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Fino a domani lunedì 2 novembre nel Padiglione 8 di Fiera Milano Rho, si svolge Golosaria 2026

La Calabria torna da protagonista in una apposita area dedicata al brand Calabria Straordinaria. In primo piano l’azienda vitivinicola Fezzigna di Umbriatico (Crotone) e la presenza di Pietro Granito dell’azienda calabrese CHE SUD stand 146

La giornata inaugurale ha visto protagoniste le tre regioni che, insieme alla Lombardia, hanno scelto Golosaria per comunicare le proprie eccellenze: la Calabria, la Liguria e la Sicilia.

Sul palco centrale come primo incontro si è svolto un interessante confronto sulle filiere del vino, del grano e della birra, condotto da Paolo Massobrio. del filosofo Massimo Donà, Piero Gabrieli, responsabile marketing di Petra – Molino Quaglia, Guido Carlo Alleva, avvocato e produttore di vini / vignaiolo e Carlo Colombara, mastro birraio del Birrificio Nicese / Birra Origine Piemonte.

L’intervento di Guido Carlo Alleva, avvocato e produttore di vini

Oggi domenica 1° novembre i riflettori saranno puntati sui Top Hundred, la selezione dei migliori vini italiani curata da Marco Gatti e Paolo Massobrio, e sulle 12 esperienze di enoturismo individuate dalla guida IlGolosario Wine Tour. La giornata proseguirà con i riconoscimenti alle migliori botteghe italiane.

Domenica pomeriggio sarà il momento dedicato alle migliori botteghe d’Italia, ma anche l’occasione per una riflessione sull’accoglienza, con Federico Menetto che presenterà ai pizzaioli contemporanei il dialogo del libro collettivo “Caro Ospite”. Lunedì 2 novembre sarà invece dedicato alla ristorazione, con le premiazioni della guida IlGolosario Ristoranti.

Durante i tre giorni, il pubblico incontra i produttori, partecipare alle degustazioni e assistere agli showcooking. L’area principale ospiterà anche un’enoteca con 150 etichette selezionate, mentre lo spazio Wine proporrà masterclass e incontri con produttori.

La Calabria trionfa a Golosaria

La Calabria torna da protagonista a Golosaria 2026 e si ritaglia uno spazio di primo piano grazie ai prestigiosi riconoscimenti ottenuti dai produttori e vignaioli, ma anche con una presenza fisica importante, animata da un’area espositiva dedicata con il brand Calabria Straordinaria, appuntamenti in area wine tasting e sessioni di showcooking per far toccare con mano (e far assaggiare) le bontà del territorio.

Nel comparto vitivinicolo calabrese svetta la selezione dei Top Hundred, dei migliori vini italiani del Golosario, selezionati da Paolo Massobrio e Marco Gatti.

La premiata azienda vitivinicola Fezzigna

Spicca il risultato ottenuto dall’ azienda Fezzigna di Umbriatico (Crotone) con il vino Calabria Bianco “Fren” 2025 (greco bianco, moscato, malvasia, trebbiano, pecorello).

Nello stand CHESUD il titolare Pietro Granito

A confermare la forte presenza calabra quella di Pietro Granito dell’azienda calabrese CHE SUD nello stand 146.  CheSud è stata fondata nel 2016 da Pietro Granito, con sede a Santa Maria del Cedro (Cosenza). L’attività è specializzata nella ricerca, selezione e trasformazione artigianale di eccellenze enogastronomiche e prodotti tipici della Calabria.

I prodotti di CHESUD presenti a Golosaria 2026

I principali prodotti CHESUD presenti a Golosaria, ‘nduja di Spilinga, Cipolla Rossa di Tropea, vasetti di peperoncino, olive, lampascioni, alici, marmellate e confetture (incluso bergamotto e cedro), nettare di annona e composte speziate. Ne riparleremo nei prossimi giorni

Ristorazione: 41 eccellenze e riconoscimenti speciali

Non meno rilevante è il risultato ottenuto dalla Calabria nel mondo della ristorazione. La guida IlGolosario Ristoranti ha infatti assegnato ben 15 Corone Radiose e 26 Faccini Radiosi ai locali della regione, a dimostrazione di una proposta gastronomica in costante crescita qualitativa.

Orari di apertura

  • Domenica 1 novembre: ore 10:00 – 20:00 (ultimo ingresso ore 19:00)
  • Lunedì 2 novembre: ore 10:00 – 17:00 (ultimo ingresso ore 16:00) [1]

Principali contenuti e aree

  • Aree espositive: Produttori artigianali di eccellenze enogastronomiche, cantine vinicole e cucine di strada (street food). Enoteca di Golosaria: Un’area degustazione con una selezione di circa 200 etichette di vini. Eventi e Masterclass: Degustazioni guidate (tra cui Barbera d’Asti e vini del Monferrato), show cooking, talk e presentazioni di guide editoriali nell’Agorà. Progetti speciali: Ricerche sull’alimentazione (Università Cattolica), Maestri del Gusto di Torino, Mediterraria Expo (Sicilia) e focus istituzionali come quello della Calabria. 

    Golosaria Milano 2026 dal 31 ottobre al 2 novembre

    Scopri tutti gli appuntamenti della tre giorni del Gusto alla fiera di Milano. Leggere su GUSTOH24

Ci sono fiere che si visitano e fiere che si frequentano, come certi bar di paese. Golosaria appartiene alla seconda specie: ventuno edizioni, un pubblico a tre zeri che torna per vedere se ritroverà il produttore dell’anno prima. Da sabato 31 ottobre a lunedì 2 novembre avrà corso nel Padiglione 8 di Fiera Milano Rho, con 200 artigiani del cibo, dieci cucine di strada, cento cantine scelte da Massobrio con Marco Gatti, un’enoteca da 150 etichette e più di cinquanta appuntamenti. Il tema, «Il gusto di creare il domani», è un modo elegante per dire «passaggio di consegne»: botteghe che chiudono, botteghe che riaprono, figli che restano. Sabato aprono Calabria, Liguria e Sicilia e un filosofo, Massimo Donà, sale sul palco al posto dell’economista; domenica si festeggiano i 25 anni di Top Hundred, lunedì si distribuiscono corone ai ristoranti. Massobrio, monferrino, giornalista, inventore del Golosario e del Club di Papillon, da trent’anni si fa una sola domanda, e la fa a tutti: che cosa resiste.

Ventuno edizioni, cinque sedi diverse nel tempo, ora il Padiglione 8 a Rho. Ricorda dove tutto è iniziato?
«Palazzo Mezzanotte, 2006. Letizia Moratti, allora sindaco, doveva aprire la manifestazione e non riuscì a entrare in sala per la folla in fila. Sul palco c’erano Vissani, Bottura, Cracco e Scabin: fummo tra i primi a coinvolgere l’alta cucina. Poi abbiamo spostato l’attenzione dagli chef più blasonati ai prodotti, alle materie prime, al vino. Da lì Golosaria è cresciuta: espositori, pubblico, ma soprattutto qualità della proposta. Lo testimonia il libro che l’ha ispirata, il Golosario, che cresce da 28 anni».

Lei fa scouting da trent’anni. Cosa è morto e cosa è nato nell’artigianato alimentare italiano?

«Tante cose sono rinate, nel senso esatto di tradizione. I giovani hanno reso contemporanee intuizioni che rischiavano di diventare prodotti da scaffale, senza più un volto. Pensi solo al pane, che oggi ispira tante bakery».

E le botteghe, chi le eredita davvero: i figli, i dipendenti o nessuno?
«La sequenza è precisa: i figli in maggioranza, i dipendenti in qualche caso, nessuno in casi sempre più frequenti. È un’emorragia dolorosa. Poi però qualcuno ritrova il gusto del luogo, riapre un vecchio alimentari e lo trasforma in un punto di aggregazione vincente. Il Bar dei Pescatori di Germignaga, vicino a Luino, o il Bar Carelli di Grazzano Badoglio».

Il trend che oggi va forte e tra cinque anni ci farà arrossire? E quello che resterà?
«Resterà ciò che è vero e traspare dal racconto di chi lo fa. Alla cascina Presidio di Lodi due giovani, Alessandra e Marco, fanno formaggi buonissimi senza lattosio e caglio animale, da cento bovini allevati con il benessere animale come principio: lì siamo già nel futuro. Il piatto più in voga del momento, dal mio osservatorio nei ristoranti, è la fassona battuta al coltello. Il trend vegetale di ieri si è assestato: nei menu c’è spazio per il vegano, ma anche per la tradizione che non demonizza carne e salumi».

Il talk inaugurale è con un filosofo. Perché non un economista: gli economisti non sanno mangiare?
«Perché c’è bisogno di più empatia e meno numeri previsionali, che oggi hanno sempre il segno meno. Di buttare il cuore oltre l’ostacolo contro ogni previsione, come fanno i giovani protagonisti di Golosaria. Al talk svilupperemo la nostra parola magica, Colleganza: l’alleanza tra fattori diversi in natura, ma anche tra colleghi e protagonisti della filiera, stravolge qualsiasi previsione fatta a tavolino».

Il cibo è una questione morale?
«Un astrofisico una volta mi chiese: che bisogno c’era di creare tanti cibi diversi, non bastava un set di pillole? Il problema è che la pillola avrebbe fatto fuori il piacere, come le stelle che lui studiava: eliminate, avrebbero tolto la meraviglia. Credo che dentro il gusto, nel cibo come nel vino, ci sia la firma di chi ci ha voluti su questa terra. Perché chiunque possa riconoscerlo».

Millecento pagine di Golosario, mentre i social decidono dove si mangia. Una guida di carta è coraggio o testardaggine?
«È una questione di mercato: se dopo 28 anni il Golosario viene venduto e consultato, la risposta è sì. La carta non morirà mai. Pubblico tre guide cartacee, ai prodotti, ai ristoranti, all’enoturismo, ma ho anche un’app e uso i social: nessuno cannibalizza l’altro. Quando tra amici si sceglie un locale si sfoglia la guida, che è più democratica della singola ricerca sui social».

Conoscere i lettori di persona è il lusso del giornalista, ha scritto. Ne ha seimila nel Club di Papillon: la correggono mai?
«Molto, ed è la vera ricchezza di un’associazione di appassionati che ha più di trent’anni. Sono sentinelle sul territorio, la prossimità del nostro lavoro».

Venticinque anni di Top Hundred con Marco Gatti, mentre il consumo di vino cala e i giovani, dicono, bevono altro.
«Basta venire a Golosaria per vedere che i giovani non hanno affatto abbandonato il vino. Le statistiche generalizzano. L’interesse è vivo, soprattutto tra i giovani, che però, lo vedo dai miei tre figli, hanno un’idea di consumo più moderato della mia generazione. E ne sono felice».

Calabria, Liguria e Sicilia a Milano. Il Sud del vino ha ancora bisogno di Milano per farsi vedere?
«La Calabria è la regione sorpresa del vino: arrivano sette cantine con la certezza della loro qualità. Quattro dalla Sicilia, che porta il format Mediterraria, altrettante dalla Liguria, che è la riviera dei milanesi. Per tutti Milano è la piazza del loro racconto. Una piazza che sa ascoltare».

Lunedì premia i ristoranti con corone e faccini radiosi. Con quali criteri?
«Mettiamo sullo stesso piano il gourmet e la trattoria, il bistrot e la pizzeria, fino all’agriturismo. Tutti possono ambire alla corona radiosa, il massimo riconoscimento: ogni piatto assaggiato era perfetto. E chi l’ha detto che dev’essere perfetto solo il fine dining? Il parametro è il rapporto qualità-soddisfazione, e il prezzo conta. Per questo molti stellati gridati appaiono con una riga sola, nella rubrica “Sapete che ci sono”, mentre siamo felici quando troviamo un locale buono, di solito sempre pieno, che accoglie anche i giovani con meno capacità di spesa. Da Bassano a Madignano, nel Cremasco, per esempio».

La ristorazione non trova personale. Si può creare il domani senza camerieri?
«Non lo trova, e quando lo trova talvolta è impersonale. Sì, senza generalizzare, si può. In Borgogna, tanti anni fa, ti cuocevi la carne, ti servivi zuppe buonissime, sceglievi il vino e pagavi alla casa; se serviva c’era un assistente. Eravamo in famiglia, ci siamo divertiti molto. I modelli nuovi si trovano, volendo».

Nel dossier di quest’anno: monache che fanno confetture con i frutti antichi di un vivaista, un whisky nato in una birreria di Seregno, pecore che diserbano un vigneto ad Albenga, tonno di Sant’Eufemia con sale di miniera. Curiosità da fiera, o il domani di cui parla?
«Tutte e due. Le confetture delle monache sono nate da una Colleganza con un vivaista: non avevo mai assaggiato certi frutti, eppure erano coltivati in Italia. Ho fatto un giro nel passato per scoprire un presente e un domani. Senza di loro quei frutti non avrebbero avuto una seconda vita».

E in bottiglia? Un milanese entra al Padiglione 8 con due calici di tempo: dove lo manda?
«Dal giovane Rebelot della Valcamonica, dai vitigni resistenti di Biasi in Val di Non, alla Doc Ostuni rilanciata. Ma anche a scoprire la rinascita della Ribona Podere Sabbioni nelle Marche, il Riesling piemontese Frasca la Guaragna, la Barbera invecchiata di Cantina Valpane del Monferrato, Officina del Sole lo spumante Top dei Top di quest’anno, marchigiano da uve pecorino. Mentre la Calabria ci regala il passito Barone di Macrì».

Ha chiamato il suo mondo «i resistenti». Resistere a cosa, esattamente?
«Sono loro che hanno resistito, non ascoltando le sirene della facile comodità. Hanno fatto la resistenza umana, contro le lusinghe di chi parlava solo di leggi economiche. Hanno inseguito un sogno e in molti casi hanno vinto: andate al Boscasso di Ruino, nel Pavese, e a Contrada Bricconi a Oltressenda Alta, nella Bergamasca, poi mi direte».

Il vino l’ha scelto lei, o è stato lui a scegliere lei?
«Studiavo Scienze politiche e il mio relatore era il professor Miglio, che produceva anche vino. Per preparare la tesi sul vino frequentai il primo corso da sommelier: da lì quel mondo mi ha catturato».

L’ultima. Se Golosaria fosse un piatto di casa sua, in Monferrato?
«Ma che domanda? La bagna caoda, il piatto dell’amicizia per antonomasia. Si beve Barbera e Grignolino e nell’ultima salsa che sfrigola si cuoce un po’ di carne cruda e un uovo, magari con scaglie di tartufo. Un sogno».