La sentenza è una pietra miliare per la giustizia climatica

A Strasburgo, annuncia Greenpeace, martedì 9 aprile la Grande Camera della Corte europea per i diritti umani (CEDU) ha espresso il proprio verdetto sul caso «Verein KlimaSeniorinnen Schweiz and Others v. Switzerland», una causa climatica lanciata dall’associazione elvetica Senior Women for Climate Protection Switzerland (Anziane per il clima Svizzera) e da altri singoli querelanti contro il proprio Stato per chiedere misure concrete di contrasto ai cambiamenti climatici, che minacciano il loro diritto alla vita. Con una sentenza storica, la Corte di Strasburgo si è espressa a favore del gruppo di donne, riconoscendo il diritto alla protezione del clima come un diritto umano.

Cosa chiedevano le anziane per il clima?

Le ricorrenti, supportate da Greenpeace Svizzera, chiedevano alla Corte di obbligare la Svizzera a intervenire a tutela dei loro diritti umani, e di adottare i provvedimenti legislativi e amministrativi necessari per contribuire a scongiurare un aumento della temperatura media globale di oltre 1,5°C, applicando obiettivi concreti di riduzione delle emissioni di gas serra.

Cosa ha stabilito la Corte

La Corte ha stabilito che la Svizzera viola i diritti umani delle donne anziane perché non sta adottando le misure necessarie a contenere il riscaldamento globale. In particolare, il tribunale ha riscontrato una violazione dell’articolo 8 (diritto alla vita privata e familiare) e dell’articolo 6 (diritto alla giustizia). 

Alla sentenza  tutti gli Stati del Consiglio d’Europa, Italia inclusa, dovranno fare riferimento

La Grande Camera della Corte europea per i diritti umani (CEDU) emetterà domani mattina, 8 aprile 2024, a Strasburgo il proprio verdetto sul caso «Verein KlimaSeniorinnen Schweiz and Others v. Switzerland», un procedimento avviato a seguito del ricorso presentato dall’associazione elvetica Senior Women for Climate Protection Switzerland (Anziane per il clima Svizzera) e da altri singoli querelanti, supportati da Greenpeace Svizzera. Le ricorrenti chiedono alla Corte di obbligare la Svizzera a intervenire a tutela dei loro diritti umani, e di adottare i provvedimenti legislativi e amministrativi necessari per contribuire a scongiurare un aumento della temperatura media globale di oltre 1,5°C, applicando obiettivi concreti di riduzione delle emissioni di gas serra.

 

Il ricorso delle Anziane per il clima, presentato il 29 marzo 2023, è stato il primo caso in assoluto sul tema del cambiamento climatico esaminato dalla Grande Camera. Nell’ambito di questo procedimento, come terza parte anche l’Italia, tramite l’Avvocatura generale dello Stato, ha presentato una propria memoria, per supportare la posizione della Svizzera.

Domani la sentenza anche su altri due casi legati al contrasto della crisi climatica

Domani la CEDU emetterà inoltre il suo responso anche su altri due casi legati al contrasto della crisi climatica: «Duarte Agostinho and Others v. Portugal and 32 Other States», una causa intentata da un gruppo di giovani portoghesi nei confronti di 32 Stati membri dell’Unione Europea, accusati di non fare abbastanza per ridurre le emissioni, e «Carême v. France», che ha per protagonista l’ex sindaco del paese transalpino Grande-Synthe, il quale sostiene che la Francia non ha adottato misure sufficienti per limitare il riscaldamento globale.

L’udienza di domani sui tre casi menzionati dimostra l’importanza crescente delle cosiddette climate litigation (o cause climatiche). I pronunciamenti della Grande Camera della CEDU potrebbero inoltre avere ripercussioni significative sulla giurisprudenza in materia di clima e diritti umani: si prevede infatti una sentenza di principio, alla quale tutti gli Stati del Consiglio d’Europa, Italia inclusa, dovranno fare riferimento.