Un libro di Massimo Montanari e Pier Luigi Petrillo
Si può definire italiana un’esperienza gastronomica basata sulla diversità culturale? Gli autori rispondono a questa domanda
Possiamo definire ‘italiana’ un’esperienza gastronomica basata sulla diversità e sull’ibridazione culturale? Quale valore identitario riconoscere a ingredienti o ricette o modalità di preparazione che la nostra cucina ha mutuato da altre culture?
O, viceversa, alle esperienze italiane assorbite da altre culture? Seguendo il filo di queste e altre domande, Montanari e Petrillo chiariscono il senso del riconoscimento Unesco arrivato il 10 dicembre, che riguarda la cucina italiana come realtà profondamente incorporata nella cultura e nel sentire quotidiano, non solo nelle sue espressioni più alte ma anche e soprattutto nella ‘normalità’ delle pratiche comuni.
Ecco perché gli italiani hanno grande confidenza con la cucina e, come spesso (e giustamente) si dice, parlano sempre di cibo, mettendo tutto in discussione. Non è un caso che la cucina italiana si possa definire soprattutto per ciò che non è: non monolitica, non codificata, ma fondata su principi di libertà e di inclusione.
L’opposto dello sciovinismo, del sovranismo o del fondamentalismo gastronomico. Proprio per questo è da considerare un patrimonio universale.
La Cucina Italiana è Patrimonio Unesco
Un premio ad un modello alimentare sano, equilibrato e sostenibile. Su questi temi dobbiamo continuare a lavorare: questo è solo un punto di partenza non un traguardo.
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