Una intera settimana densa di appuntamenti e sfide impossibili e impensabili da Marina Dorica al Passetto. Il nostro racconto con le foto di Nicola Zinni

Dal 17 al 24 maggio ad Ancona è andato in scena il Festival Tipicità in Blu. Un evento articolato e ricco di incontri e sorprendenti scoperte, un appuntamento iconico che ha nutrito corpo, mente e anima.

Giunto alla sua XI edizione è in continua crescita e quest’anno, per poter realizzare tutti gli eventi in programma, a Tipicità in blu è stata dedicata una intera settimana densa di appuntamenti e sfide impossibili e impensabili. Una settimana intensa da Marina Dorica al Passetto.

Una settimana in cui gli amanti della cucina di mare hanno trovato speciali menù in blu ed aperiblu nei numerosi locali aderenti al progetto Tipicità e in cui il sardone e lo stoccafisso, strettamente legati alla tradizione gastronomica anconetana, sono stati protagonisti.

Marina Dorica è stata la prima tappa del Gran Tour delle Marche che raccoglie le principali iniziative marchigiane da giugno a dicembre con un calendario di ampio respiro. Un ricco programma fra gastronomia, ricerca, scienza, ambiente, economia, cultura che coinvolge numerose realtà prestigiose.

Ancona insieme al suo territorio ha fra le principali attrattive l’eccellenza del cibo, del vino, di materie prime di qualità, delle straordinarie attività manifatturiere, ma è anche città d’arte, ricca di storia e di fascino. Una città che sorprende per le mille offerte turistiche.

Grazie anche a Tipicità, non solo Ancona, ma l’intera regione ha saputo trasformare le proprie risorse e la propria autenticità in fattore di sviluppo.

Se si rinuncia alla propria identità si finisce nella banale omologazione. Si è invece attrattivi proprio per le peculiarità e per l’autenticità”. E stato più volte ribadito dal Direttore Angelo Serri e dai numerosi amministratori, imprenditori e responsabili dei maggiori settori dell’economia e del mondo accademico intervenuti a Marina Dorica all’inaugurazione.

Angelo Serri, direttore della manifestazione

Le Marche, regione plurale e al plurale, hanno saputo conservare le differenze e inserirle in un alveo di omogeneità con spirito di collaborazione pur nel rispetto delle diversità. Hanno raggiunto un sentire comune, a differenza dello storico carattere campanilistico dei comuni italiani.

In una regione coniugata al plurale è stato naturale, ma sicuramente non facile, mettere in comunicazione e far dialogare le molteplici realtà e declinare il nome di Tipicità in ogni angolo della regione.

Modalità intelligente di fare marketing che vede in Angelo Serri e nei numerosi collaboratori, appassionati attori impegnati da anni nel costruire un modello di questo territorio “ cucito su misura” con abilità sartoriale, offrendo possibilità moltiplicative di farlo conoscere e di raccontarlo come un unicum, ma in modo variegato nelle sue mille sfumature e nelle sue molteplici declinazioni.

Il Gran tour delle energie congiunte, si potrebbe chiamare, che sa unire il mondo delle blu economy con le eccellenze gastronomiche e le start–up, riuscendo a dare voce al territorio nel suo complesso.

Una filosofia utile anche a dare consapevolezza del valore del loro territorio agli stessi marchigiani, dal carattere piuttosto riservato e schivo, forgiato anche dalla configurazione del territorio caratterizzato da valli a pettine e rilievi che non hanno favorito in passato l’incontro e lo scambio.

Il 18 maggio, sempre a Marina Dorica anche il Sailing Chef è stato di grande richiamo.

La competizione delle barche, che si sono sfidate anche a suon di padelle durante la regata, ha visto premiato Morris sia nella veleggiata che in cucina da una qualificata giuria capitanata da Luca Santini della Federazione Italiani cuochi.

Anche il tradizionale stoccafisso all’anconetana si è confrontato con versioni moderne e svariate interpretazioni dei numerosi chef partecipanti.

Ma per la rappresentante dell’Accademia dello Stoccafisso è una autentica provocazione. Come tanti capisaldi della cucina italiana anche la ricetta dello Stoccafisso all’anconetana ha un suo disciplinare ed è intoccabile.

Ce lo racconta l’ appassionata Cassandra Mengarelli Vicepresidente dell’Accademia dello Stoccafisso fondata nel 1997.

Autrice anche del libro “52 Ricette di Stoccafisso”, la Mengarelli ci parla dei tanti succulenti modi di prepararlo, ma la ricetta principe resta quello della tradizione anconetana!

Ancona, città di mare, ha nello stoccafisso il protagonista di piatti tradizionali che hanno più di quattrocento anni! “Questo merluzzo dei mari del Nord seccato all’aria fredda delle primavere norvegesi è sbarcato ad Ancona grazie ad alcuni mercanti”.

La Storia diventa così mito nel racconto di Cassandra Mengarelli. Ci racconta come nel lontano 1431 il nobile veneziano Pietro Querini (in un’altra occasione abbiamo conosciuto e scritto del discendente Paolo Francis!) salpò dal porto di Creta alla volta delle Fiandre per scaricare il suo prezioso carico di vino e spezie . Con 49 uomini di equipaggio lasciò le coste Fiandresi per fare ritorno in Italia. A causa del forte mal tempo e di un’improvvisa tempesta l’imbarcazione fece avaria e si arenò per diversi giorni nelle isole Lofoten nell’arcipelago a Nord del Circolo Polare artico. Trovati dopo diversi giorni dagli abitanti furono ospitati fino all’arrivo della primavera. Qui conobbero lo stoccafisso, ovvero il risultato di grandi merluzzi messi ad essiccare sugli stock, ovvero pali di legno costruiti a rastrelliera e sollevati a circa 2 metri da terra. Ne caricarono a bordo una grande quantità di merluzzo essiccato, duro come il legno, e ripresero il mare. Prima di arrivare a Venezia lo fece conoscere e lo sbarcò nelle principali città portuali, fra cui Ancona. Qui si affermò come piatto popolare solo dopo il Concilio di Trento quando venne sancito l’obbligo di astinenza dalla carne in diverse occasioni e la Chiesa raccomandò come piatto di magro lo stoccafisso.

Entra in scena allora un altro ricco mercante Baldassare Vandergoesche che dai Paesi Bassi si era trasferito ad Ancona. Fu lui nel 1600 ad avviare l’importazione del merluzzo essiccato dalla Norvegia nel capoluogo marchigiano. Lo stoccafisso divenne così un piatto diffuso e un legame tra terra e mare per la sapienza delle cuoche anconetane che seppero valorizzarlo al meglio unendovi i profumi e i sapori dell’orto. Cinquecento anni dopo, nel 1932, alle isole Lofoten fu eretto un monumento a ricordo del nostro forte legame gastronomico e culturale con quelle isole lontane.

L’arcipelago è attualmente il più grande produttore di stoccafisso e l’Italia il più grande importatore ed il primato spetta proprio alle Marche. La Mengarelli ci tiene, inoltre, a sottolineare che sono molte e svariate le tipologie di stoccafisso che ritroviamo nelle tabelle tratte da un interessante lavoro del dottor Gianluca Bertoja dal titolo Identificazione di specie dello stoccafisso, nell’ottica dell’ispezione sanitaria del prodotto. Scorrendo la prima tabellacontinua la vicepresidente- fa piacere notare che c’è anche la qualità di stoccafisso Westre Ancona, proprio in omaggio alla città che più di altre ne consuma e ha saputo valorizzarlo al meglio dandogli un posto d’onore nella gastronomia del luogo”.

Con lei abbiamo il piacere di gustare il famoso Stoccafisso all’anconetana, che nel 2015 ha ottenuto il marchio De.Co. Denominazione Comunale di Veronelliana memoria, magistralmente interpretato dalla chef Roberta Carotti che trovate alla Trattoria Carotti.

Accanto alla tradizione l’innovazione.

Il mondo delle Università e della Ricerca è centrale ed indispensabile per capire fino in fondo ciò che di unico e peculiare caratterizza la regione per farne oggetto di scambio culturale e prepararsi al futuro.

L’incontro con il professor Francesco Regoli, Direttore del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente è stato oltremodo interessante e illuminante. Il Progetto Solving da lui illustrato rappresenta un modello circolare per sconfiggere l’inquinamento in mare dovuto alla plastica.

Un Progetto strategico e all’avanguardia che è in grado di trasformare in energia pulita le plastiche recuperate in mare.

Nel Dipartimento di Scienze con approccio interdisciplinare si affronta anche l’emergenza di “specie aliene” per trasformare i problemi in risorse, così come sono in elaborazione sempre nuovi progetti di salvaguardia, ripopolamento e restauro della biodiversità.

E’ bello sapere che dalla parte opposta di chi inquina c’è chi pensa al restauro dell’ambiente e della biodiversità !!!

Manifattura – arte – artigianato – cultura – patrimonio enogastronomico – Turismo, a Tipicità 2024, in una cornice di qualità e crescenti servizi anche per l’accoglienza, il trasporto e l’ospitalità.

Enrico Gismondi e Alba Simigliani

Meritano una menzione speciale. L’Agenzia Nero Servizi di Enrico Gismondi per il servizio puntuale e confortevole e la Catena alberghiera The Begin Hotels, che il suo Presidente Guido Guidi ama definire “una collezione di Hotel unici dal profondo legame con il territorio in cui sono inseriti

The Begin Hotels sa infatti interpretare al meglio i valori della accoglienza e della ospitalità della tradizione marchigiana e plasmare il carattere di genuinità e autenticità di questo territorio sulle nuove esigenze.

Più che una catena di alberghi è giusto parlare, dunque, di una “collezione” fatta di lusso essenziale, di eleganza raffinata e mai ostentata, di ricercatezza e creatività rispettose del territorio che la ospita.

Ad introdurci nel Seebay Hotel di Portonovo è Laura PistonesiDopo la vista del mare e la magia della Chiesetta di Santa Maria, in perfetto equilibrio fra natura ed architettura l’Hotel ci accoglie immerso nel verde del Conero con i profumi di rose e di zagare e i languidi colori del tramonto che donano una delicata energia. Anche gli spazi sono essenziali e i colori leggeri.

In un posto che respira di armonia è facile sentirsi a proprio agio e desiderare di restare. Ci tratteniamo sulla terrazza degli agrumi fino a cena e raggiungiamo volentieri all’interno il Ristorante che è parte integrante della storia della Baia di Portonovo e dei suoi contadini-pescatori.

L’atmosfera magica del posto con i suoi colori, profumi e sapori è tutta dentro i piatti del bravo giovane Executive chef Pasquale Di Monte.

La Tartare di sugarello al profumo di finocchietto e salsa al datterino giallo introduce un menu che si presenta in perfetta armonia con la bellezza e la filosofia del luogo. “Raffinata semplicità, equilibrio ed accuratezza caratterizzano anche la cucina in un crescendo che passa attraversoLa zuppetta di cicerchia di Serra de’ Conti e mazzancolle al profumo di maggiorana, prosegue con le sorprendenti Cozze ripiene e Il Pacchero alle Cozze” (parliamo di cozze e non di Mosciolo, perchè, ci spiegano, non è ancora stagione per il famoso mitilo selvatico, Presidio Slow Food, della Riviera del Conero). Gustoso e delicato anche il San Pietro dell’Adriatico tostato al limone su bietoline e spuma di patate arrosto. Per finire le Tre consistenze di limone, un fresco e sorprendente dessert.

Il tutto in abbinamento a gradevolissimi vini marchigiani: Ecclesia Blancs Brut Nature, dell’Azienda La Monacesca; Offida Pecorino DOGC Villa Angela 2022, dal bouquet indimenticabile !!! dell’ Azienda Velenosi; Castelli di Jesi DOGC Verdicchio Riserva San Paolo 2020 dell’Azienda Pievalta; Moscato Passito Dorato dell’Azienda Garofoli.

Tipicità è anche promozione turistica e ha offerto una preziosa occasione per conoscer meglio Ancona e scoprire una città di grande fascino e bellezza.

Antiche origini e varietà di stili caratterizza la città di Ancona, lo scopriamo con la brava ed appassionata guida Giorgia Chiariotti, profonda ed esperta conoscitrice della storia, della cultura e dell’arte della sua città.

Città a gomito, il suo nome deriva dal greco Ankon , gomito, appunto, per la forma della sua baia. A chiamarla così furono i coloni greci esuli da Siracusa nel VI secolo a.C.

E’ chiamata anche città dei due soli perché, grazie alla sua forma a gomito, è possibile ammirare l’alba e il tramonto sul mare. Lo spettacolo è godibile soprattutto da San Ciriaco, il Duomo che domina Ancona e protegge l’ampio Porto. Tutta la storia di questa città è imperniata sul suo Porto, fra i primi d’Italia per traffico internazionale di veicoli, merci e persone. Scendendo da San Ciriaco a Santa Maria della Piazza, nell’antico rione Porto, si incontra il Palazzo degli Anziani di origini antichissime. Di fronte al mare è impressionante per l’altezza di ben sette piani!

Città dorica e porta d’Oriente, conserva anche importanti testimonianze dell’età romana. L’Arco di Traiano, fatto erigere dal Senato romano nel II secolo d. C. per esprimere la propria riconoscenza all’imperatore Traiano per aver ampliato il porto e dato un grande impulso alla vita economica e civile alla città, domina il mare.

Ma simbolo e centro culturale della città è la Mole Vanvitelliana. Il grande complesso architettonico settecentesco sul mare progettata dal grande architetto Luigi Vanvitelli. Nato come Lazzaretto, come ancora oggi identificato dagli anconetani, ha mostrato nel tempo la sua straordinaria versatilità trasformandosi in ospedale, caserma, carcere, deposito doganale, magazzino di tabacchi, centro museale propulsore di svariate iniziative culturali. Anche solo questo monumento vale un viaggio.

Photogallery di Nicola Zinni Inaugurazione

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