Il summit del G20 da una parte e le vertenze ecologiste dall’altra: i Fridays For Future scendono in piazza, Verdi Ambiente e Società lancia un appello

Il G20 legittimerà nuove scappatoie per le grandi aziende inquinanti, attraverso cui potersi certificare green senza realmente limitare le proprie emissioni climalteranti. Abbiamo bisogno di soluzioni climatiche reali, decoloniali e socialmente giuste”, così anche i Fridays For Future annunciano di scendere in piazza a Roma in corrispondenza del G20 sabato 30 ottobre.

L’appuntamento è alle 15:00 a Piazzale Ostiense insieme “ai rappresentanti delle vertenze operaie e del lavoro come la Gkn (annunciati 10 pullman dal Collettivo di Fabbrica), l’Alitalia, la Whirlpool; Extinction Rebellion e tutti i movimenti sociali ma anche le esperienze del mondo contadino e dell’agroecologia; le reti studentesche, i movimenti per l’abitare; la rete Fuori dal Fossile e i movimenti No Tav, No Triv, per l’acqua pubblica e contro il nucleare; le esperienze transfemministe e gli zapatisti e le zapatiste del Consiglio Nazionale Indigeno dell’Ezln dal Chiapas; i sindacati di base; insieme a tutte le cittadine e tutti i cittadini preoccupati per il proprio futuro che vorranno unirsi”.

Il messaggio degli attivisti ai rappresentanti del G20 è chiaro e costante: “Non c’è più tempo per le modifiche marginali, le strade da seguire sono tracciate”. E sono: zero energia da fonti fossili compreso il gas, invece “si continua a parlare solo di uscita dal carbone, senza alcun accenno all’uscita dal gas per il quale vengono costruite nuove centrali. Il G20 deve prendere una posizione netta per l’uscita da questa fonte altrettanto fossile e climalterante, anche in previsione della COP26”.

Secondo punto: piani reali di transizione e riconversione ecologica, e “servono ora; è inutile proporre false soluzioni come il biogas, le biomasse o gli impianti di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS). Anzi, è dannoso, perché non solo rallentano la vera transizione, ma fanno pensare che non sia necessario un cambiamento strutturale”.

Tre, cancellazione del debito dei paesi più poveri: “va rinegoziato il debito dei paesi del Sud mondo per permettergli di agire sulla mitigazione climatica e sociale nel lungo termine”.

Quattro: Green Fund a fondo perduto, “ovvero i 100 miliardi che le nazioni storicamente responsabili delle emissioni si sono impegnati a dare ai Paesi in via di sviluppo, deve essere a fondo perduto, non un prestito.

Cinque, “chiediamo di porre fine al mercato dei crediti del carbonio, che ha permesso alle grandi aziende di continuare ad inquinare in un sistema che ha alla base compensazioni delle emissioni false e colonialiste, sviluppate sulla pelle dei territori più marginalizzati”.

L’appello degli attivisti è “all’autodeterminazione, dei popoli e dei territori, per tracciare un modello di sviluppo diverso dal dominante, in armonia con la biocapacità globale e le necessità locali”.

il messaggio per i leader del G20 è: “I vostri trucchetti finanziari ritardano la transizione e non portano alcun beneficio alla causa climatica. Di fronte a una crisi climatica epocale è il momento di assumersi le proprie responsabilità: ascoltare la società civile e le popolazioni Mapa (most affected people and areas); frenare chi inquina, piuttosto che assecondarne le richieste”.

E’ prevista anche un’assemblea dei movimenti domenica 31, convocata dalle ore 10 alle ore 17 al Teatro Garbatella, in piazza Giovanni da Triora, per “confrontarsi tra tutte le vertenze in campo sia per rafforzare ogni singola lotta, sia per costruire una strategia comune di confronto e mobilitazione per il prossimo autunno-inverno”.

Verdi Ambiente e Società: dal G20 devono uscire indicazioni chiare che contrastino efficacemente i cambiamenti climatici

La crisi climatica – posta giustamente in cima all’agenda globale – non è un fenomeno a sé ma la manifestazione più clamorosa ed evidente di una crisi ecologica complessiva, che rischia di compromettere gli equilibri biologici che consentono la sopravvivenza stessa dell’umanità.

La crisi sanitaria che ci ha investito a livello altrettanto globale – calamitando in modo quasi esclusivo l’attenzione dei governi e dell’opinione pubblica – è un altro clamoroso esempio delle conseguenze derivanti dalla rottura di quei delicati equilibri. È insomma un’altra dimostrazione di quanto sia urgente agire in tempi brevi ed in modo deciso per rompere il cerchio vizioso di un modello di sviluppo iniquo, energivoro ed ecologicamente insostenibile.

Il nuovo rapporto ”Emission Gap” (il rapporto che registra gli impegni presi dalle nazioni in fatto di tagli alle emissioni di gas serra) del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) è chiaro e preoccupante: i tagli alle emissioni di gas serra sono del tutto insufficienti se si vuole tenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi, anzi, non si riuscirebbe a stare nemmeno sotto i 2 gradi come previsto dal cosiddetto piano B dell’accordo di Parigi.

Il rapporto Unep ci dice anche che con i tagli attuali di CO2 annunciati ad oggi da 120 Paesi che rappresentano circa la metà delle emissioni totali, nel 2100 la temperatura terrestre sarà salita di ben 2,7 gradi.

Per questo motivo Verdi Ambiente e Società lancia un appello affinché nel G 20 che si svolgerà a Roma questo fine settimana ci sia la volontà di dare delle indicazioni chiare perché tra pochi giorni dalla Conferenza sul clima COP26 a Glasgow si riesca a determinare delle precise scelte per contrastare in modo efficace i cambiamenti climatici, con determinazione, senza equivoci né compromessi.

È ormai palese che soluzioni tiepide e pasticciate non garantiranno affatto l’uscita dalla crisi climatica ed il superamento dei rischi ambientali globali derivanti dal mancato controllo dell’aumento della temperatura. VAS ritiene inoltre che l’indispensabile cambiamento nel modello di sviluppo – contrastando la crescita illimitata e riducendo in modo significativo i consumi di risorse naturali – comporterà conseguenze positive anche sul piano della giustizia sociale, della salute pubblica e degli equilibri geostrategici mondiali.

Verdi Ambiente e Società, pertanto, concorda con le altre organizzazioni ambientaliste nel sollecitare un cambiamento reale non più procrastinabile, per contrastare davvero il degrado del nostro Pianeta e per costruire responsabilmente un futuro di pace e di riconciliazione tra uomo e natura. Il tempo è adesso!

“Almeno il 55%”, legge d’iniziativa popolare per il clima

I firmatari dell’appello nazionale

Nel febbraio 2020. è stato lanciato un appello nazionale per una proposta di legge d’iniziativa popolare: “ALMENO IL 55%, con l’obiettivo di far assumere al Governo italiano almeno il 55% di riduzione dei gas serra entro il 2030, come proposto per tutta la UE dalla neo-presidentessa Ursula von der Leyen.

Il 15 febbraio la Corte di Cassazione approva

Sulla Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 2020 è stato pubblicato il Comunicato con cui la Corte di Cassazione annuncia che è stata deposita presso la Cancelleria la proposta di legge di iniziativa popolare (PdL) dal titolo “Almeno il 55%”.

Almeno il 55%”, fa riferimento all’obiettivo dei proponenti di far assumere al Governo italiano l’obiettivo del 55% di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030, come proposto nel Green Deal europeo dalla Presidente della Commissione UE Ursula van der Leyen in dicembre ed approvato lo scorso gennaio a larghissima maggioranza dal Parlamento europeo.

L’Appello: ALMENO IL 55%!

“La più grande minaccia di questo secolo” – il cambiamento climatico, la transizione all’instabilità climatica – si sta delineando con eventi sempre più drammatici: a luglio scorso il National Snow and Ice Data Center (NSIDC) degli Usa ha rilevato un picco terribile e inatteso nella curva che documenta l’andamento della fusione dei ghiacci artici in Groenlandia.

Abbiamo denunciato da gran tempo le conseguenze del cambiamento climatico che si abbatte su uomini e cose con l’intensità degli eventi meteorologici estremi, mentre si estendono le aree desertiche, cresce la siccità, si addensa negli ultimi vent’anni il numero dei massimi di temperatura media della terra. La calotta artica si è spaccata nel 2006 aprendo la caccia senza regole al suo sottosuolo, nel 2017 si è staccato dall’Antartide un “iceberg” più grande della Liguria.

Ci siamo battuti documentando e denunciando la più generale crisi ambientale: la devastazione di uno sviluppo fondato sulla spoliazione e il saccheggio delle risorse naturali, come conseguenza del modo capitalistico di produrre e consumare. Esemplare, il nuovo odioso colonialismo del landgrabbing, che attraverso i meccanismi della mera acquisizione di mercato priva intere popolazioni dei loro diritti, delle loro terre e delle loro acque senza dar loro nemmeno la possibilità di essere ascoltati o addirittura attraverso vere e proprie deportazioni. In America Latina, Asia e Africa sempre più grandi foreste, terre comunitarie, bacini fluviali e interi ecosistemi vengono spogliati e le comunità sfollate.

Il rogo della foresta amazzonica è l’ultimo drammatico esempio, ammantato di un sovranismo in realtà prono agli interessi delle grandi compagnie agrario-alimentari. La diversità biologica viene costantemente ridotta, la grande barriera corallina australiana è a rischio nei suoi 3000 km.

Il respiro degli oceani è soffocato dalla plastica.

Abbiamo proposto in tutti questi anni la battaglia a favore dell’ambiente, contro il global warming e per una generale riconversione ecologica dell’economia e della società, come impegno sociale, culturale e morale. La “Laudato si’” di Papa Bergoglio ha messo in risalto gli aspetti umani e spirituali di questa nuova visione.

I governi di tutto il mondo, colpevolmente lenti nell’applicare il Protocollo di Kyoto (2005), oggi in ritardo nell’attuare gli impegni dell’Accordo di Parigi ratificati nel 2016 da 180 Paesi, devono accelerare la loro azione per fare più efficacemente fronte al cambiamento climatico e mantenere l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale entro 1,5 °C.

A pagare lo sconquasso del clima sono soprattutto le popolazioni più povere e vulnerabili, colpite dalle migrazioni interne o dalla fuga disperata dalle loro terre, da fame, sete e malattie endemiche, marginalizzate nei loro territori, spesso nel nome stesso dello sviluppo e dell’innovazione. I rischi dovuti ai disastri ambientali accrescono tensioni e conflitti e nel 2017 hanno causato, da soli, l’esodo di 60 milioni di “rifugiati ambientali”, ma saranno quattro volte tanti nel giro di soli vent’anni.

Non si tratta solo dell’accoglienza e della sicurezza. Occorre “costruire ponti”, capaci di ridurre la distanza tra chi ha troppo e chi non ha abbastanza, tra l’opulenza e la povertà, come indicato dagli obiettivi globali dell’Agenda 2030 proposta dalle Nazioni Unite.

Occorre modificare i nostri stili di vita e il nostro modo di pensare se vogliamo dare futuro al futuro

Fare di più con meno e trasformare i rifiuti in nuovi prodotti com’è tecnologicamente possibile: “dalla culla alla culla”. Organizzare la società della sufficienza affinché ogni risorsa sia utilizzata senza sprechi e nel modo più appropriato fino all’autogestione. E, da subito, “decarbonizzare” l’economia sostituendo i combustibili fossili con le fonti rinnovabili. Serve, soprattutto, che la cultura della sostenibilità si diffonda nel profondo della società e in tutte le sue attività, in modo che le idee di progresso e di futuro siano fondate sulla continua ricerca del completo equilibrio con i grandi cicli della natura.

Oggi finalmente una voce si leva autorevole per imprimere un’accelerazione agli impegni dei Governi, almeno qui in Europa. La neo-presidentessa della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha proposto al Parlamento europeo a Strasburgo l’obiettivo di riduzione del 50-55% di CO2, il gas serra dominante, entro il 2030 facendo così balzare a quel livello il target della UE. E, conseguentemente, di mantenere “un ruolo di guida della UE nei negoziati internazionali per far crescere il livello di ambizione delle altre principali economie entro il 2021”. Come si è verificato lungo tutto il percorso che ha portato all’Accordo di Parigi.

Il Governo italiano continua a perseguire un atteggiamento vergognosamente caudatario; infatti, mentre il Quadro per il Clima e l’Energia 2030 della UE prevede, fin dal 2014, la riduzione del 40% delle emissioni di gas serra, ha proposto nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) un obiettivo di solo il 33%. Il PNIEC è stato sottoposto alle osservazioni di tutti i cittadini tramite la Valutazione Ambientale Strategica (VAS).

Noi, le associazioni, i comitati e i gruppi che rappresentiamo, abbiamo fatto pervenire le nostre osservazioni entro il 2 ottobre scorso, secondo quanto previsto dalla procedura di VAS. Riteniamo, però, che debba attuarsi in tutto il Paese la più ampia mobilitazione possibile perché il Piano assuma l’obiettivo di almeno il 55% di riduzione delle emissioni dei gas serra entro il 2030, com’è tecnologicamente possibile. Al di sotto, saremmo come i Paesi di Visegrad nei confronti dell’immigrazione, non a caso le maggiori resistenze alla “decarbonizzazione” provengono da alcuni di loro in nome del miope privilegio degli “interessi nazionali”. E, soprattutto, non saremmo all’altezza della tremenda sfida e delle responsabilità che il cambiamento climatico impone a tutti.

Per favorire questa mobilitazione, per dargli il carattere capillare di confronto con cittadini, organi territoriali elettivi, istituzioni e enti pubblici, organizzazioni del lavoro, luoghi di socializzazione, organi di informazione, proponiamo una legge d’iniziativa popolare che assume per l’Italia l’obiettivo di almeno il 55% di riduzione dei gas serra entro il 2030; indica la carbon tax come mezzo principale per coprire la spesa pubblica finalizzata a quell’obiettivo e promuove la riduzione, già dalla prossima legge di stabilità 2021- 2023, di ogni forma diretta o indiretta di finanziamento ai combustibili fossili e agli Enti e alle Società che li gestiscono, inclusa la “capacità di generazione” di energia da combustibile fossile.

La raccolta di firme per la presentazione della legge può costituire un momento d’informazione e, allo stesso tempo, sollecitare un protagonismo consapevole ed esteso di tutti quale la drammaticità dei tempi richiede.

BATTIAMOCI PER “ALMENO IL 55%”!

Massimo Scalia CIRPS – Daniela Padoan Pres. Forum LAUDATO SI’ – Mario Agostinelli Pres. ENERGIA FELICE – Vanessa Pallucchi Vice Pres. LEGAMBIENTE – Enrico Vicenti Segretario CNI-Unesco – Ermete Realacci Pres. SYMBOLA – Francesco Sinopoli Segr. Gen. FLC – Roberta Cafarotti Dir. Scient. EARTH DAY ITALY – Mariagrazia Midulla Resp. Clima & Energia WWF – Enzo Naso Direttore CIRPS – Virginio Colmegna Forum LAUDATO SI’ – Marialuisa Saviano Pres. IASS – Aurelio Angelini Pres.CNESA2030-Unesco – Gianni Silvestrini Dir. Scient. KYOTO CLUB – Roberta Turi Segr. Gen. FIOM Lombardia – Mario Salomone Segr. Gen. WEEC NETWORK – Simona Sambati CASA DELLA CARITÀ – Sergio Ferraris Dir. “QUALE ENERGIA” – Vittorio Bardi Pres. SÌ ALLE RINNOVABILI, NO AL NUCLEARE – Paola Bolaffio Dir. “GIORNALISTI NELL’ERBA” – Guido Viale FORUM “LAUDATO SI’” – Gianni Mattioli CIRPS – Guido Pollice Presidente nazionale onorario Vas-Verdi Ambiente e Società – Pasquale Stigliani “SCANZIAMO LE SCORIE”, Scanzano – Serenella Iovino University of North Carolina – Marco Fratoddi Dir. “SAPERE AMBIENTE” – Stefania Divertito, Giornalista – Oreste Magni ECOISTITUTO-VALLE DEL TICINO – Michela Mayer CNESA 2030-Unesco – Enzo Reda MOV. ECOLOGISTA CALABRIA – Monica D’Ambrosio Giornalista – Paolo Bartolomei Commiss. Scient. DECOMMISSIONING – Anna Re Univ. IULM, Milano – Ilaria Romano Giornalista – Gianluca Senatore Univ. LA SAPIENZA-Roma – Giuditta Iantaffi Coord. Doc. GIORN. NELL’ ERBA – Gian Piero Godio PRO NATURA, Vercelli – Linda Maggiori Blogger – Filippo Delogu Segr. CNESA2030-Unesco – Salvatore Alfano MOV. ECOLOGISTA LAZIO – Laura Cima PRIMA LE PERSONE – Silvia Zamboni Giornalista –Umberto Zona Univ. “ROMA TRE” – Giuseppe Farinella Dir. ENERGIA FELICE – Elio Nocerino ENERGIA FELICE – Eliana Rasera MOV. ECOLOGISTA SICILIA – Franco Cancellieri Pres. CEA Messina – Federica Roccisano È TEMPO DI REAGIRE – Corrado Carrubba Avv., già Commiss. ARPA LAZIO – Mario Sommella Pres. PRIMA LE PERSONE – Francesco Borasi, giurista ambientale – Martina De Castro Univ. “ROMA TRE” – Marco Gisotti Dir. “GREEN FACTOR” – Ignazio Lippolis Dir. “VILLAGGIO GLOBALE” – Donato Troiano  PARMA, Consiglio nazionale Verdi Ambiente e Società –  Angelo Gentili FESTAMBIENTE – Fabrizio Leccabue Coord. “DALLA PARTE DEL TORTO” – Carlo Monguzzi Comune di Milano – Oscar Mancini, Pres. Veneto SI ALLE RINNOVABILI, NO AL NUCLEARE.