Si è svolto al Pizza Village di Milano (Parco CityLife) un convegno sul tema: “Cibo, sostenibilità e certificazione” promosso da Fondazione UniVerde, Rete #EcoDigital, Euro-Toques Italia e Federazione Italiana Cuochi – FIC
Al Parco city life di Milano si è svolto un partecipato dibattito sui temi del mondo food a partire dai recenti accordi Von der Leyen – Trump che porterà l’Italia ad importare dagli Usa prodotti alimentari statunitensi con le aflatossine che sono circa il doppio negli Usa rispetto a quanto previsto nella UE e altri prodotti non autorizzati finora in Europa.
Ha aperto e moderato l’incontro Chiara Maria Amati, giornalista del Corriere della Sera COOK. Al confronto sono intervenuti Emmanuel Conte (Assessore al Bilancio, Demanio e Piano straordinario Casa, Comune di Milano, Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente della Fondazione UniVerde e promotore della World Petition e Campagna Mondiale #PizzaUnesco); Claudio Sebillo (Fondatore del Pizza Village); Gianni Tarabini (Segretario Generale di Euro-Toques Italia); Salvatore Bruno (Segretario Generale della Federazione Italiana Cuochi – FIC); Dominga Cotarella (Presidente della Fondazione Campagna Amica); Edoardo Camozzi (Agronomo presso l’Azienda Agricola ‘Camozzi Gianni” di Copparo) e Fabrizio Capaccioli (Amministratore Delegato di Asacert).

“No fake food”, “Cucina Italiana Unesco” e “No alla carne agli ormoni e al cibo spazzatura” del patto Von der Leyen – Trump sono stati questi i tre temi al centro del convegno che, nel complesso, ha sottolineato come il legame tra cultura, territori e prodotti enogastronomici di qualità, specialmente per un’icona del gusto italiano e mondiale come la pizza napoletana, è più forte che mai e la tecnologia si dimostra l’alleato ideale per tutelarlo. Il connubio tra tradizione artigianale e innovazione digitale è la chiave per proteggere l’identità del nostro agroalimentare, simbolo dell’Italia nel mondo.

La discussione è stata aperta dall’assessore del Comune di Milano Emmanuel Conte
“Le eccellenze agroalimentari italiane come la pizza e tanti altri prodotti conosciuti e apprezzati nel mondo –ha detto Conte nel suo saluto istituzionale– sono una ricchezza per il nostro Paese, che va valorizzata, tutelata e difesa. L’evento organizzato da Fondazione UniVerde discute delle opportunità e dei rischi che il settore agroalimentare incontra in un momento segnato da crisi internazionali, mutamento climatico e rivoluzione digitale. La scelta di Milano come luogo del dibattito è più che mai opportuna: dal 2015, dopo il fortunato evento di Expo, la città promuove la cultura del cibo come strumento di pace e benessere tra i popoli e di sviluppo sostenibile”.

La parola è passata poi a Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde e già minisro dell’Agricoltura oltre che promotore della World Petition e Campagna Mondiale #PizzaUnesco. “In un mondo globalizzato, dove l’omologazione è la più grande minaccia per le identità locali, il digitale, con strumenti come blockchain e intelligenza artificiale, offre la chiave per garantire l’autenticità del cibo e dei piatti di qualità. La tecnologia è un potente alleato per narrare la storia di un territorio e dei suoi prodotti, il lavoro di un agricoltore e la tradizione di un mestiere antico come quello del pizzaiuolo napoletano, creando così un rapporto di fiducia con chi degusta le vere bontà italiane preparate secondo la sapienza artigianale. Il successo di #PizzaUnesco ci ha insegnato una grande lezione: la forza del nostro patrimonio culturale risiede nella passione della community mondiale intorno ai simboli del Made in Italy. È un ‘people power’ che dobbiamo incanalare per tutelare e valorizzare sempre più la pizza napoletana e tutte le nostre eccellenze agroalimentari. Ecco perché sostenibilità e certificazione non sono solo il ‘DNA’ di un nuovo paradigma EcoDigital da applicare al cibo, ma devono rappresentare, essi stessi, parti integranti del ‘brand Italia’, valori che ci rendono unici e desiderabili a livello internazionale”.
Claudio Sebillo (Fondatore del Pizza Village) annuncia che Pizza Village dal 2026 sbarca all’estero
“Orgogliosi di aver dato i natali alla World Petition e alla campagna mondiale #PizzaUnesco al Pizza Village di Napoli nel 2014 con l’ex Ministro Pecoraro Scanio e tanti altri compagni di viaggio, manteniamo e diamo sempre più spazio alla vocazione di evento ambasciatore della pizza napoletana, della cultura e delle tradizioni partenopee nel mondo. Un viaggio partito da Napoli nel 2011, che passa per la terza volta a Milano e che ci vedrà sbarcare a breve in altre grandi capitali europee e non solo. Un cammino -ha ribadito Claudio Sebillo- che negli anni si è rafforzato ed ha incrociato il percorso anche dei diversi e prestigiosi partner di filiera con i quali si condividono valori, posizionamento e obiettivi e che lascia intravedere nel Pizza Village sempre una grande opportunità di affermazione e di grande visibilità in Italia e all’estero”.
Fabrizio Capaccioli, Amministratore Delegato di Asacert): “la certificazione quale leva di sviluppo, innovazione e protezione del patrimonio agroalimentare nazionale”

“Il fenomeno dell’Italian Sounding sottrae ogni anno miliardi di euro al comparto agroalimentare italiano e la Lombardia è la regione italiana più colpita, con un impatto economico negativo pari a 10,2 miliardi di euro l’anno (dati Ambrosetti). Con ITA0039 abbiamo introdotto – ha detto Fabrizio Capaccioli- un protocollo di certificazione che si fonda su criteri oggettivi per la tutela dell’autenticità, che diventa così un elemento strategico non solo per le imprese, che vedono rafforzata la loro competitività sui mercati globali, ma anche per i consumatori, ai quali garantiamo la certezza di una filiera trasparente e realmente italiana. Un atto di tutela economica, ma anche un impegno culturale e identitario. Occasioni di confronto come questo evento milanese sono fondamentali per ribadire il valore delle certificazioni quale leva di sviluppo, innovazione e protezione del patrimonio agroalimentare nazionale”.
Gianni Tarabini (Segretario Generale di Euro-Toques Italia) ha portato i saluti del Presidente Enrico Derflingher ed ha dichiarato: “Parlare di sostenibilità e certificazione significa raccontare il futuro della cucina italiana, ma anche la sua identità più autentica. A La Fiorida, azienda agricola e ristorante in Valtellina, viviamo ogni giorno questo intreccio tra produzione, allevamento, trasformazione e cucina. È un modello di filiera corta che ci permette di controllare qualità, sicurezza e trasparenza, dando al cliente non solo un piatto, ma la certezza di ciò che mangia. Come cuoco e come socio di Euro-Toques Italia, sento la responsabilità di difendere e valorizzare il Made in Italy, non con parole astratte, ma con scelte concrete: allevamenti rispettosi del benessere animale, coltivazioni che preservano biodiversità, produzioni artigianali che si fanno custodi di territori unici. In un’epoca in cui la globalizzazione e i dazi rischiano di appiattire le differenze, il digitale e la certificazione diventano strumenti fondamentali. Permettono di raccontare la storia che sta dietro ogni prodotto, di tracciarne il percorso dalla terra alla tavola, e di trasmettere al consumatore fiducia e consapevolezza. L’arte della pizza napoletana, ad esempio, simbolo straordinario di identità italiana riconosciuta dall’UNESCO, ci insegna che dietro a un piatto c’è sempre un racconto di cultura, territorio e comunità. È lo stesso racconto che noi cuochi siamo chiamati a custodire e a trasmettere: quello delle nostre radici, che diventano futuro. Sostenibilità, certificazione e innovazione non devono essere viste come vincoli, ma come opportunità per valorizzare le eccellenze e proteggere la nostra cucina. È questo il percorso che, come cuochi di Euro-Toques e come custodi del Made in Italy, siamo orgogliosi di portare avanti”.

Salvatore Bruno, Segretario Generale della Federazione Italiana Cuochi – FIC, dopo aver ribadito a nome della Fic il sostegno alla campagna per l’iscrizione della Cucina Italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco”, ha sottolineato che è “quasi superfluo ricordare che la cucina italiana affonda le sue radici nella biodiversità dei territori, nella ricchezza dei suoi prodotti certificati e nella varietà di tradizioni che nel corso del tempo hanno trasformato in modo appropriato e sostenibile le risorse locali. Non a caso, in Federcuochi si afferma spesso che i cuochi italiani dovrebbero avere la testa in cucina, le mani sui fornelli e i piedi nei campi: un modo efficace per esprimere il legame indissolubile tra competenze culinarie, cultura locale e peculiarità della terra. In questo quadro, non sorprende che la comunicazione eco-digitale amplifichi oggi il valore e la ricchezza di biodiversità che confluisce nel patrimonio enogastronomico nazionale, proponendo i modelli locali di produzione e consumo come esempi virtuosi e alternative concrete alle logiche di un cibo sempre più globalizzato. E i cuochi, del resto, non possono far altro che ribadire come queste qualità appartengano non solo ad una rinnovata sensibilità, ma all’unicità ed essenza stessa della cucina italiana”.

Dominga Cotarella (Presidente della Fondazione Campagna Amica): “Parlare di sostenibilità e certificazione partendo dalla pizza non è affatto banale: la pizza è una delle eccellenze agroalimentari italiane più conosciute, amate e rappresentative nel mondo. È una delle massime espressioni della nostra cultura, della nostra agricoltura e della nostra cucina, simbolo del vero Made in Italy. Un Made in Italy oggi minacciato dai dazi USA, ma anche dalla proposta di riduzione delle risorse della PAC 2028-2034 e dall’accorpamento dei fondi per lo sviluppo rurale in un fondo unico, con il rischio concreto di penalizzare l’agricoltura europea. A questo si sommano la crisi economica e climatica, le ecomafie e molte altre incognite che alimentano incertezza e instabilità nel settore. Il taglio che Bruxelles vuole apportare alla PAC danneggerà inevitabilmente il mondo agricolo, e dovremo fare di tutto perché non si colpisca in maniera significativa un comparto che garantisce salute ai cittadini con cibo sano, sicuro e di qualità come riconosciuto anche dal 70% dei cittadini europei. L’Italia, in Europa e nel mondo, è leader di qualità e sicurezza alimentare. La nostra agricoltura è la più green, anche grazie alla più estesa rete di mercati di vendita diretta con Campagna Amica. Sul piano nazionale, l’agroalimentare è la prima filiera produttiva per contributo al Pil. È fondamentale che le produzioni agroalimentari siano trasparenti, certificate, tracciate e tracciabili, così da accrescere la consapevolezza dei cittadini e favorire scelte di consumo più responsabili e critiche. Per Campagna Amica, Terranostra e tutto il sistema Coldiretti questo impegno è prioritario. Lo dimostrano le battaglie che portiamo avanti in Europa per il cibo sano, le etichette trasparenti, la lotta ai cibi ultra trasformati, alle contraffazioni, all’uso di chimica nociva e allo sfruttamento del lavoro. Ma anche i progetti di educazione alimentare nelle scuole, le iniziative di agricoltura sociale e, soprattutto, la rete di Campagna Amica, che avvicina città e campagna, produttori e consumatori, promuovendo filiera corta, cibo sano e consapevolezza, in particolare tra i più giovani”.
Edoardo Camozzi (Agronomo presso l’Azienda Agricola ‘Camozzi Gianni” di Copparo): “Il futuro del grano è a residuo zero. Ciò significa ridurre al minimo l’impatto ambientale, eliminare i residui dei prodotti fitosanitari di sintesi chimica nel prodotto finale, poiché nocivi per la salute, e al tempo stesso preservare la fertilità del terreno mantenendo intatta la biodiversità. È questa la nostra filosofia produttiva per garantire al consumatore un prodotto sicuro, sano e rispettoso dell’ecosistema. Auspichiamo che il nostro modello, assolutamente replicabile, ispiri tutto il settore primario a un patto di fiducia tra chi coltiva e chi consuma. Per noi è un atto di responsabilità verso i consumatori, le future generazioni e Madre Terra”.
