In principio l’uomo mangiò per fame, aveva capito che quella sensazione di perdita di forze e di languore interiore veniva prima placata e poi risolta da pezzi di carne e manciate di erbe e bacche che ingurgitava con voracità. Era il mangiare fisiologico, il bisogno di sostanze nutrienti che gli davano l’energia indispensabile alla sua sopravvivenza.

Poi scoprì il fuoco, era alle prese con la difficile e laboriosa operazione dello strofinio dei due bastoncini quando il suo vicino che tornava dalla caccia inciampò in un ramo e rovesciò sulla brace i piccoli cadaveri delle bestioline che quel giorno erano cadute nelle sue trappole. Ci furono momenti di forte tensione, di insulti, e partì anche qualche colpo di clava.

“Mi hai rovinato la carne, adesso brucerà”

“Mi hai rovinato il fuoco, adesso si spegnerà”.

Ma intanto che litigavano e se le davano di santa ragione si diffuse nell’aria un profumo che non avevano mai sentito prima, sapeva di…, non avevano le parole per descrivere quella sensazione che gli prendeva pancia e bocca, era qualcosa di assolutamente nuovo e proveniva dal posto dell’incidente.

Qualche giorno dopo l’uomo del fuoco volle ripetere con intenzione quello che era accaduto per caso. Sua moglie, più attenta alla forma fisica, seguiva una dieta vegetariana e volle dargli delle bacche di ginepro e degli aghi di rosmarino da mettere insieme alla carne. Il risultato fu strepitoso e quella sera stessa l’uomo pur non avendo fame corteggiò a lungo gli avanzi di quel barbecue primordiale e non si sentì soddisfatto fino a quando quei bocconi succulenti non furono suoi.

Era nato l’altro aspetto del mangiare, quello edonistico, legato al piacere del cibo.

Quando fu Domenica l’uomo del fuoco bussò alla caverna del vicino e mosso da orgoglio e vanità, ma anche da generosità e dal desiderio di appianare i loro rapporti lo invitò a pranzo.

Le pietanze gli sembrarono ancora piú buone, non sapeva spiegarselo, gli ingredienti erano esattamente gli stessi. Non sapeva ancora l’uomo che la  condivisione del cibo ha una funzione sociale che mette in comunicazione le persone accovacciate intorno a un fuoco e più tardi sedute allo stesso tavolo, si passa a un nutrimento non solo fisico, ma affettivo.

Quindi seppure in modo inconsapevole l’uomo primitivo si é imbattuto nelle varie funzioni del cibo, col passare del tempo questi aspetti del mangiare sono stati sempre più studiati, analizzati, compresi, sviluppati e continuiamo a farlo perché c’é ancora tanto da scoprire: la storia di Nazneen e il suo rapporto con il cibo aprono ulteriori orizzonti che ci permettono di afferrare l’incredibile FORZA del cibo.

NAZNEEN il protagonista del romanzo BRICK LANE di Monica Ali

Nazneen é la protagonista del romanzo Brick Lane di Monica Ali nata a Dacca, Bangladesh e cresciuta in Inghilterra dove vive. Il libro fu pubblicato nel 2003 e scelto come finalista per il Man Booker Prize.

Brick Lane é una zona della periferia di Londra che prende il nome dalla produzione di mattoni e piastrelle che avveniva nella stessa area durante il Medio Evo. Nel ventesimo secolo l’area diventò la casa di tanti emigranti provenienti dal Bangladesh che arrivarono soprattutto negli anni 20, 30 e 40.  Fu in quel periodo che le prime ondate di curry colpirono il Regno Unito.

Il background di Nazneen, nata nel 1967 nel Pakistan orientale, Distretto di Mymensingh , era fondato su due saldi principi:

Qualunque strada si prenda sarà sempre e solo il Destino a decidere. Combattere contro il proprio Destino può indebolire il sangue e il più delle volte può essere fatale.

Se Dio avesse voluto che le donne facessero domande le avrebbe fatte nascere uomini.

Quando a 18 anni suo padre le scelse l’uomo che avrebbe dovuto sposare Nazneen accettò anche se era molto più vecchio di lei e aveva “la faccia come quella di una rana”. Si sarebbero sposati e lui l’avrebbe portata con sé in Inghilterra.

Il romanzo segue la crescita di questa donna e la sua trasformazione da ragazza remissiva e obbediente a persona in grado di fare scelte molto importanti per sé e per la sua famiglia.

E il cibo ? Sarà proprio il cibo ad accompagnarla nei momenti più difficili.   

Di notte Nazneen si alzava, andava in cucina dove il frigorifero faceva un ronzio come quello di una zanzara gigante e senza accendere la luce prendeva gli avanzi del curry dai Tupperware e li mangiava freddi, in piedi con la schiena contro il lavandino della cucina odorosa di spezie. Questi suoi spuntini di mezzanotte divennero un piacere, una consolazione soprattutto quando si sentiva in uno stato di ansia senza fine; era come se il cibo strato su strato dentro di lei gliela spingesse fuori quell’ansia, gliela facesse scorrere via come quando si toglie il tappo da una vasca. 

Anni dopo il marito di Nazneen decise che tutta la famiglia doveva tornare in Bangladesh e mostrò i biglietti dell’aereo che li avrebbe portati  via, mancavano solo cinque giorni e ancora tanti i preparativi da fare e solo l’ultimo giorno Nazneen con un soffio gli disse “Non posso venire con te” e lui rispose ” Io non posso restare”.

Nazneen non riusciva a dormire. Si alzò durante la notte e andò in cucina. In una scatola c’era tutto il cibo che non avevano finito di mangiare. Cercò il tagliere, trovò la padella dei fritti, una pentola, coltelli, spezie, cipolle e lenticchie rosse. Lavò le lenticchie, scartò i sassolini, le coprì di acqua e mise la pentola a bollire. Il mestolo era sparito, ma recuperò un grosso cucchiaio e tolse la schiuma che veniva a galla e la versò nel lavandino. Tritò la cipolla, l’aglio e lo zenzero, ne fece cadere una parte nelle lenticchie e mise il resto nella padella con dell’olio. Un cucchiaino di semi di cumino, un pizzico di curcuma e della polvere di peperoncino andarono nella pentola. Quando la cipolla cominciò a diventare trasparente spaccò otto semi di cardamomo con i denti per far uscire i piccoli semi neri e li gettò nella padella. Mise ancora dei chiodi di garofano, tre foglie di alloro e dei semi di coriandolo. 

Le spezie cominciarono a emanare il loro odore che era rotondo e intricato; era un profumo che rendeva insignificante tutti gli altri; questo era fatto di sfere, gli altri di esili cerchi. Nazneen mescolò il DAHL, diede da mangiare alle due figlie, disse che non erano tenute a seguire il padre e che restare o andare dipendeva solo da loro tre.

Prese ancora riso, prese ancora DAHL e ne offrì ancora alle sue figlie.