Una scommessa vinta sul terreno più difficile, quello della destagionalizzazione. Peschici ha dimostrato che il Gargano può continuare a essere attrattivo anche quando agosto è ormai alle spalle

Peschici, più che un luogo fisico, è una dimensione dell’anima. L’area magica che qui si diffonde sprigionata dal vento e dalla salsedine ha il sapore di bellezza, di convivio, di sentimenti buoni. E questo succede anche a settembre. Anche a settembre si può credere che la stagione non abbia ancora voglia di finire. E proprio così è stato il 12 settembre, quando la Centralissima Piazza Pertini si è riempita di persone, profumi, calici e storie per la prima edizione del Peschici Food & Wine Festival.

Una scommessa vinta sul terreno più difficile e più necessario: quello della destagionalizzazione. Così, Peschici ha dimostrato che il Gargano può continuare a essere attrattivo anche quando agosto è ormai alle spalle, affidandosi a ciò che possiede di più autentico: la qualità dei suoi prodotti e delle persone che ogni giorno li raccontano.

Il festival, nato da un’idea dello chef-sommelier Rocco Lamargese, proprietario del Devinum Wine Bistrot, ha messo insieme cantine, produttori, chef, artigiani e professionisti della gastronomia. Lamargese, visibilmente entusiasta al termine della serata, ha sottolineato la forza di un progetto nato per costruire un racconto diverso del territorio: non soltanto turismo, ma cultura, identità, qualità e futuro.

E di futuro, soprattutto, ha parlato anche Francesco D’Arenzo, consigliere di maggioranza del Comune di Peschici, rimasto entusiasta della risposta del pubblico e dell’energia sprigionata dalla manifestazione. Nel suo intervento ha ribadito quanto iniziative di questo genere possano avere un valore sociale oltre che turistico: creare occasioni di incontro e partecipazione durante tutto l’anno significa mantenere viva Peschici anche oltre la stagione balneare, rafforzandone il ruolo di perla del Gargano.

A dare ulteriore autorevolezza alla serata è stata la presenza di giornalisti e critici gastronomici, tra cui Antonio Mercaldi di Identità Golose, che hanno potuto toccare con mano un patrimonio gastronomico sorprendentemente ricco e ancora in parte da scoprire. Un patrimonio fatto di piccole aziende, produzioni artigianali, interpretazioni personali e storie che meritano di uscire dai confini locali.

Il vino è stato naturalmente uno dei protagonisti, con Alma Gaia, Cantele, Cantine Le Grotte, Cantine Merinum, D’Araprì, Rocco Lamargese Wines, Tagaro, Teanum, Viglione e Vinflora a comporre una piccola geografia del bere pugliese. Accanto alle bottiglie, la birra artigianale di Birra del Gargano, rappresentata da Vincenzo Ottaviano.

Poi la cucina, linguaggio immediato di ogni territorio. L’Associazione Cuochi Gargano e Capitanata, con il presidente e chef Mario Falco, insieme a Lamargese, ha portato in piazza piatti e sapori. Dal mare sono arrivate le proposte della Pescheria Fratelli Mazzone e di TerraMare, con le eccellenze ittiche e le ostriche; Michel ha pensato al finale dolce con il suo gelato, mentre Casa Prencipe e Buondioli hanno completato il percorso con pasta e olio extravergine.

Il risultato è stato una piazza viva, curiosa, affollata. Una festa, certo, ma anche la dimostrazione che la gastronomia può diventare uno strumento concreto di promozione territoriale.

Peschici,, ha così allungato l’estate. E lo ha fatto nel modo più naturale possibile: mettendo in tavola il Gargano, con la sua bellezza e con quei tesori gastronomici che, forse, aspettavano soltanto qualcuno capace di raccontarli.