Il ricordo in Piazzale Salvador Allende, dove sorgeva il Centro Sociale “Mario Lupo”
Parma democratica ha reso omaggio a Mariano “Mario” Lupo a 54 anni dalla morte. Per ricordare l’ anniversario dell’assassinio di Mariano Lupo, l’Anpi provinciale di Parma, in collaborazione con tutte le organizzazioni e i movimenti antifascisti della città, ha organizzato la cerimonia di commemorazione ufficiale all’interno del Parco “Vero Pellegrini” nella giornata di martedì 25 agosto 2026.

Intitolato alla memoria di Mariano Lupo il largo dell’ex cinema

Il sindaco Michele Guerra ha affermato che la Commissione toponomastica del Comune di Parma ha accolto all’unanimità la richiesta di intitolare a Mariano Lupo il largo dell’ex cinema Roma, proprio nelle vicinanze del luogo dell’omicidio ed ha ricordato l’aiuto di ricevuto per questa scelta da Ettore Manno, amico di Mariano Lupo ed esponente di Lotta Continua negli anni 70.

«La commemorazione di oggi -ha sottolineato il Sindaco Guerra- vuole ricordare una violenza terribile che la città ha subito dai fascisti».

Dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Parma, Michele Guerra, sono intervenuti Stefano Cresci, vicepresidente dell’Anpi provinciale, Franco Torreggiani, consigliere provinciale e Giulio Varacca, del comitato provinciale di Anpi. L’iniziativa è stata conclusa dallo storico Davide Conti, già consulente dell’Archivio storico del Senato della Repubblica e della Procura di Brescia (inchiesta strage 28 maggio 1974), e consulente della Procura di Bologna (inchiesta strage 2 agosto 1980). Lo storico collabora con Rai Radio 3, e i quotidiani «Il Manifesto» e «Domani».
La cerimonia ufficiale è stata preceduta, dalla deposizione di una corona di fiori presso la lapide dedicata a Lupo, posta nel luogo in cui fu assassinato, in Viale Tanara.
Mario Lupo, un ricordo indelebile – Video a cura di Chiara Pozzati su 12TGParma, clicca qui: https://share.google/




“Nell’estate del 1972 – si legge in una nota dell’Anpi provinciale di Parma – l’Italia era un Paese in piena trasformazione, attraversato da un esteso risveglio sociale, dalla presa di parola di migliaia di giovani, decisi a mettere in discussione i rapporti di potere e porre in atto la rivendicazione di diritti negati. A quell’urto conflittuale si contrapposero forze che invece miravano, non tanto alla difesa dell’esistente, ma addirittura a una restaurazione dello Stato autoritario.
Nacque sostanzialmente così la “strategia della tensione”, l’idea di fomentare la paura e l’insicurezza nell’opinione pubblica – attraverso bombe in banche, piazze e treni – per favorire una svolta antidemocratica, per reprimere quella nuova partecipazione politica e disfare quella ancor debole democrazia. Dentro questo disegno reazionario fu lasciato ampio spazio ai gruppi neofascisti che concepivano la violenza come elemento centrale del loro agire politico, adiacenti al Movimento sociale italiano ma da esso in alcuni casi non controllabili e spesso tollerati, che si muovevano con aggressioni, pestaggi e piccoli attentati.
In questo scenario, si deve inquadrare l’assassinio di Mariano “Mario” Lupo a Parma, la sera del 25 agosto 1972, cinquantaquattro anni or sono. In quell’aggressione stanno molti dei protagonisti di quella fase storica: un piccolo commando di picchiatori della destra radicale, armati di coltelli, già conosciuti alla Questura per le loro azioni squadriste; un giovanissimo operaio, immigrato dalle terre del Sud, attivista della sinistra rivoluzionaria che sognava, insieme ad altri, un mondo diverso; una città, distintasi per il suo antifascismo più risoluto, che vide nella morte di quel giovane il ripetersi del sacrificio di altri suoi figli in un passato non lontano“.


LA STORIA
Parma, #25agosto 1972. Alle 22.30 di fronte al cinema Roma di viale Tanara, un gruppo di neofascisti aggredisce il diciannovenne Mariano Lupo, operaio comunista, militante di Lotta Continua. Il ragazzo viene colpito da una pugnalata al cuore. Si trascina per pochi passi e poi stramazza a terra.
Mariano (Mario) LUPO era un operaio piastrellista siciliano, giunto a Parma dopo aver già lavorato in Germania. Militava in Lotta Continua. Alle dieci di sera, mentre andava al cinema con due amici, venne aggredito e pugnalato al cuore da un gruppo di fascisti.
Il giorno dopo ci fu la manifestazione “ufficiale” dei partiti. Il 27 quella della sinistra extraparlamentare, durante la quale prese la parola Gino VERMICELLI, già commissario politico della Brigata Garibaldi, membro del direttivo nazionale del Manifesto. «Ci hanno ucciso un compagno, un altro, non ricordiamo più tutti quelli che sono caduti. Il questore dice che Lupo era un delinquente: Lupo era un operaio, un piastrellista e non ci sono delinquenti operai piastrellisti, i delinquenti fanno altri mestieri, frequentano altri ambienti, hanno altri protettori… Il fascismo rialza la testa perché gli si lascia spazio. Almirante serve al governo per la teoria degli opposti estremisti, per la repressione contro la lotta operaia.
Lo Stato neutrale è una balla, avanza in realtà una involuzione autoritaria di cui Almirante è lo strumento: è questo il segno del delitto di Parma. Il fascismo è un fatto di classe, non di teppismo. In questa piazza ci sono centinaia e centinaia di operai e lavoratori, militanti del Pci, del Psi, delle forze della sinistra tradizionale.
Hanno fatto bene, hanno scelto giusto: hanno sbagliato i loro dirigenti a venirci con la Dc. Noi non amiamo la violenza, ma respingiamo la violenza dell’avversario di classe, dei padroni e dei fascisti e la respingiamo con la lotta e quindi con la forza. A Parma, a combattere le squadracce, sono stati lasciati gruppi di giovani: dietro la parola d’ordine “isolare l’ultrasinistra” è passata la condiscendenza, l’inerzia di fronte ai fascisti. Sì, dunque, all’unità antifascista, e la più larga possibile, ma l’unità di classe, di lotta, e di combattimento». Poi si formò il corteo, che passando distrusse la sede del MSI.
Il funerale si tenne il 28 agosto, con la partecipazione di migliaia di persone. Attraversò il quartiere Oltretorrente – quello in cui proprio cinquant’anni prima, nell’agosto 1922, erano state respinte le squadre fasciste – e andò verso piazzale Picelli, dove a tenere l’orazione funebre fu il comandante partigiano “Arta”, ossia il vecchio sindaco comunista Giacomo Ferrari. La bara fu portata in spalla dai compagni di Lotta Continua e dagli operai comunali di Parma. Dalle finestre e dai lati della strada centinaia di pugni chiusi e bandiere rosse al vento. Giacomo Ferrari disse: «La storia non ha avuto la sua conclusione, la Carta Costituzionale è stata fermata, svuotata di spirito e di sostanza. Non si è voluto e non si vuole mettere al bando forze malvagie che hanno compiuto i più orrendi misfatti e le più atroci crudeltà».
Appuntamento a Parma il 9 settembre: Barricate antifasciste del 1922
Nei borghi d’Oltretorrente le barricate antifasciste del 1922
Scontri, tumulti e sommosse: per decenni il popolo dei borghi d’Oltretorrente ha sfogato la propria insofferenza attraverso rivolte dure e improvvise. Una storia con radici lontane, ben prima delle Barricate antifasciste del 1922, che ha scavato un solco ancora più profondo tra le due anime che sempre hanno caratterizzato Parma, quella borghese e quella popolare. Un’indole sovversiva e ribelle con cui hanno dovuto fare i conti tutti: la città borghese, le forze dell’ordine e le grandi culture politiche del Novecento — dall’anarchismo al socialismo, dal sindacalismo rivoluzionario all’antifascismo comunista — ognuna misurandosi con esiti e fortune differenti.

L’invito degli organizzatori
Il 9 settembre, in piazza delle Barricate, vi racconteremo quest’anima che ancora aleggia nelle strade di questo quartiere…
Mercoledì 9 settembre 2026, ore 21
Piazza delle Barricate Parma
Incontro con Margherita Becchetti (Centro studi movimenti)
A cura di Ester APS e Centro studi movimenti
In collaborazione con Laboratorio di quartiere Oltretorrente, Con il patrocinio di Città di Parma Con il sostegno di Fondazione Cariparma

