“Ovunque io vada i bambini mi chiamano ‘la donna dei libri'”. La cantante fondò la Imagination Library: un programma che invia gratuitamente ogni mese un libro ai bambini dalla nascita ai cinque anni (Abc) 

“Everywhere I go, the kids call me ‘the book lady’”. “Ovunque io vada i bambini mi chiamano ‘la donna dei libri’“. Quando Dolly Parton è morta, il 25 agosto, il mondo ha ricordato Jolene, 9 to 5 e una carriera lunga sessant’anni.

Ma la sua eredità passa anche dalle cassette della posta di milioni di bambini (Los Angeles Times). Nel 1995, ispirata dal padre che non aveva imparato a leggere, la cantante fondò la Imagination Library: un programma che invia gratuitamente ogni mese un libro ai bambini dalla nascita ai cinque anni (Abc).

Nata in una contea rurale del Tennessee, l’iniziativa opera oggi in cinque Paesi e ha distribuito più di 300 milioni di libri. Un’infrastruttura della lettura costruita “porta a porta”, facendo arrivare i libri direttamente nelle case, prima ancora che i bambini imparino a leggere (Reuters).

Anche la cantante Dua Lipa ha trasformato la propria popolarità in un progetto culturale. Attraverso il Service95 Book Club propone ogni mese un libro e un’intervista a autori e autrici. Durante una conversazione con la scrittrice albanese Lea Ypi, la cantante ha sostenuto le proteste contro il maxiprogetto turistico promosso in Albania da Ivanka Trump e Jared Kushner, criticando la decisione del governo di modificare le tutele ambientali senza una consultazione pubblica (The Independent).

A Porto il club ha trovato anche una sede fisica. All’interno della storica Livraria Lello è nata la Manifesto Library, una biblioteca permanente che riunisce cento opere censurate, vietate o contestate, organizzate attorno a quattro parole: potere, controllo, voce e memoria. The Atlantic ne segnala anche il limite: molti titoli sono facilmente reperibili e l’accesso alla libreria è a pagamento.

Ma mentre i progressisti discutono se archiviare la parola “woke” (New York Times – Guardian), la destra anti-woke l’ha già trasformata in una categoria politica con conseguenze concrete sugli scaffali. In Texas il vicegovernatore Dan Patrick non definisce “woke” i singoli libri: chiama invece “di sinistra” e “woke” l’American Library Association e attribuisce ai bibliotecari la responsabilità di aver introdotto nelle scuole opere considerate pericolose.

La legge utilizza categorie apparentemente neutre — contenuti “indecenti”, “profani” o “sessualmente espliciti” — ma è la retorica anti-woke a indicare quali storie e istituzioni mettere sotto accusa (Chron).

La selezione dei bersagli, infatti, non è casuale. Nel 2024-2025 il 44% dei titoli vietati negli Stati Uniti presentava personaggi o persone di colore e il 39% figure LGBTQ+; soltanto il 10% conteneva rappresentazioni di esperienze sessuali consensuali (PEN America). E il perimetro continua ad allargarsi: nella lista texana di 2.198 libri indicati come inappropriati è finito anche La notte di Elie Wiesel, testimonianza della deportazione ad Auschwitz che lo stesso Texas ha inserito tra le letture obbligatorie per gli studenti (Houston Chronicle).

I libri, contrariamente alle tendenze di lettura negative, sono diventati una materia prima da acquistare in massa. Librai britannici e irlandesi hanno segnalato ordini anomali di centinaia di volumi usati, sospettando che dietro gli acquirenti ci siano società interessate ad addestrare sistemi di intelligenza artificiale (Guardian). Un’inchiesta di 404 Media ha seguito la spedizione di un libro raro nascondendo al suo interno un dispositivo di tracciamento. Il volume è arrivato in un impianto Amazon di Las Vegas dove, secondo le testimonianze raccolte, i libri vengono privati della rilegatura e scansionati per produrre dati destinati all’IA.

Ripreso dalla Newsletter PUBBLICO della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli