«Senza di lui l’Italia oggi non avrebbe l’Alta velocità»

Uno scritto di Guido Canali su Open online
C’è una domanda che Mauro Moretti ama rivolgere a chi lo incalza sulle scelte della sua lunga carriera: «Che cosa sarebbe oggi l’Italia senza l’alta velocità?». La domanda è retorica, ma non banale. È il manifesto di un uomo che ha attraversato mezzo secolo di storia industriale e infrastrutturale del Paese, sempre dall’interno, sempre convinto che i sistemi complessi si cambino non dall’esterno ma da dentro. Un bullone alla volta, un treno alla volta, un’azienda alla volta. Mauro Moretti è nato il 29 ottobre 1953 a Rimini. Laureato con lode in Ingegneria Elettrotecnica a Bologna nel 1977, l’anno successivo vince un concorso pubblico e inizia la sua carriera come quadro presso l’Officina Trazione Elettrica di Bologna. Un inizio concreto, di quelli che profumano di grasso e metallo, lontano dai salotti romani dove si decidevano i destini delle partecipate di Stato. È il periodo dove nasce il quarto Governo Andreotti e da lì a poco verrà rapito Aldo Moro. Un clima dinamico e terrificante.
L’esperienza da sindacalista della Cgil ai tempi di Luciano Lama
E infatti Moretti non è fatto per stare fermo e aspettare. Nei primi anni Ottanta si iscrive alla CGIL, non esattamente la strada più facile per diventare il numero uno. Scala i vertici sindacali con il passare del tempo: nel 1986 viene nominato segretario nazionale della CGIL Trasporti, carica che mantiene fino al 1991. È Luciano Lama, leggenda della sinistra sindacale italiana, a intuirne il talento e a volerlo nei ranghi della confederazione. Moretti accetta, e al tavolo delle trattative impara tutto: la pazienza, la durezza, l’arte di distinguere le battaglie che si possono vincere da quelle che vanno lasciate perdere. Quella stagione sindacale non è una parentesi. È una scuola. Il tavolo delle trattative è il suo habitat naturale sin da quando Luciano Lama gli chiese di fare il sindacalista nei ranghi della CGIL. Sarà proprio quell’esperienza, imparare le ragioni dell’altro, conoscere ogni leva del conflitto industriale, a renderlo un manager capace di affrontare a muso duro le resistenze corporative quando passerà dall’altra parte della barricata.
Trent’anni in Ferrovie dello Stato nel paese del trasporto su gomma
La carriera in Ferrovie dello Stato procede per gradi, ma con una direzione sempre chiara. In un arco temporale di circa trent’anni, Moretti ricopre incarichi di crescente responsabilità: Responsabile della Divisione Sviluppo Tecnologico nel 1993, Amministratore Delegato della società immobiliare Metropolis nel 1994, Direttore dell’Area Strategica di Affari “Rete” nel 1997, fino a diventare nel 2001 Amministratore Delegato di Rete Ferroviaria Italiana. Nel 2006 arriva il salto definitivo: viene nominato Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato Italiane, ruolo che manterrà fino al 2014. Otto anni che cambieranno il volto del trasporto ferroviario, e non solo, italiano. Prima ancora di parlare di Alta Velocità, bisogna capire il campo di battaglia su cui Moretti si è trovato ad operare nei decenni. L’Italia è storicamente un Paese della gomma: strade, autostrade, camion, automobili. Il dopoguerra aveva scelto la Fiat, il miracolo economico aveva scelto l’Autostrada del Sole, e per decenni le risorse pubbliche avevano premiato l’asfalto a scapito dei binari. Non era solo una questione di infrastrutture: era una questione di cultura e di interessi consolidati. Ogni chilometro di rotaia costruito sottraeva argomenti e finanziamenti a chi aveva costruito il proprio potere sull’espansione della rete stradale. Ogni operazione di efficientamento del ferro toglieva fiato alla gomma.
