Salgono così a 332 le Dop e Igp agroalimentari italiane registrate a livello europeo
Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 15 ottobre 2026 è stata registrata la denominazione “Capocollo di Martina Franca Igp”: il noto salume pugliese ha quindi ottenuto ufficialmente il riconoscimento come Indicazione Geografica Protetta (Igp).
Nell’occasione il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, ha ricordato che con questa nuova denominazione, salgono a 332 le Dop e Igp agroalimentari italiane registrate a livello europeo.
«Un altro importante traguardo per le nostre eccellenze agroalimentari – ha afferma il ministro del Masaf – l’Italia conferma la propria leadership europea, valorizzando produzioni che custodiscono storia, tradizioni e competenze dei territori come nel caso del Capocollo di Martina Franca. Proteggere queste denominazioni significa difendere il lavoro dei produttori e garantire a chi acquista qualità, identità e tracciabilità».

Questa produzione è legata alla tradizione norcina della Valle d’Itria, tramandata da generazioni, caratterizzata dall’impiego nella concia del “mire cutte”, o vino cotto, ottenuto da uve Verdeca e Bianco d’Alessano. La sua peculiarità è anche l’affumicatura con legno e foglie secche di fragno (Quercus troiana Webb), tipico della Valle d’Itria, insieme all’utilizzo del budello naturale di suino, detto “muletta”, che contribuisce a conferire alla carne il caratteristico aroma affumicato. La produzione, oltre i 350 metri sul livello del mare, beneficia del clima fresco e ventilato della zona, influenzato dalla vicinanza dei mari Ionio e Adriatico e dall’alternanza dei venti di maestrale e scirocco. Fondamentale è il sapere artigianale, che si esprime nella lavorazione manuale di tutte le fasi, dalla preparazione della carne alla salagione a secco che conferisce al capocollo la sua forma tipica.
