Le riflessioni dello chef Giorgio Falconieri di Eurotoques italia
Abbiamo chiesto ad un grande chef, Giorgio Falconieri, membro Eurotoques italia, di esplorare per i nostri lettori il divario tra la cucina televisiva (spettacolo) e il lavoro quotidiano (realtà). Viviamo un periodo storico dove anche il “dietro le quinte” della gastronomia viene messo in primo piano ma questa “maggiore curiosità”, scrive Giorgio, ha “anche generato alcune distorsioni che meritano una riflessione”. Ecco le sue riflessioni:
Negli ultimi anni la cucina è diventata uno dei fenomeni mediatici più seguiti. Programmi televisivi, talent show e social network hanno trasformato cuochi e chef in personaggi pubblici, capaci di influenzare gusti, tendenze e persino il modo di concepire il cibo. Questo ha sicuramente contribuito a diffondere una maggiore curiosità verso il mondo gastronomico, ma ha anche generato alcune distorsioni che meritano una riflessione.
Sempre più spesso sembra che l’apparenza prevalga sulla sostanza. Piatti costruiti per stupire davanti a una telecamera o per ottenere migliaia di “like” finiscono per mettere in secondo piano ciò che dovrebbe essere il vero protagonista della cucina: la qualità della materia prima.
Una grande cucina non nasce da effetti scenografici, tecniche esasperate o impiattamenti spettacolari. Nasce dalla conoscenza degli ingredienti, dal rispetto della loro stagionalità, dalla capacità di valorizzarli senza snaturarli. È proprio questo principio che, in molti casi, sembra essersi affievolito.
La popolarità dei programmi televisivi ha creato una nuova figura: quella del cuoco mediatico. Accanto a professionisti di grande esperienza, che hanno dedicato la propria vita allo studio e al lavoro nelle cucine, si sono moltiplicati personaggi che ottengono notorietà più per la loro presenza sullo schermo che per il percorso professionale. La televisione, per sua natura, privilegia il ritmo, il conflitto e l’intrattenimento, ma la cucina reale è fatta soprattutto di sacrificio, disciplina, studio e lavoro quotidiano.
Anche i social network hanno contribuito a modificare la percezione della gastronomia, un piatto viene spesso giudicato prima per la sua fotogenicità che per il suo sapore. Video di pochi secondi mostrano preparazioni velocissime, effetti speciali e ricette semplificate che trasmettono un’idea distante dalla realtà delle cucine professionali. Si rischia così di far credere che bastino una bella presentazione e una buona strategia di comunicazione per diventare esperti.
La conseguenza è una crescente confusione tra competenza e popolarità. Essere seguiti da migliaia di persone non significa necessariamente possedere una profonda conoscenza della cucina, delle tecniche di lavorazione o delle materie prime. Allo stesso modo, molti artigiani, cuochi e produttori che lavorano con passione e competenza rimangono nell’ombra perché meno presenti nel mondo della comunicazione digitale.

Le vere eccellenze gastronomiche nascono ancora nei campi, negli allevamenti, nei mercati e nelle cucine dove il tempo è dedicato alla ricerca della qualità. Dietro un grande piatto ci sono produttori che coltivano con cura, pescatori che rispettano il mare, allevatori che lavorano con responsabilità e cuochi che conoscono profondamente ogni ingrediente.
Recuperare il valore della materia prima significa anche educare il consumatore a riconoscere la differenza tra qualità autentica e semplice spettacolarizzazione. Significa comprendere che un pomodoro raccolto al momento giusto, un olio extravergine di qualità, una pasta lavorata con cura o un pesce freschissimo spesso valgono molto più di decorazioni elaborate o tecniche utilizzate solo per sorprendere.
La cucina dovrebbe continuare a emozionare, ma senza perdere il proprio legame con il territorio, la tradizione e il rispetto degli ingredienti. I media e i social rappresentano strumenti straordinari per diffondere cultura gastronomica, purché vengano utilizzati con responsabilità, evitando di trasformare la cucina in una semplice esibizione.
Il futuro della gastronomia non dipenderà dal numero di follower o dagli ascolti televisivi, ma dalla capacità di riportare al centro ciò che conta davvero: la qualità delle materie prime, la competenza di chi le lavora e il rispetto per una professione che richiede umiltà, studio e dedizione.
Solo così la cucina potrà continuare a essere non soltanto uno spettacolo, ma soprattutto una cultura da preservare e tramandare.
