Confcooperative ha presentato la seconda edizione della Guida ai Ristoranti Cooperativi. Una passerella di 176 locali che raccontano storie di buona cucina ma anche il valore profondo del reinserimento lavorativo e del riscatto personale

Un viaggio gastronomico che è anche un percorso di inclusione sociale e sviluppo sostenibile. E’ questo il senso de “Il Gusto della Cooperazione”, Guida ai Ristoranti Cooperativi d’Italia, promossa da Confcooperative FondoSviluppo e realizzata dall’editore Pecora Nera.

La Guida, giunta alla seconda edizione, è stata presentata presso la sede di Confcooperative a Roma dal presidente Maurizio Gardini e dal direttore generale Fabiola di Loreto.

“Al viaggiatore che vorrà seguire questa Guidaha osservato il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini consigliamo di immergersi totalmente nel valore del progetto e cogliere, oltre ai sapori, il bello che ogni singola storia ci offre”.
La Guida, arricchita da storie e foto rispetto alla prima edizione, è un viaggio che descrive 176 locali attraverso la Penisola. “Storie di piatti e di cucina, di persone e di luoghi, di tradizioni e di comunità ma anche reinserimento lavorativo, riscatto che diventa speranza, lavoro che diventa sviluppo personale ed economico”, ha detto il direttore generale di Confcooperative Fabiola Di Loreto.

Non sono mancate, alla presentazione della Guida, le esperienze dirette di alcune delle realtà descritte. Di opportunità di “riscatto sociale”, offerta dall’Osteria Sociale Montebellina ad Alba (CN), ha parlato Roberto Intelisano di Progetto Emmaus, realtà impegnata in percorsi di inserimento lavorativo per persone disagiate. Intelisano è intervenuto alla presentazione della Guida assieme alla giovane Sara Limani che ha avuto un’infanzia difficile e nel ristorante ha trovato “una famiglia, un luogo di rinascita”. All’Osteria Sociale di Montebellina viene proposta una cucina autentica e accessibile, molto legata al territorio, con piatti ceh vanno dai tajarin, ai ravioli del plin, al brasato al Barolo e coniglio grigio di Carmagnola.

L’attenzione ai progetti di solidarietà e reinserimento lavorativo è bene presente anche nelle attività di Fattorie Garofalo che da oltre sessant’anni rappresenta un punto di riferimento per la Mozzarella di Bufala Campana Dop e più in generale per il settore lattiero-caseario bufalino.

Con il progetto Retail, Garofalo ha scelto di avvicinarsi direttamente al consumatore finale, diffondendo, con i suoi Bistrot e Botteghe, la cultura del latte e mozzarella di bufala in luoghi di gran passaggio come stazioni, centri commerciali, aeroporti. Nei Bistrot di Fattorie Garofalo, ha spiegato il direttore amministrativo e finanziario Gianluca Funiciello, viene proposta una ristorazione agile e gustosa. Tra i piatti proposti, i “mozzaburger”, per mangiare la mozzarella in modo originale e simpatico, e ricette classiche, come amatriciana, lasagna, gnocchi allo scarpariello, reinterpretate con latticini di bufala.