L’azienda, situata nel pisano a Casale Marittimo, nel cuore di un’area archeologica etrusca, propone vinificato in anfora il suo vino bandiera “il Principe guerriero”, dalla tomba di un nobile, ricca di attrezzi per la degustazione, ritrovata nei pressi

L’azienda toscana Pagani de Marchi, cinque ettari di vigne dove già gli etruschi coltivavano la vite, festeggia i vent’anni di vendemmia con un nuovo corso gestionale (il passaggio del timone dell’azienda da mamma Pia al figlio Matteo), e significative novità a livello di produzione dei vini.

L’azienda, che si trova nel cuore di un sito etrusco archeologico a Casale Marittimo, in provincia di Pisa, ha infatti deciso di dare spazio alla vinificazione in anfora, guardando a un passato che è tratto distintivo e valoriale dell’azienda. Non a caso al primo vino prodotto nel 2001 fu dato il nome di “Principe guerriero”, sulla scia del rinvenimento nell’area archeologica circostante di una tomba, appartenuta a un personaggio altolocato, probabilmente un principe, ricca di arredi, un’ascia da cerimonia adornata da una papera portafortuna divenuta logo dell’azienda Pagani de Marchi, e un ricco corredo di strumenti per la vinificazione e l’assaggio del vino che era bevanda apprezzata dal popolo etrusco.

Ma la vinificazione in anfora è anche un procedimento “che conferisce al vino personalità e profondità di espressione”, come ha notato Paolo Basso, sommelier campione del mondo 2013 che ha guidato per la stampa la degustazione di cinque vini – Blumea, Igt Toscana Vermentino 2020, Montaleo Montescudaio Doc Rosso 2018, Casa Nocera Igt Toscana Merlot 2015, Principe Guerriero Costa Toscana Igt 2019 in anfora e Olmata Igt Toscana rosso 2018 -, organizzata da Pagani de Marchi per celebrare appunto i 20 anni di vendemmie.

Ci siamo buttati nell’avventura vitivinicola con grande fervore racconta Pia Pagani de Marchi, di origine svizzera, che a Casale Marittimo aveva preso casa con il marito per trascorrere le vacanze e ha poi deciso di produrre vino – e già vent’anni fa avevamo scelto il biologico (il traguardo della certificazione è stato raggiunto nel 2009, ndr), anche perché io credo profondamente al fatto che che bisogna curare e rispettare il terreno”.

Quest’anno la signora Pia ha deciso di passare il testimone al figlio Matteo che, seguendo la passione di famiglia, vuole andare avanti sulla linea di una produzione di qualità. “Questo è un progetto fortemente voluto da mio padre e portato avanti da mia madre – ha raccontato Matteo -, che nell’arco di questi venti anni, grazie al lavoro di collaboratori esperti e fedeli, è riuscito a raggiungere eccellenti risultati. La sfida sarà quella di andare avanti su questa linea, continuando a migliorare”.

Matteo ha inaugurato un nuovo corso aziendale, al passo coi tempi, pur rispettando le radici sulle quali l’azienda si fonda.

Ecco quindi la scelta di vinificare in anfora: dopo il primo esperimento del Casalvecchio 2016 (100% Cabernet Sauvignon), anche il Principe Guerriero vendemmia 2019 è macerato in anfora. “L’idea è di tornare alle radici etruschespiega Matteo a Gustoh24utilizzando l’anfora di coccio, come al tempo degli Etruschi. Abbiamo anche cambiato assemblaggio. Difatti il sangiovese (precedentemente utilizzato come base del Principe Guerriero, ndr) in queste terre non riesce a dare l’eleganza che volevamo e quindi siamo passati all’assemblaggio di Merlot e Cabernet Sauvignon, più rappresentativi della zona e che meglio esaltavano le caratteristiche del terroir, conferendo al vino l’eleganza e l’avvolgenza a cui volevamo arrivare”.

La superficie vitata dell’azienda agricola Pagani de Marchi si estende nelle colline circostanti per circa 5 ettari, con esposizione Sud-Est, Sud, e Sud-Ovest e con pendenze variabili, ad un’altitudine di circa 200 m.s.l.m.

Il suolo è prevalentemente formato di argille sedimentarie del pliocene; è calcareo, povero d’azoto e sostanza organica, ma ricco di potassio, magnesio e calcio assimilabile. La filosofia dell’azienda è sempre stata quella di produrre vini di alta qualità, che fossero espressione del terroir e nel rispetto del territorio. Le dimensioni non troppo estese della proprietà hanno permesso di portare avanti un lavoro quasi “artigianale”, grazie anche alla presenza costante in vigna degli operatori, che qui lavorano da anni.

La consulenza dell’enologo Attilio Pagli, presente fin dalla nascita dell’azienda, ha dato una precisa impronta per la qualità e la personalità dei vini prodotti.

Le prime vigne impiantate nel 1997 e nel 1998 furono il Merlot, situato sulla vigna Nocera, di circa 1,5 ettari, il Cabernet Sauvignon della vigna Casalvecchio di 1,3 ettari e il Sangiovese, che si trova nella vigna ribattezzata Principe Guerriero su una superficie di circa 2,2 ettari. A queste seguirono nel 2008 nuovi impianti per 1 ettaro di Sangiovese, ½ ettaro Vermentino con una densità di circa 6000 pt/ha. Le viti sono allevate a Guyot e la resa ad ettaro oscilla tra i 50/60 quintali di uva. Oltre al vino l’azienda produce del pregiato olio extra vergine di oliva estratto a freddo, ottenuto da olive biologiche colte a mano nei primi giorni di ottobre. Le varietà presenti sono: leccino, frantoio e lazzero

Dal 2009 l’azienda ha fatto della conduzione biologica il suo cardine: la cura delle vigne in ogni fase è diventata il cuore del lavoro dell’uomo, dal germogliamento alla vendemmia, con l’attuazione delle pratiche colturali come la potatura verde o il diradamento dei tralci e dei grappoli. Le concimazioni sono quindi ridotte e si limitano all’apporto di sostanza organica, senza l’utilizzo di diserbanti chimici o di molecole di sintesi nei trattamenti antiparassitari.

L’azienda nel 2018 ha inoltre avviato una collaborazione con l’Università Sant’Anna di Pisa, e l’istituto di entomologia agraria Unipi, per un progetto sperimentale legato alla lotta biologica contro la tignola della vite, tramite un insetto antagonista, che prevede l’inserimento del vino Casa Nocera come materiale didattico del master di specializzazione.