affrontano, su vari aspetti, i temi della “sostenibilità” qui: