Nella tavola rotonda sul futuro della zootecnia italiana organizzata da Assocarni a Roma, focus sulle politiche per il sostegno alla filiera. Lollobrigida: no a concorrenza sleale, negli accordi internazionali la reciprocità deve essere un paletto ineludibile
La zootecnia italiana, segmento importante dell’agroalimentare italiano – con un fatturato che tra allevamento e industria supera i 13miliardi di euro – attraversa una fase difficile legata alla bassa autosufficienza, crollata al 37%, e una marcata dipendenza dalle importazioni da mercati esteri. Negli ultimi anni sono diminuite drasticamente le aziende e il patrimonio di capi, soprattutto nella filiera bovina e ovicaprina, con effetti pesanti sull’economia e sull’occupazione nelle aree rurali.
Questi i dati illustrati da Clal in occasione della tavola rotonda “Il futuro della zootecnia italiana: tra sfide economiche, nuova PAC e ricambio generazionale”, promossa da Assocarni a cui è intervenuto anche il ministro dell’agricoltura e sovranità alimentare Francesco Lollobrigida.

“Il mercato resta complesso ma mostra segnali di stabilità grazie al lavoro di tutta la filiera – ha osservato Serafino Cremonini, presidente di Assocarni – Ora serve consolidare questi risultati con politiche di lungo periodo e relazioni più equilibrate con la distribuzione”. “Con il Ddl “Coltiva Italia” – ha aggiunto il presidente Cremonini – il Governo ha ascoltato l’appello degli allevatori e produttori italiani, scegliendo di investire in modo mirato sulla linea vacca–vitello: è la via per ridurre la dipendenza dai ristalli esteri e rafforzare la sovranità alimentare del nostro Paese”.

Sui fondi stanziati per il settore nel Ddl Coltiva si è soffermato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida osservando come “mai un provvedimento è stato così anticipatore anche di crisi di mercato che potessero emergere, come è avvenuto adesso con le vicende francesi e il blocco delle esportazioni di bovini. Nello stesso tempo, proteggiamo questo settore, come proviamo a fare con tutti, anche nell’ambito degli accordi internazionali, facendo della reciprocità un paletto ineludibile, quello che viene imposto ai nostri produttori, deve essere imposto anche a i prodotti che vogliono entrare nei nostri mercati per evitare la concorrenza sleale”.
Il convegno ha previsto anche una sessione di dialogo con il mondo politico e parlamentare dal quale è emersa la volontà condivisa di preservare la competitività del settore zootecnico nel quadro della prossima PAC 2028–2034, evitando il rischio di una rinazionalizzazione delle risorse e valorizzando la specificità dei sistemi di allevamento italiani. È stata inoltre ribadita la necessità di posticipare di dodici mesi l’applicazione del Regolamento europeo sulla deforestazione, per evitare distorsioni tra Stati membri, e di garantire reciprocità negli standard e controlli efficaci nell’ambito dell’accordo Mercosur.
