Attraverso fonti d’archivio, testimonianze e ricostruzioni storiche, Pucciarelli, cronista politico del quotidiano La Repubblica, ripercorre la vicenda della Decima Flottiglia Mas
Martedì 22 settembre alle ore 10.30 Matteo Pucciarelli presenta a Roma nella Sala Isma del Senato della Repubblica Palazzo Capranica, in piazza Capranica, 72, il libro “Decima Mas. La vera storia”, pubblicato da Piemme. Dopo i saluti di Peppe De Cristoforo con l’autore Matteo Pucciarelli parleranno anche anche Nicola Fratoianni e David Tozzi. Modera l’incontro Luciana Cimino, giornalista de Il Manifesto.

Che cosa è stata la Decima Flottiglia Mas? E che cosa significa politicamente e culturalmente, quindi, rivendicarne ancora adesso il simbolo, a mo’ di slogan, di sberleffo e rivalsa?
Attraverso fonti d’archivio, testimonianze e ricostruzioni di fatti storici Matteo Pucciarelli, cronista politico di Repubblica, ripercorre la storia di questo corpo speciale. Dalla nascita e dall’ispirazione dannunziana, fino ai reparti d’assalto navale nella Seconda guerra mondiale si arriva ai battaglioni terrestri che sotto l’egida delle SS, dopo l’8 settembre 1943, furono attori centrali della guerra antipartigiana nel Nord Italia.
Tra eccidi, torture, vessazioni non solo nei confronti dei partigiani, ma anche contro la popolazione civile, contro, quindi, i propri connazionali, “gli eroi” della Decima Mas si sono macchiati di per primo, saranno protagonisti di azioni e progetti eversivi per destabilizzare e rovesciare la democrazia.. Come dice lo stesso autore: «”Gloria”, “eroismo”, “onore”, “fedeltà”, “patria”: l’oggetto di questa storia è un falso.
False sono le premesse etiche, falsi sono i valori propugnati, falso è stato lo svolgimento. Falso è, infine, il richiamo mitologico che oggi costringe a ricordare invece la verità – drammatica, ingiusta, violenta, votata alla morte – di quel che davvero fu». Un libro che fa luce su una pagina dolorosa della nostra storia ma soprattutto sulle verità e sulle bugie di chi, ancora adesso, vorrebbe fare della Decima Mas un uso politico ed elettorale.

Di cosa si parla quando si parla della Decima MAS? La parola a Matteo Pucciarelli
A cura di Roberto Bertoni di Articolo21
È tornata, ahinoi, agli onori della cronaca per via del generale Roberto Vannacci, che alla vigilia delle Europee del 2024, quando era candidato capolista della Lega in tutti i collegi, esortò elettrici ed elettori a porre, per l’appunto, una Decima, anziché una X, sul simbolo del partito.
Negli anni successivi, e ancora durante il raduno di Pontida del settembre scorso (prima di lasciare la Lega per fondare Futuro Nazionale), il nostro ha continuato a elogiare questo corpo speciale, mitizzandone i protagonisti e le azioni, con particolare riferimento agli anni che precedono il ’43, ossia l’anno in cui la Decima scelse di schierarsi al fianco del regime fascista a Salò. Ma cosa è stata davvero la Decima MAS? Il bel saggio di Matteo Pucciarelli (“Decima MAS. La vera storia”, edito da Piemme) ci consente di far luce sui battaglioni terrestri che sotto l’egida delle SS, dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, furono tra gli attori principali della guerra anti-partigiana nel Nord Italia.

Basti pensare – racconta sempre Pucciarelli nel suo libro – che Albert Kesselring, il generale nazista che si permise di chiedere un monumento per ciò che aveva compiuto in Italia durante la Seconda guerra mondiale (gli rispose magistralmente Calamandrei con l’epigrafe “Lapide ad ignominia”), “in una deposizione dell’8 ottobre 1946 arrivò a dire che lui, comandante supremo in Italia, quello degli eccidi indiscriminati e delle deportazioni di ebrei e oppositori politici, dovette insistere più volte per moderare gli eccessi di violenza delle <<unità mercenarie>>. Fece due riferimenti, le Brigate nere e la Decima MAS”. È bene saperlo e doveroso ricordarlo, specie se si considera che siamo già in campagna elettorale e che abbiamo come l’impressione che il generale Vannacci, e non solo lui, tornerà presto a tesserne le lodi, magari appellandosi, come detto, a distinzioni temporali (prima del ’43 e dopo il ’43) che se non ci fosse da piangere, farebbero sorridere.
