Il riconoscimento arriva a soli 10 mesi dall’apertura
Il ristorante fondato da Ha Jung Kim e Andrea Caldora entra nella guida con 77/100 e una forchetta. Un traguardo che valorizza la cucina coreana e il dialogo gastronomico con il territorio abruzzese
Appena dieci mesi di attività e già l’ingresso nella Guida Gambero Rosso 2027. Kose, ristorante di cucina coreana nel cuore di Pescara, è l’unica insegna coreana presente nella nuova edizione della guida, nella quale ha ottenuto una valutazione di 77/100 e l’assegnazione di una forchetta. Un riconoscimento importante per una realtà giovane, che si è distinta nel panorama della ristorazione italiana portando in Abruzzo una proposta gastronomica capace di raccontare la tradizione della Corea attraverso una sensibilità contemporanea.
Nato dalla visione di Andrea Caldora e di sua moglie coreana Ha Jung Kim, Kose si trova in piazza della Rinascita ed è il primo ristorante in Abruzzo interamente dedicato alla cucina coreana. Il progetto prende forma dall’incontro di due culture e di due percorsi: da una parte la conoscenza e la tradizione gastronomica coreana di Ha Jung Kim, che guida la cucina e ne cura l’identità; dall’altra l’esperienza di Andrea Caldora, che contribuisce al progetto attraverso la cultura gastronomica italiana, la valorizzazione delle materie prime abruzzesi e la ricerca di nuove contaminazioni tra i due patrimoni culinari.

Tra gli elementi apprezzati nella scheda figurano le diverse versioni di gnocchi di riso e i mandu, i tradizionali ravioli, insieme a un servizio attento nell’ accompagnare gli ospiti alla scoperta di una cultura gastronomica ancora poco conosciuta in Italia.
La proposta di Kose si sviluppa attorno ai principi della cucina coreana, fatta di equilibrio tra sapori, temperature e consistenze, con piatti caldi, freddi e tiepidi pensati anche per essere condivisi.
Fermentazioni, marinature e tecniche di conservazione sono parte integrante di una cultura gastronomica antica, che trova nella valorizzazione degli ingredienti e nella trasformazione delle materie prime uno dei suoi tratti distintivi. Gran parte degli ingredienti arriva dalla Corea, mentre carni e verdure fresche vengono selezionate sul territorio, con particolare attenzione alle produzioni abruzzesi, tra cui il maiale nero.
«Siamo molto felici che, a soli dieci mesi dall’apertura, Kose sia entrato nella Guida Gambero Rosso 2027 come unico ristorante coreano selezionato in Italia – commenta Ha Jung Kim –. È un riconoscimento che premia il lavoro e la passione che mettiamo ogni giorno in questo progetto. Un grazie speciale va alla nostra squadra di cucina e di sala e ai clienti che ci scelgono. Questo traguardo ci dà ancora più motivazione per continuare il nostro percorso, con autenticità, ricerca e rispetto per la cultura del mio Paese».

La stessa cura del cibo si ritrova nella proposta beverage. Accanto a una carta dei vini con etichette italiane e internazionali, Kose propone una drink list di cocktail signature con abbinamenti pensati per accompagnare la cucina. Il progetto comprende anche Kosine, l’ area dedicata all’ aperitivo, dove cocktail, vini e piccoli assaggi mettono in dialogo suggestioni asiatiche e abruzzesi.
Anche gli ambienti raccontano questa identità: il progetto di interior design interpreta la tradizione coreana attraverso linee essenziali, materiali e dettagli ispirati alla cultura del Paese, come i tessuti bojagi e il colore celadon, richiamo alle storiche ceramiche coreane.
«Kose nasce dall’incontro tra due culture e dal desiderio di farle dialogare senza perdere la loro identità – conclude Andrea Caldora –. Accanto alla tradizione coreana, abbiamo voluto dare spazio alla cultura gastronomica italiana e alle eccellenze abruzzesi, scegliendo prodotti del territorio e creando nuove possibilità di incontro tra sapori e tecniche. Per noi sostenibilità significa anche rispetto della materia prima, attenzione alla stagionalità e capacità di utilizzare gli ingredienti in modo consapevole, riducendo al massimo gli sprechi. La cucina coreana è una tradizione antica, ma ha una modernità sorprendente proprio nella sua capacità di trasformare e valorizzare ogni ingrediente».

