La società dell’imprenditore trevigiano accelera sulla filiera corta: meno latte venduto come materia prima, più formaggi e gelati. Investimenti in AI, robot e rinnovabili per crescere nell’Horeca e nei mercati premium

Andrea Benetton punta a trasformare il latte in un prodotto ad alto valore aggiunto con un investimento da 100 milioni di euro nella Fagianeria, il progetto che mira a creare una filiera lattiero-casearia completamente controllata, destinata al mercato premium. L’obiettivo è lanciare una nuova linea di formaggi e gelati destinati all’alta ristorazione e, in prospettiva, creare una rete di boutique del Made in Italy alimentare in Italia e all’estero. La strategia è stata raccontata da Andrea Benetton in un’intervista pubblicata da ilNordEst.it.

Una filiera che parte con oltre 4.000 mucche

Il cuore del progetto è Cirio Agricola, l’azienda di Piana di Monte Verna, in provincia di Caserta, dove vengono allevate oltre 4.000 vacche da latte.

L’intera produzione di Fagianeria utilizzerà esclusivamente il latte proveniente da questo allevamento, lavorato nei caseifici aziendali che sono attualmente in fase di ampliamento. L’obiettivo è mantenere il controllo diretto dell’intera filiera produttiva, dall’allevamento alla trasformazione.

“Useremo solo il nostro latte, prodotto dalle oltre 4.000 mucche allevate nello stabilimento Cirio Agricola di Caserta, allevate secondo i criteri del benessere animale”, spiega Benetton nell’intervista. “Il latte viene poi lavorato nei due stabilimenti interni all’azienda, che stiamo già ampliando, perché vogliamo avere il controllo dell’intera filiera produttiva”.

Filiera Bianca sarà il marchio della qualità

Accanto al marchio Fagianeria nascerà anche “Filiera Bianca“, già registrato, destinato a identificare un modello produttivo fondato su qualità, sostenibilità e completa tracciabilità.

Benetton spiega di aver scelto di non puntare sulla certificazione biologica tradizionale, preferendo sviluppare un proprio sistema di garanzie.

“Noi faremo certificare ad istituti specializzati che i processi aziendali sono esattamente quelli che dichiariamo”, afferma. “I risultati saranno visibili anche dai nostri siti e soprattutto invitiamo tutti a venirci a trovare per verificare di persona quello che facciamo”.

La novità sette etichette di formaggi

La novità più originale riguarda il progetto dedicato ai formaggi. L’idea è proporre sette etichette differenti, ciascuna disponibile con diversi livelli di stagionatura, da inserire nei menu dell’alta ristorazione come portata autonoma e non soltanto come ingrediente o fine pasto.

Per questo Benetton ha già avviato contatti con il mondo HoReCa e con numerosi chef, puntando su un’offerta premium destinata esclusivamente alla ristorazione e non alla grande distribuzione.

In arrivo i gelati artigianali

Accanto ai formaggi debutterà anche una linea di gelati artigianali.

Secondo il piano industriale illustrato nell’intervista, circa il 90% del latte prodotto sarà destinato ai formaggi, mentre il restante 10% verrà utilizzato per i gelati.

La promozione con gli chef e ristoranti

La promozione non passerà attraverso grandi campagne pubblicitarie, ma attraverso il coinvolgimento di chef, ristoranti e una futura rete di gelaterie, inizialmente di proprietà.

L’ambizione è creare una serie di boutique dedicate al Made in Italy alimentare, sia in Italia sia all’estero.

Oggi Cirio Agricola produce circa 26 milioni di litri di latte all’anno, risultando di fatto una delle più grandi realtà italiane del settore.

Attualmente circa il 15% della produzione viene destinato ai nuovi progetti, mentre il resto continua a essere conferito all’industria lattiero-casearia.

Stiamo procedendo con molta calma”, sottolinea Benetton. “Esploriamo mercati, ci guardiamo attorno, parliamo con potenziali partner. Vogliamo avanzare gradatamente, senza balzi in avanti”.

Secondo quanto riportato da ilNordEst.it, la strategia punta a valorizzare progressivamente l’intera produzione aziendale attraverso una filiera proprietaria capace di generare maggiore valore rispetto alla semplice vendita del latte all’industria di trasformazione.