La storia prende forma nella Pizzeria Quattro Quarti grazie a Mirko Pepe, giovane padrone di casa attento e appassionato, e a Tiziana Cappiello, (pizzachef de Il Balcone a Minervino Murge)

E vissero felici e contenti.Ma prima di arrivare al lieto fine, c’è stato un incontro fatto di impasti, visioni e mani infarinate: perché nel mondo della pizza, l’amore non è mai solo una metafora. È scelta quotidiana della qualità, è rispetto per il tempo, è desiderio condiviso di raccontare qualcosa di autentico.

A Molfetta, nella Pizzeria Quattro Quarti, questa storia ha preso forma grazie a Mirko Pepe, giovane padrone di casa attento e appassionato, e a Tiziana Cappiello, (pizzachef de Il Balcone a Minervino Murge), ospite dal talento luminoso e dalla sensibilità gastronomica raffinata. Due giovani professionisti dell’arte bianca, conosciuti ormai per quanto di buono raccontano le loro pizzerie che, pur non trovandosi nello stesso territorio parlano la stessa lingua, quella della ricerca, della cura, della contemporaneità.

Il loro è stato un incontro che sa di futuro: non una semplice collaborazione, ma un dialogo sincero tra visioni. Da una parte, l’identità solida e territoriale di Mirko, che nella sua pizzeria ha costruito un racconto coerente fatto di tecnica e ospitalità. Dall’altra, l’eleganza creativa di Tiziana, capace di trasformare ogni pizza in un equilibrio sottile tra estetica e gusto e di comunicarlo al meglio agli ospiti.

E così, la “Cena a 4 mani” si è trasformata in una piccola dichiarazione d’amore alla pizza. Un amore fatto di dettagli, di studio, di quella tensione costante verso il miglioramento che accomuna i migliori interpreti di oggi.

Il menu, costruito come un percorso narrativo, ha portato in tavola non solo ingredienti, ma territori. La Puglia, certo, ma anche contaminazioni, esperienze, viaggi. Già dall’entrée — una marinara in doppia cottura con pomodoro confit, polvere di olive e acciuga del Cantabrico — si intuiva la direzione: tradizione e slancio contemporaneo, memoria e visione.

Poi il racconto si è fatto più intimo. Un “ padellino” ai cereali con asparagi in diverse consistenze e caciocavallo ha aperto la strada a una sequenza di pizze che sembravano capitoli di un diario condiviso. La “Sottile Alto Grano” con cime di rapa e salsiccia ha parlato di radici, di cucina contadina reinterpretata con rispetto. La contemporanea alle zucchine, con ricotta alla menta, era invece un bacio primaverile e leggero.

Tanto si è parlato anche di scienza e di salute, questo grazie alle fare è Alto Grano Casillo, partner dell’evento.

Altograno è uno sfarinato genuino e altamente nutriente che contiene, rispetto a semole e farine Integrali fino al + 50% di proteine; -25% di carboidrati; +40% di fibre. Contiene solo il cuore del grano, senza l’aggiunta di altri cereali o legumi.

E poi ancora: tonno e cipolla 2.0, un equilibrio perfetto tra profondità e freschezza, tra mare e terra. Un abbinamento che si direbbe vince facile, certo, ma alcuni elementi (il rafano ad esempio) ne hanno prolungato illa piacevolezza, fresca, sul palato. Pizza arricchita indubbiamente dalla presenza dell’olio Depalo, realtà d’eccellenza local, in grado di estrapolare il meglio da ogni assaggio.

Dulcis in fundo: il dessert — una crostata gelato alla vaniglia con mousse al caramello salato — ha chiuso la serata tra gli applausi.

Ma più di ogni piatto, ciò che resta è l’energia della serata. Mirko Pepe e Tiziana Cappiello non hanno solo cucinato: hanno raccontato i loro percorsi, i sacrifici, le scelte, le identità. Hanno portato in tavola la Puglia, sì, ma anche il loro modo personale di abitarla e trasformarla.

E allora sì, viene naturale dirlo: e vissero felici e contenti. Eppure, il mio sospetto è che la storia non sia finita qui. Penso che, tra un impasto e un’idea, è appena cominciata.