Il testo della lettera di Trump con i dazi Usa all’Ue
Bruxelles puntava a strappare tariffe generalizzate del 10%. La casa Bianca impone alla controparte di non reagire e di dare libero ingresso alle merci made in Usa in Europa
Nei refusi spesso c’è la verità. Ecco cosa ha scritto RAInews: “Von der Leyen: Proni a contromisure..”

Dopo i nuovi dazi per il Canada è arrivato il turno dell’Unione europea. Il presidente americano Donald Trump ha inviato a Bruxelles la lettera con le nuove tariffe per gli Stati membri.
«A partire dal 1° agosto 2025, applicheremo all’Unione Europea una tariffa doganale del 30% sui prodotti Ue esportati negli Stati Uniti, separata da tutte le tariffe settoriali» ha scritto Trump sul suo social media Truth.
La lettera che Trump indirizza alla presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen si apre con toni enfatici e autocelebrativi: «È un grande onore per me spedirle la lettera che dimostra la forza e l’impegno verso le nostre relazioni commerciali e il fatto che gli Stati Uniti hanno accettato di continuare a lavorare con l’Unione Europea nonostante abbiamo uno dei più vasti deficit commerciali con voi». «Quindi vi invitiamo a partecipare alla straordinaria economia degli Usa, il mercato numero uno del mondo».
Poche righe sotto l’annuncio più importante: «A partire dal primo agosto caricheremo sull’Unione Europea una tariffa di solo il 30% su tutti i prodotti spediti negli Stati Uniti…il 30% è un limite molto inferiore di quello di cui abbiamo bisogno per eliminare il deficit commerciale».
Come è noto Bruxelles e i 27 puntavano a strappare a Washington un accordo che prevedesse dazi massimi del 10%. La «bomba» sganciata da Trump manda dunque in frantumi tutti i tentativi di trattativa e di dialogo.
La missiva di Trump contiene altre frasi intimidatorie e condizioni capestro; ad esempio «le merci transitate da altri Paesi per eludere una tariffa più elevata saranno soggette a quella tariffa maggiore». Oppure: «Se reagirete con altre tariffe il vostro importo verrà aggiunto alla cifra iniziale». Per l’Europa esiste, nella visione della Casa Bianca, una sola via d’uscita: «Non ci saranno tariffe doganali se l’Unione europea, o le aziende all’interno dell’Ue, decideranno di costruire o produrre prodotti negli Stati Uniti e, di fatto, faremo tutto il possibile per ottenere le autorizzazioni in modo rapido, regolare e professionale, in altre parole, nel giro di poche settimane». Va da sé che «L’Unione Europea dovrà consentire agli Stati Uniti un accesso completo e aperto al mercato, senza l’applicazione di alcuna tariffa doganale, nel tentativo di ridurre l’ampio deficit commerciale».
Il testo integrale della lettera

Egregia Signora Presidente,
È per me un grande onore inviarLe questa lettera, in quanto dimostra la forza e l’impegno delle nostre relazioni commerciali e il fatto che gli Stati Uniti d’America abbiano accettato di continuare a collaborare con l’Unione europea, nonostante abbiamo uno dei maggiori deficit commerciali con voi. Ciononostante, abbiamo deciso di andare avanti, ma solo con un commercio più equilibrato ed equo. Pertanto, La invitiamo a partecipare alla straordinaria economia degli Stati Uniti, di gran lunga il mercato numero uno al mondo. Abbiamo avuto anni per discutere delle nostre relazioni commerciali con l’Unione europea e abbiamo concluso che dobbiamo abbandonare questi deficit commerciali a lungo termine, ampi e persistenti, generati dalle vostre politiche tariffarie e non tariffarie e dalle vostre barriere commerciali. Il nostro rapporto è stato, purtroppo, tutt’altro che reciproco. A partire dal 1° agosto 2025, applicheremo all’Unione europea una tariffa doganale pari solo al 30% sui prodotti Ue spediti negli Stati Uniti, distinta da tutte le tariffe settoriali. Le merci trasbordate per eludere una tariffa doganale più elevata saranno soggette a tale tariffa. Le merci trasbordate per eludere una tariffa doganale più elevata saranno soggette a tale tariffa. Vi preghiamo di comprendere che la percentuale del 30% è di gran lunga inferiore a quella necessaria per eliminare il divario di deficit commerciale che abbiamo con l’Ue. Come sapete, non ci saranno tariffe doganali se l’Unione Europea, o le aziende all’interno dell’Ue, decidessero di costruire o produrre negli Stati Uniti e, di fatto, faremo tutto il possibile per ottenere le autorizzazioni in modo rapido, professionale e sistematico, in altre parole, nel giro di poche settimane. L’Unione europea consentirà agli Stati Uniti un accesso completo e aperto al mercato, senza l’applicazione di alcuna tariffa doganale, nel tentativo di ridurre l’ampio deficit commerciale. Se per qualsiasi motivo deciderete di aumentare i vostri dazi e di reagire, l’importo di cui deciderete di aumentarli verrà aggiunto al 30% che vi applicheremo. Vi preghiamo di comprendere che questi dazi sono necessari per correggere i molti anni di politiche tariffarie e non tariffarie e barriere commerciali dell’Unione europea, che causano l’ampio e insostenibile deficit commerciale nei confronti degli Stati Uniti. Questa discrepanza rappresenta una grave minaccia per la nostra economia e, di fatto, per la nostra sicurezza nazionale! Ci auguriamo di poter collaborare con voi come vostro partner commerciale per molti anni a venire. Se desiderate aprire i vostri mercati commerciali, finora chiusi, agli Stati Uniti ed eliminare le vostre politiche tariffarie e non tariffarie e le barriere commerciali, potremmo valutare una modifica a questa lettera. Queste tariffe potrebbero essere modificate, al rialzo o al ribasso, a seconda del nostro rapporto con il vostro Paese. Non rimarrete mai delusi dagli Stati Uniti d’America.
Grazie per l’attenzione!

Le prime reazioni in Italia
Ambasciatori dei 27 convocati sui dazi
Dopo l’annuncio Usa sull’imposizione all’Ue di dazi al 30% è stata convocata una riunione dei rappresentanti permanenti dei 27 Stati Ue, il Coreper. La riunione si svolge oggi pomeriggio 14 luglio.
In Emilia-Romagna a rischio oltre 25.000 posti di lavoro
I dati di ReportAziende.it: colpiti automotive, agroalimentare Dop, meccanica e ceramica, in pericolo 4 miliardi di euro di export. “Necessarie misure di supporto per le Pmi più esposte”
Il pacchetto di dazi statunitensi al 30%, in vigore da agosto, mette a rischio il tessuto produttivo dell’Emilia-Romagna.
Secondo ReportAziende.it, su base Istat-Comext ed Eurostat 2024, le esportazioni regionali verso gli Usa nei settori interessati superano i 4 miliardi di euro annui, con le province di Parma, Modena, Reggio Emilia e Bologna particolarmente esposte nei comparti agroalimentare Dop (Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Aceto Balsamico) quota significativa verso gli Usa, automotive (produzione, componentistica e servizi)dipendenza dalla domanda nordamericana (5,5% dell’export nazionale; 14,7% del globale), meccanica industriale (Packaging Valley, aziende riminese) esposizione tra 5,0% e 6,8%, ceramica tecnica e di design (Faenza, Sassuolo) forte vocazione all’export in nicchie premium.
A livello nazionale, l’Italia esporta verso gli Usa oltre 70 miliardi di dollari (pari a 63 miliardi di euro). Di questi, oltre 30 miliardi di euro sono nei settori sotto dazio, con una perdita diretta stimata fino a 9 miliardi di euro e un impatto complessivo (inclusi effetti indiretti) tra 18 e 22 miliardi di euro nel biennio 2025–2026.
Quote export verso Usa per settore (Italia)
I settori maggiormente interessati comprendono il farmaceutico con circa il 18% dell’export italiano di medicinali e preparazioni è diretto negli Usa (pari a 13,7 miliardi di dollari su 75 miliardi di dollari totali di settore), la meccanica generale con il 6,8% del valore del comparto, l’automotive con il 5,5% dell’export nazionale e il 14,7% dell’export globale del settore, le macchine industriali con un’esposizione tra il 5,0% e il 6,8%, il vino e bevande con un 4,4% dell’export italiano pari al 22,7% dell’export mondiale di settore, la moda e la pelletteria con il 3,2% dell’export nazionale e il 9,1% di quello globale, i mobili e l’arredamento pari al 2,5% dell’export italiano e al 14% di quello globale, i metalli e l’acciaio con una quota di export verso Usa prossima al 7%, l’elettronica medicale con il 2,6% delle esportazioni mondiali di settore.
Impatto occupazionale in Emilia-Romagna
Oltre 25.000 posti a rischio tra Pmi, distretti e cooperative. A livello nazionale 115.000–145.000 posti, di cui 75% concentrati nel Nord Italia.
Effetti sui prezzi interni
+10 % medio dei prezzi al consumo dai primi mesi del 2026, soprattutto su formaggi Dop, salumi, olio Evo, vini premium, abbigliamento e calzature di fascia medio-alta.
“L’Emilia-Romagna è tra le regioni più industrializzate e orientate all’export. Serve un piano di interventi mirati per le Pmi e le filiere più esposte,” dichiara il Team di Analisi Economico Finanziarie di ReportAziende.it.
Confeuro: “Ue abbia scatto d’orgoglio contro politiche Trump”
“Apprendiamo che la Commissione europea starebbe preparando contromisure su circa 72 miliardi di importazioni dagli Stati Uniti in risposta ai nuovi dazi del 30% annunciati dal presidente Trump. Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni, ma una cosa è certa: il presidente Trump, con il suo atteggiamento irresponsabile e consapevole del peso economico che gli Stati Uniti esercitano sullo scenario globale, continua a dettare unilateralmente le regole, approfittando della fragilità politica e dell’assenza di una linea comune da parte dell’Unione Europea.” Così Andrea Tiso, presidente nazionale Confeuro, commenta le ultime tensioni commerciali tra Usa e Ue. “L’Europa – prosegue Tiso – oggi appare timida, divisa, e ancora troppo invischiata in una corsa al compromesso che non è detto interessi agli Stati Uniti. Serve uno scatto d’orgoglio, un cambio di passo deciso, una visione politica nuova che dia finalmente all’Ue un’identità forte sul piano internazionale. Serve – conclude il presidente Confeuro, Andrea Tiso – una strategia comune, una politica fiscale condivisa, un debito unico europeo: strumenti reali di coesione che restituiscano all’Unione la capacità di essere protagonista nello scacchiere globale. Solo così potremo affrontare da pari a pari chi cerca di imporre logiche unilaterali a scapito dell’equilibrio e del rispetto reciproco tra le potenze economiche mondiali”.
Sandro Bottega: “Enorme danno, Usa ne pagherà le conseguenze”
<<La lettera con la comunicazione che i dazi sui prodotti UE saranno del 30% dal 1° agosto, nonché la minaccia che eventuali contro-dazi saranno aggiunti a quanto stabilito nella lettera, sono un fatto gravissimo, ma devono – a questo punto – non far cadere nell’errore di innescare una guerra economica e devono “fare di necessità virtù”.
“Oggi –commenta l’imprenditore veneto Sandro Bottega a capo di Bottega SpA– gli USA sono un partner commerciale importante, ma ovviamente le possibilità di sviluppo sono limitate, almeno nel breve periodo. Gli americani saranno i primi a pagarne le conseguenze, anzitutto con un aumento dei prezzi, con una contrazione delle attività delle loro società di importazione e soprattutto con una riduzione della loro qualità di vita, visto che i prezzi dei prodotti di importazione avranno costi proibitivi. Aldilà dei forti dubbi sull’efficacia sui benefici che questi dazi potranno avere anche nel lungo periodo, ciò che dobbiamo fare è un focus in mercati diversi, soprattutto nel nostro mercato interno: la speranza è che – almeno – tutto questo attragga più turisti americani in Europa e in Italia in particolare. Quanto invece ai prodotti americani, ovviamente, la risposta degli europei difficilmente sarà positiva perché, aldilà dell’economia, ci sarà una reazione culturale. In bocca al lupo ad ogni imprenditore di ogni parte del mondo: saranno tempi duri>>. È il commento dell’imprenditore veneto Sandro Bottega a capo di Bottega SpA, tra i produttori più prestigiosi di Prosecco.
Il Presidente del Consorzio Gorgonzola Dop, Antonio Auricchio
“Sono amareggiato e preoccupato per le scelte dell’attuale amministrazione USA, un Paese a cui siamo legati da una storica alleanza, ma anche da profondi legami di amicizia e culturali. I nostri tantissimi connazionali emigrati in USA hanno contribuito a diffondere la nostra cucina, i prodotti made in Italy e il “saper vivere” italiano così amato e imitato oltreoceano. In questo contesto la scelta di imporre dazi al 30%, addirittura contro il 20% ufficialmente annunciato lo scorso aprile, desta grande preoccupazione per le aziende italiane. Per il settore lattiero-caseario la situazione è ancora peggiore perché questa percentuale rischia di aggiungersi al 15% già in vigore. Per il Gorgonzola Dop gli USA sono un mercato che vale oltre 3 milioni di euro con 387tons di prodotto esportate ogni anno. Considerando un prezzo medio al chilo di 10,00 €, il Gorgonzola arriverà a costare ai consumatori americani circa il doppio del prezzo odierno!
Ci viene detto che l’unico modo per evitare i dazi è quello di andare a produrre in USA, ma i nostri prodotti agroalimentari DOP e IGP sono, per loro stessa natura, legati ai territori dove nasce la materia prima quindi non si tratta di delocalizzare, ma di cancellare le nostre produzioni e tradizioni. E’ possibile che un Paese alleato ci chieda questo? A questo punto è fondamentale che le nostre istituzioni sostengano convintamente e con tutta la forza possibile, una trattativa unitaria da parte dell’Unione Europea. Solo uniti possiamo avere la forza di contrastare il colosso americano e la politica aggressiva dell’attuale amministrazione Trump”.
Secondo la Cgia di Mestre «i dazi doganali al 30 per cento voluti dall’Amministrazione Trump potrebbero innescare una serie di effetti diretti sulle nostre esportazioni, ma anche indiretti – come l’ulteriore apprezzamento dell’euro, un aumento dell’incertezza dei mercati finanziari e un incremento del costo di molte materie prime – in grado di provocare un danno economico al nostro sistema produttivo fino a 35 miliardi di euro all’anno».
Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, commenta: «I dazi al 30% all’Europa annunciati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump vanno oltre ogni più cupa previsione e sono assolutamente inaccettabili. Per l’agricoltura europea, e per quella italiana, sarebbero una condanna che va a colpire non solo il settore primario, ma l’economia di interi Paesi».
Giacomo Ponti, presidente di Federvini, osserva: «L’imposizione di un dazio generalizzato del 30% colpisce in modo indiscriminato settori ad alto valore aggiunto, come il nostro – dichiara Ponti. È una misura gravissima e ingiustificata, che penalizza non solo i produttori europei, ma anche gli operatori economici americani che fanno parte integrante della nostra filiera commerciale».
Luigi Scordamaglia, AD di Filiera Italia, sottolinea: «Non bisogna cedere all’ennesima provocazione, che si spera abbia il significato di una nuova mossa negoziale, ma continuare a trattare mantenendo i nervi saldi».
Raffaele Drei, presidente di Fedagripesca Confcooperative (federazione che associa 3000 cooperative agroalimentari e della pesca che fatturano complessivamente oltre 35 miliardi di euro), auspica che «si arrivi ad un accordo tra le parti che scongiuri l’imposizione dei dazi al 30%».
Dazi USA, Origin Italia: “Grave danno alle imprese delle filiere DOP IGP e ai consumatori americani. Serve una risposta politica immediata”
Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato extra‑UE per le produzioni DOP e IGP italiane, assorbendo oltre quasi 25% dell’export totale del comparto certificato. In valore assoluto, si tratta di quasi 3 miliardi di euro, su un totale di oltre 12 miliardi di esportazioni mondiali del settore nel 2024 secondo una stima della Fondazione Qualivita. Un dato che conferma la rilevanza strategica del mercato statunitense per le filiere del Made in Italy agroalimentare di qualità. Negli ultimi dieci anni, l’export DOP IGP ha registrato una crescita complessiva del +75%, con l’America settentrionale e altri mercati extra‑UE che oggi rappresentano oltre la metà del volume esportato. In questo contesto, i dazi del 30% imposti dagli Stati Uniti sui prodotti agroalimentari europei rappresentano un colpo durissimo.
“Un attacco che danneggia le nostre imprese – dichiara Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia, l’associazione dei Consorzi di tutela delle DOP e IGP – ma che colpisce anche milioni di consumatori americani, privati della libertà di scegliere prodotti autentici, tracciabili e di alta qualità.”
“Si tratta – prosegue Baldrighi – di un’azione ideologica che mira a ridisegnare la geografia dell’economia agricola mondiale, spostando la produzione dove conviene politicamente, e colpendo proprio quei modelli virtuosi che legano il cibo alla storia, alla cultura e ai territori. Le produzioni DOP e IGP non sono solo eccellenze alimentari, ma anche un modello sociale fondato sulla coesione e sul valore delle comunità locali, che coinvolge lavoratori, consumatori, piccole e medie imprese, aziende agricole e artigianali. In virtù di ciò è doverosa un’alzata di scudi da parte della società civile, della politica e dei corpi intermedi, di fronte alla cedevolezza dell’Unione Europea, che appare solerte nel concedere vantaggi fiscali alle big tech, mentre i cittadini europei, con redditi erosi dall’inflazione, sopportano una pressione fiscale ben più pesante. È una questione di equità, ma anche di visione politica e di difesa dei nostri modelli produttivi”
Origin Italia richiama con forza l’attenzione sull’importante fase negoziale che l’Unione Europea dovrà affrontare da qui al 1° agosto, un’occasione cruciale per aprire un confronto serio con l’amministrazione statunitense. L’associazione rivolge un appello diretto alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, affinché assuma un ruolo più proattivo e determinato nella tutela del sistema delle Indicazioni Geografiche europee e dei valori che rappresenta.
Consorzio Vino Chianti: “Inutile piangersi addosso, bene l’apertura di una trattativa da parte dell’Ue”
Il commento del presidente Busi
“Davanti alla possibilità di dazi fino al 30% sui prodotti agroalimentari italiani, incluso il vino, serve una reazione concreta e orientata al futuro. È inutile piangersi addosso: va vista come l’occasione per accelerare una nuova strategia di export, che punti su mercati alternativi e più stabili”. A dirlo è Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti docg, in relazione alla lettera del presidente Usa Donald Trump sui dazi che dovrebbero entrare in vigore dal 1 agosto e alla volontà dell’Unione Europea di avviare una trattativa.
“Apprezziamo l’orientamento dell’Unione Europea ad aprire una trattativa con gli Stati Uniti, mercato fondamentale per il vino italiano, senza innescare una guerra di dazi e controdazi – spiega Busi – ma non possiamo continuare a rincorrere gli annunci che arrivano da Oltreoceano e che cambiano ogni giorno. Serve una visione più ampia e strutturata. Sud America, Asia e Africa rappresentano oggi rotte fondamentali per il futuro del vino italiano e l’accordo tra Unione Europea e Mercosur può diventare una leva reale per lo sviluppo del nostro comparto”.
“Mercati come Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay – continua il presidente del Consorzio Vino Chianti – offrono grandi margini di crescita per un vino come il Chianti, simbolo della tradizione, della qualità e dei territori italiani. “Anche in Asia registriamo segnali positivi con una domanda crescente in paesi come Cina, Giappone, Vietnam e Thailandia: dobbiamo essere presenti in modo strutturato, con promozione e distribuzione mirate. “Non vanno trascurate Africa e India – aggiunge il presidente del Consorzio Vino Chianti – aree in cui il consumo di vino sta cominciando a diffondersi e dove possiamo posizionarci con prodotti di alta qualità e forte identità culturale. Se da una parte è importante evitare il muro contro muro con gli Usa dall’altra è nostro compito costruire nuove opportunità. L’export del vino italiano ha bisogno di mercati diversificati e di una strategia europea solida, capace di accompagnare le imprese in un mondo che cambia”.
CONFAGRICOLTURA PARMA SUI DAZI: “PROVVEDIMENTO INACCETTABILE. AFFOSSA L’ECONOMIA DI INTERI PAESI. AGIRE UNITI IN EUROPA”
Cia, tariffa al 30% è irricevibile, Ue sia unita e non arresti negoziato. Si scongiuri guerra commerciale catastrofica per agroalimentare
Il presidente Fini: così si metterebbe a rischio un mercato florido per le nostre aziende
“I dazi al 30% minacciati da Trump sono una proposta irricevibile. L’Europa sia unita e non arrresti il negoziato. Bisogna scongiurare una guerra commerciale con gli Stati Uniti, che sarebbe catastrofica per tutto il settore agroalimentare”. Così il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, commenta l’annuncio dei dazi al 30% da parte di Trump, che metterebbero a rischio un mercato florido per le nostre aziende.
Chianti e Amarone, Barbera, Friulano e Ribolla, Pecorino Romano, Prosecco. Nella guerra commerciale che rischia di aprirsi con l’arrivo dei dazi, ci sono prodotti tricolori in pericolo molto più degli altri, perché tanto dipendenti dall’export verso gli Stati Uniti. È quanto emerge dall’analisi di Cia-Agricoltori Italiani, sulla base dei dati di Nomisma e dell’Ufficio studi confederale.
“Serve un’azione diplomatica forte per trovare una soluzione e non compromettere i traguardi raggiunti finora -ha dichiarato il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. L’export agroalimentare negli Usa è cresciuto del 158% in dieci anni e oggi gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato di riferimento mondiale per cibo e vino Made in Italy, con 7,8 miliardi di euro messi a segno nel 2024”. Secondo Fini, “l’Italia può e deve essere capofila in Europa nell’apertura di un negoziato con Trump, visto che abbiamo anche più da perdere. Gli Usa, infatti, valgono quasi il 12% di tutto il nostro export agroalimentare globale, mettendoci in testa alla classifica dei Paesi Ue, molto prima di Germania (2,5%), Spagna (4,7%) e Francia (6,7%)”. Ecco perché “bisogna agire e fare di tutto per contrastare l’effetto deflagrante dei dazi Usa alle porte, tra danni enormi a imprese e cittadini, dilagare dell’Italian sounding e spazi di mercato a rischio occupazione da parte di altri competitor. A partire proprio dai prodotti più esposti verso Washington”.
Guardando ai prodotti Made in Italy che trovano negli Stati Uniti il principale sbocco, in termini di incidenza percentuale sulle vendite oltrefrontiera, preoccupata la situazione del Pecorino Romano (prodotto al 90% in Sardegna), il cui export negli Usa vale il 57% di quello complessivo (quasi 151 milioni di euro). Ma con i dazi al 25%, il florido settore americano di chips e snack (2,5 miliardi) potrebbe sostituire il Pecorino nostrano con altri prodotti caseari più convenienti. Discorso a parte sul vino italiano, per il quale gli Usa sono la prima piazza mondiale con circa 1,9 miliardi di euro fatturati nel 2024, ma con “esposizioni” più forti di altre a seconda delle bottiglie. A dipendere maggiormente dagli Stati Uniti per il proprio export sono infatti i vini bianchi Dop del Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, con una quota del 48% e un valore esportato di 138 milioni di euro nel 2024; i vini rossi toscani Dop (40%, 290 milioni), i vini rossi piemontesi Dop (31%, 121 milioni) e il Prosecco Dop (27%, 491 milioni). Grandi numeri che i dazi possono scombinare, lasciando strada libera ai competitor: dal Malbec argentino, allo Shiraz australiano, fino al Merlot cileno.
Anche per l’olio d’oliva italiano gli Stati Uniti hanno un peso significativo, pari al 32% del proprio export (937 milioni di euro nel 2024), ma meno sostituibile nella spesa degli americani, e così a scendere per i liquori (26%, 143 milioni). Meno esposti al mercato Usa risultano invece Parmigiano Reggiano e Grana Padano, per una quota che pesa per il 17% del valore dell’export congiunto di questi due formaggi (253 milioni), così come pasta e prodotti da forno (13%, 1,1 miliardi).
COLDIRETTI, 30% COLPO MORTALE DA OLTRE 2,3 MILIARDI PER CIBO MADE IN ITALY, TROVARE ACCORDO E METTERE FINE A INCERTEZZA
I dazi al 30% annunciati dal presidente Usa Donald Trump sui prodotti europei potrebbero costare alle famiglie statunitensi e all’agroalimentare italiano oltre 2,3 miliardi di euro. E’ quanto emerge da una stima Coldiretti, effettuata sulla base dell’impatto per le filiere nazionali già sperimentato in occasione delle tariffe aggiuntive imposte dal tycoon nel suo primo mandato, che aveva portato a un calo delle vendite a doppia cifra per i prodotti colpiti. L’impatto in termini di prezzi maggiorati per i consumatori americani si tradurrebbe inevitabilmente in ricadute anche sulle aziende italiane, vista la richiesta di “sconti” da parte degli importatori riscontrata nelle scorse settimane. La diminuzione dei consumi porta inevitabilmente a prodotto invenduto per le imprese tricolori, costrette a dover cercare nuovi mercati. Il tutto senza dimenticare il pericolo falsi, con gli Stati Uniti primo produttore mondiale di falso cibo Made in Italy. L’eventuale scomparsa di molti prodotti italiani dagli scaffali rappresenterebbe un assist per la già fiorente industria del tarocco, stimata in un valore di 40 miliardi.
Al danno immediato in termini di un probabile calo delle esportazioni andrebbe ad aggiungersi quello causato dalla mancata crescita, con il cibo Made in Italy in Usa che quest’anno puntava a superare il traguardo dei 9 miliardi di euro, dopo aver raggiunto lo scorso anno il valore record di 7,8 miliardi di euro, grazie a un incremento delle vendite del 17% rispetto al 2023, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat.
A pesare è anche il fatto che le nuove tariffe aggiuntive andrebbero a sommarsi a quelle già esistenti, penalizzando in particolar modo alcune filiere cardine, a partire da quelle già sottoposte a dazio. Con il dazio al 30%, le tariffe aggiuntive per alcuni prodotti simbolo del Made in Italy arriverebbero al 45% per i formaggi, al 35% per i vini, al 42% per il pomodoro trasformato, al 36% per la pasta farcita e al 42% per marmellate e confetture omogeneizzate, secondo una proiezione Coldiretti.
“Imporre dazi al 30% sui prodotti agroalimentari europei – e quindi italiani – sarebbe un colpo durissimo all’economia reale, alle imprese agricole che lavorano ogni giorno per portare qualità e identità nel mondo, ma anche ai consumatori americani, che verrebbero privati di prodotti autentici o costretti a pagarli molto di più oltre ad alimentare il fenomeno dell’italian sounding – afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – Purtroppo non possiamo che constatare, laddove dovessero essere confermati i dazi il 1 agosto, il totale fallimento della politica esercitata dalla Von der Leyen a danno dei settori produttivi e delle future generazioni. La Presidente deve spendersi per una soluzione vera, come non ha ancora fatto. In un momento delicatissimo per gli equilibri geopolitici ed economici globali, colpisce la totale assenza di coraggio e di visione strategica da parte dell’Europa. Mentre il mondo si riarma, le filiere si ricompongono e le grandi potenze investono nel rafforzamento della propria sovranità alimentare ed energetica, Bruxelles pensa a tagliare risorse proprio ai settori produttivi più strategici come l’agricoltura e dell’economia reale”.
“Dopo la decisione europea di aumentare il proprio contributo alla Nato per superare quello degli Stati Uniti – afferma il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo – la scelta americana di colpire il nostro agroalimentare con dazi punitivi appare profondamente ingiusta e del tutto asimmetrica. Non si può chiedere all’Europa maggiore responsabilità strategica e poi penalizzarla economicamente sul commercio. Serve uno scatto di lucidità da parte di tutti: ci auguriamo che un supplemento di razionalità, non solo diplomatica, riporti la discussione sul terreno del buon senso e dell’equilibrio tra alleati”.
Grana Padano contro i nuovi dazi USA al 30%: Atto di guerra, Trump un nemico, non un concorrente
Trump ha fissato i dazi al 30% sui prodotti dell’Unione Europea. La sua decisione equivale ad una vera dichiarazione di guerra economica. Quindi, da oggi l’Europa non può più considerarlo un competitor, ma così diventa un NEMICO”.
Duro e chiaro il commento di Stefano Berni, Direttore Generale del Consorzio Tutela Grana Padano, alla pubblicazione fatta dal presidente americano sul suo social “Truth” della lettera inviata alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, in cui si annunciano dazi al 30% sulle merci provenienti dai Paesi europei. Le tariffe saranno imposte dal 1° agosto e non ammettono repliche: “Se adotterete misure di ritorsione, le aumenteremo”, scrive Trump nella lettera.
“É necessario ricordare a tutti che Grana Padano da tanti anni sta scontando un dazio storico che era del 15% nelle esportazioni verso gli Stati Uniti – sottolinea Berni – Una gabella che dopo i primi mesi di presidenza Trump, è salita al 25% che quindi oggi incide per quasi 6 dollari al kg.
Per il Direttore Generale del Consorzio Grana Padano, ad una prima stima “il dazio ora salirebbe a circa 10 dollari al chilogrammo di Grana Padano. Ma gli importatori e i distributori americani mettono in vendita al consumatore il Grana Padano moltiplicando per 2 il prezzo di partenza e tutti i costi logistici che hanno negli USA. Ciò vuol dire che oggi lo pongono in vendita poco sotto i 40€ al kg; ma con un ulteriore dazio aggiuntivo del 30% che quindi porterà quello totale al 45%, il prezzo al consumo supererà ampiamente i 50 dollari al chilogrammo”.
È pesantissimo quindi Il quadro che si profila per la filiera del formaggio DOP più consumato nel mondo che ha negli Usa il suo terzo mercato mondiale con oltre 220 mila forme esportate nel 2024. “Con un tale dazio saranno ovviamente ridotti i nostri consumi negli Stati Uniti – conclude Berni – E questo drammatico errore sarà anche un danno per il consumatore americano che comunque consumerà, anche se di meno, grana padano, tanto che negli anni i consumatori USA ci hanno premiato con una continua crescita del consumo. Ma contro l’Europa Trump ha compiuto un autentico e pesante atto di guerra, condotto con miope tracotanza e che rischia di sconvolgere anche gli equilibri geopolitici generali. É evidente che gli europei così perdono un paese amico”. Il Direttore Generale del Consorzio Grana Padano si appella alle istituzioni e alla politica. “Trump è un tycoon volubile e aggressivo. Speriamo Giorgia Meloni gli faccia fare alcuni passi indietro sfruttando la sua volubilità. Ma se le cose rimanessero così per noi, gli Stati Uniti diventeranno un paese molto difficile finché verrà governato da questo Trump”.

