Il 12 novembre prossimo il Bibendum sbarca nell’artistica città emiliana nota per la raffinata produzione tessile, e per un’appagante cucina le cui eredità spaziano dalle corti nobiliari ai sapori di campagna
Prosegue anche nel 2026, dopo Modena e Parma, il sodalizio tra la Regione Emilia-Romagna e la Guida Michelin Italia, che torna a Piacenza dopo la presentazione del 2019. Sarà il Teatro Municipale ad ospitare, giovedì 12 novembre, la première della 72esima edizione della Guida, con una cerimonia in programma alle ore 11.45 alla presenza di chef e operatori del settore. Un appuntamento che vede ancora una volta l’Emilia-Romagna ospitare in una prestigiosa cornice uno dei più attesi eventi nazionali del fine dining, a conferma del posizionamento della regione tra i territori di riferimento per l’enogastronomia di qualità e l’accoglienza.
“Per la clientela a cui si rivolge e per la vasta eco mediatica che le ruota attorno– sottolinea l’assessora regionale a Turismo, Sport e Commercio, Roberta Frisoni– la cucina stellata rappresenta un efficace strumento promozionale per l’Emilia-Romagna e il suo patrimonio turistico, dalla Motor Valley alle Città d’arte, nonché un potente generatore di indotto economico. Non solo, il riconoscimento delle Stelle Verdi introdotto dalla Guida Michelin anni fa è in linea con le nostre politiche per un turismo sempre più green. Non c’è luogo migliore della nostra Food Valley, unica al mondo, per ospitare la presentazione della Guida che premia l’eccellenza culinaria italiana e siamo felici di avere con noi la ‘Rossa’ anche quest’anno, con Piacenza splendida cornice della première dell’edizione 2027”.
“Con i suoi 45 prodotti Dop e Igp– afferma l’assessore regionale all’Agricoltura e Agroalimentare, Alessio Mammi– l’Emilia-Romagna si conferma la Food Valley d’Italia. Un patrimonio che vale 3,9 miliardi di euro per la sola Dop Economy. Nel complesso il comparto agroalimentare regionale genera un valore alla produzione di 37 miliardi di euro, con quasi 10 miliardi di export. Si tratta di produzioni di qualità grazie ai nostri agricoltori, delle aziende agroalimentari, di una filiera consolidata sul territorio che genera qualità alimentare, economia di territorio e posti di lavoro. La ristorazione è un elemento chiave di questo cammino di qualità perché porta in tavola tutto il valore della nostra regione, ed è un grande onore ospitare il prestigio della Guida Michelin, che sa tenere insieme il valore del food&wine e dell’accoglienza, un tratto distintivo dell’Emilia-Romagna”.
“L’annuncio della presentazione della Guida Michelin Italia 2026 a Piacenza il prossimo 12 novembre– evidenzia Simone Fornasari, presidente di Visit Emilia- è molto più di un evento: è un riconoscimento profondo dell’identità di un territorio. La nostra destinazione è fatta di mani, storie e passione. Qui il cibo non è solo cucina, ma racconto, memoria, visione condivisa. La Guida Michelin non celebra solo i ristoranti: celebra una comunità. E Piacenza questa storia la custodisce da tempo. Nelle intuizioni e nella sensibilità di Georges Cogny, che seppe raccontare questa terra quando ancora non cercava i riflettori, ma aveva già tutto dentro. Oggi quel racconto si accende davanti al mondo. Ed è l’Emilia che continua a svelarsi: autentica, viva e profondamente vera”.
“Ospitare a Piacenza la presentazione della Guida Michelin Italia è un passaggio di grande rilievo– dichiara la sindaca di Piacenza, Katia Tarasconi– che valorizza non solo la nostra città ma l’intero territorio. È un’occasione che racconta la qualità, la tradizione e la capacità di innovare che caratterizzano la cultura gastronomica piacentina, inserita a pieno titolo nella più ampia cultura gastronomica del nostro Paese, l’Italia. Allo stesso tempo, questo evento rafforza il ruolo dell’Emilia-Romagna come Food Valley di riferimento a livello internazionale, capace di esprimere eccellenze diffuse e una filiera agroalimentare unica per qualità, identità e competitività. La cucina, per noi, non è soltanto cibo: è identità, storia, relazioni, è un modo di raccontare chi siamo. Eventi come questo rafforzano il posizionamento di Piacenza a livello nazionale e internazionale e generano opportunità concrete per il turismo, per le imprese e per tutta la filiera legata al nostro territorio”.
La presentazione
Oltre alle tradizionali Stelle Michelin 2027, nel corso della cerimonia verranno assegnati anche i premi speciali, le Stelle Verdi e il riconoscimento Passion Dessert, dedicato ai ristoranti che si distinguono per l’eccellenza nella proposta dei dessert. La presentazione piacentina è organizzata in collaborazione con gli assessorati regionali ad Agricoltura e Turismo dell’Emilia-Romagna, Apt Servizi Emilia-Romagna, Visit Emilia, Comune di Piacenza ed Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna.
Il territorio e le bellezze di Piacenza porta settentrionale dell’Emilia
Discreta ed elegante, Piacenza è la porta settentrionale dell’Emilia ed una cittadina la cui ottima qualità di vita, trova arricchimento nel forte senso di comunità, nella vicinanza con la natura campagnola e nell’eccellente gastronomia locale. La bontà di quest’ultima, è riconducibile alle complesse stratificazioni storiche del territorio contese tra popolo, contadini e regnanti. Per le aristocratiche famiglie del territorio a partire dai Farnese che governarono il Ducato dal 1545 al 1731, le proposte culinarie di corte erano simboli di raffinatezza e prestigio al pari di gioelli, arredi, arazzi e tessuti.

1: La ricca cucina di corte del Ducato
Le lunghe tavole adornate da cristalli, argenti e porcellane erano dunque imbandite da arrosti speziati opportunamente decorati e zuppiere ricolme degli anolini di terza in cui la tipica pasta farcita del piacentino veniva cotta in un brodo di maiale, manzo e cappone). Altri elementi dei pranzi reali erano i vassoi di selvaggina, gli stracotti di manzo al Gutturnio ed i trionfali banchetti di dolci impreziositi da scultoree creazioni a base di zucchero. Dedicata alle grandi occasioni era anche la “bomba di riso” dove lo stampo di riso cotto nel brodo veniva successivamente foderato da fette di salame piacentino e quindi farcito con ragù di fegatini di pollo, funghi, piselli e talvolta piccioni prima di essere infornato.
2: Gli avvolgenti e calorosi sapori della campagna
Robusti, genuini e profondamente legati al territorio, alcuni dei piatti tipici di Piacenza e delle campagne limitrofe sono i tortelli con la coda, i pisarei e fasö (gnocchetti di pane con sugo di fagioli), il pasticcio di maccheroni e la burtleina (una sorta di focaccia fritta). Tra i secondi tradizionali spiccano lo stracotto d’asino servito con polenta, la picula ad caval (carne di cavallo tritata e cotta lentamente), le lumache alla bobbiese e la tasca di vitello ripiena proveniente dalle zone più vicine all’appennino. Ben presidiato è il mondo degli insaccati tra coppa, pancetta, salame piacentino: tutti e tre contraddistinti dalla “Denominazione di Origine Protetta” (PDO). I salumi vengono spesso accompagnati dalla giardiniera fatta in casa mentre nel comparto dolci, i classici piacentini includono latte in piedi, buslan (ciambella da inzuppare, sbrisolona, croccante di mandorle tostate e caramello.
3: Itinerario castellano da Grazzano Visconti a Piacenza
Assieme all’identitaria cucina, l’area geografica attorno a Piacenza presenta intriganti intrecci culturali, architettonici e paesaggistici. Uno degli approcci stradali più piacevoli alla cittadina emiliana, può avere inizio dal borgo di Grazzano Visconti in cui l’omonima fortificazione, svetta su vigneti e campi coltivati della Val Nure. Particolarità unica al luogo, è la forma attuale plasmata dalla visione del Duca Giuseppe Visconti di Modrone (il papà del grande regista Luchino Visconti) che all’inizio del Novecento trasformò l’antico insediamento rurale, in un borgo medievale progettato in chiave “utopica”. Da qui le verdeggianti strade collinari conducono al Castello di Rivalta ed al Castello di Agazzano; quest’ultimo sorge in Val Tidone mettendo in mostra fossato, torri merlate ed ambienti interni visitabili. Assieme allo status di strutture difensive, i siti storici citati sono imponenti simboli dell’affluente passato dell’area geografica ubicata tra campagna e primi Appennini. I castelli furono per secoli promotori dello sviluppo economico e sociale del territorio ed essendo collocati in snodi strategici, aumentavano la sicurezza dei commerci. Questo favorì la nascita di borghi abitati da artigiani, mercanti e contadini che producevano grano, vino, insaccati e verdure. La presenza delle buone materie prime locali, favorì lo sviluppò della cucina popolare e nobiliare.
4: Piacenza, un po’ di storia
Fondata dai romani più di duemila e duecento anni or sono per controllare il territorio lungo il fiume Po e difendere i confini settentrionali dell’Urbe, Piacenza divenne presto un importante nodo commerciale e militare grazie alla sua posizione sulla Via Emilia. Nel Medioevo dopo vari contenziosi, si affermò come libero comune sviluppando una sua vivacità economica e culturale. Il Rinascimento sancisce l’avvento dei Farnese con relativo periodo di splendore artistico e architettonico e nei secoli successivi, l’epopea del Ducato di Parma e Piacenza persiste fino all’Unità d’Italia.

5: La Guida MICHELIN A Piacenza e dintorni
La Guida MICHELIN consiglia 16 insegne nella provincia di Piacenza e l’Osteria del Trentino – da Marco nel centro della città. Quest’ultimo ristorante specializzato in pasta fresca e quinto quarto, propone secondo gli ispettori del Bibendum delle imperdibili cervella di vitello fritte che risultano croccanti fuori e morbidissime dentro”. Altro approdo della tradizione è L’Antica Trattoria Cattivelli. Ubicato nei pressi di Caorso sulla strada verso Cremona, il Bib Gourmand di Monticelli d’Ongina si distingue per “l’autentica cucina piacentina che vale il viaggio”. Tra i piatti dell’insegna citati dalla guida rossa per poi essere serviti nelle calde ed accoglienti atmosfere dell’indirizzo, ci sono i pisarei e fasò “morbidi e avvolti nel sugo ricco” ed il filetto di maialino caratterizzato da un apprezzabile equilibrio tra note dolci e piccanti. Sempre nei dintorni di Piacenza, la guida rossa consiglia il Ristorante La Colonna al numero 6 di Via Emilia Est.

6: Itinerario gastronomico tra stelle MICHELIN e Bib Gourmand
Il percorso gastronomico diventa stellato con la sosta al ristorante La Palta. L’indirizzo di Borgonovo Val Tidone sorge in pianura ed ai piedi dei colli, evocando le case di campagna della zona. All’interno, l’elegante sala si estende fino alla veranda dalla quale si ammira il verdeggiante paesaggio della bassa piacentina. La cucina è “fondamentalmente creativa ma in modo misurato” scrive la Guida MICHELIN prima di elencare piatti da sicura soddisfazione partire dall’asina arrostita con la sua guancia all’olio e le uova di saracca con “gorgnalini”, affiancata da aringa e cicoria da campo. La tappa successiva si trova invece a Ponte dell’Olio in Val Nure dove il Bib Gourmand Locanda Cacciatori propone “i sapori del passato” tra brodi fumanti e manicaretti della tradizione. Il medesimo riconoscimento, identifica L’Ostreria Fratelli Pavesi in cui l’impronta gastronomica mescola usanze locali e suggestioni extra regionali regioni italiane. Le proposte spaziano da rivisitazioni del cappon magro di fiume (storione e trota mescolati con verdure di stagione e salsa verde) all’ottimo piccione alle braci servito con patè di fegatini, fondo intenso e verdure degli orti”

7: Un giorno a Piacenza tra arte, palazzi e tappe segrete
Rientrati a Piacenza dalle gite gourmand, il cuore pulsante della cittadina risiede nella scenografica Piazza Cavalli, adornata da statue equestri farnesiane. Qui sorge il Palazzo Gotico (edificio del periodo gotico lombardo) ed a pochi minuti a piedi si arriva agli affreschi rinascimentali della Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina. Le Basilica di Sant’Antonino è un ulteriore testamento sulle più antiche e spirituali origini del luogo mentre Palazzo Farnese e relativo complesso museale, sottolinea l’importanza della dinastia che segnò profondamente cultura e storia dell’arte locale. Tra le attrattive meno note, si può invece visitare la Casa Arata ed il suo giardino segreto. Progettata dall’architetto Giulio Ulisse Arata a partire dal 1922 la dimora presenta diversi stili architettonici tra una selva di piante rare.
Sebbene sia un edificio imponente, questa chiesa è spesso meno visitata rispetto al Duomo. Fu la sede originale della celebre Madonna Sistina di Raffaello (ora a Dresda). Al suo interno, oltre a splendidi affreschi e decorazioni settecentesche, è possibile percepire l’importanza storica di un luogo che per secoli ha custodito uno dei capolavori più famosi al mondo

8: La maestria degli artigiani del tessile
In occasione della cerimonia dedicata alla 72esima edizione della Guida MICHELIN Italia, Piacenza offre l’opportunità di esplorare l’arte dell’artigianato tessile; raffinata specialità sviluppatasi in simbiosi con la nobiltà locale che in passato ne fu la principale committente e promotrice. Nel periodo tra il XVI e XVII secolo, la manifattura serica era infatti chiamata a soddisfare le pretese di Ranuccio I Farnese e relativi successori, i quali incentivarono la produzione di velluti, damaschi e broccati utilizzati nelle cerimonie ma anche negli arredi di rappresentanza. Nel contempo le famiglie nobili locali investivano nelle corporazioni tessili, sostenendo filande e contribuendo alla diffusione di tecniche spesso importate da Lione e Venezia. Alcuni dei preziosi tessuti in auge durante il Ducato, sono tutt’oggi esposti nei saloni del Palazzo Farnese e nelle residenze aristocratiche cittadine. La tradizione proseguì anche con Elisabetta Farnese e dei Borboni intrecciando le mode internazionali e l’identità locale. Il patrimonio artigianale plasmò per i secoli a venire la qualità e la reputazione dei tessuti piacentini, divenuti parte integrante della cultura materiale del territorio.
