Un viaggio sensoriale di Carol Agostini tra terre millenarie, vitigni eroici e grandi interpreti della Viticoltura italiana
Una giornata sospesa tra passato e futuro, tra tradizione e ricerca, tra la voce antica della terra e la mano moderna dell’uomo. È così che si potrebbe descrivere la domenica del Merano WineFestival 2025, un palcoscenico in cui il vino diventa linguaggio, identità, patrimonio culturale. Tra i presenti anche Carol Agostini, giornalista di settore e buyer specializzata, chiamata a partecipare alle masterclass in qualità di stampa accreditata. La sua presenza ha portato uno sguardo professionale e al tempo stesso profondamente umano, quello di chi il vino non lo osserva soltanto, ma lo ascolta.
Le masterclass, curate dall’organizzazione del festival con la consueta attenzione alla qualità e alla visione, hanno proposto un percorso straordinario che ha attraversato territori lontani, vitigni quasi leggendari, storie di vignaioli che resistono e innovano, e interpretazioni enologiche capaci di emozionare anche il pubblico più esperto.
Quello che segue è il racconto di una giornata che ha saputo trasformare il vino in una vera opera narrativa, fatta di capitoli diversi ma uniti dal filo rosso dell’eccellenza.

Georgia & Rauscedo: due terre, un vitigno che parla più lingue
Relatori: Tamar Tchitchiboshvili, Ermanno Murari, Helmuth Köcher
La giornata si apre con un dialogo tra due mondi apparentemente lontanissimi: la Georgia, culla del vino e delle vinificazioni in qvevri, e i Vivai Cooperativi Rauscedo, realtà italiana leader mondiale nella ricerca viticola. Carol Agostini, seduta nelle prime file con taccuino e calice davanti, osserva con attenzione l’incontro tra un patrimonio ampelografico millenario e l’innovazione scientifica italiana.
Il confronto tra le versioni georgiane e quelle coltivate in Italia rivela sfumature sorprendenti:
– i vini georgiani, profondi, tannici, quasi austeri;
– le interpretazioni italiane, più levigate, aromatiche, lineari.
È una masterclass che dimostra come lo stesso vitigno possa cambiare linguaggio senza tradire la propria identità. Una lezione di geografia, biologia e cultura, che ricorda quanto il vino sia una creatura viva, in dialogo costante con il suo ambiente.
“Il Tempo nel Calice”: l’eredità di Ampelio Bucci
Relatori: Federico Veronesi, Luca Gardini, Gabriele Tanfani, con Raoul Ragazzi
La degustazione dedicata ad Ampelio Bucci è uno dei momenti più intensi della giornata. Il pubblico ascolta in religioso silenzio, mentre una verticale storica di Verdicchio Classico Superiore Villa Bucci racconta decenni di visione e rispetto per il territorio.
Carol Agostini annota le sfumature che emergono nei calici:
– note anicee,
– mandorla fresca,
– freschezza marina,
una verticalità che rimane immutata anche nelle annate più mature.
Ampelio Bucci, scomparso da poco, entra idealmente nella sala attraverso i suoi vini. Ogni bicchiere diventa racconto di un uomo che ha dedicato la vita a dimostrare la grandezza del Verdicchio e che ha insegnato che la longevità è un atto d’amore, non una scelta tecnica.
Valdobbiadene, il “famoso sconosciuto”
Relatore: Franco Adami
Valdobbiadene è sinonimo di Prosecco Superiore in tutto il mondo, eppure resta spesso frainteso. Franco Adami, con la sua consueta capacità divulgativa, conduce una masterclass che mette al centro le Rive, micro-territori che rappresentano l’essenza autentica della denominazione.
Carol Agostini ascolta e degusta, sottolineando come la diversità sia la vera forza del territorio:
– Rive fresche e verticali,
– Rive più morbide e mature,
– espressioni agrumate o floreali,
– versioni sapide, quasi salmastre.
Un mosaico complesso che smentisce l’idea del Prosecco come vino uniforme. Qui, la montagna racconta fatica, pendenze estreme, tradizione contadina. Agostini, da buyer, coglie anche l’importanza di comunicare queste sfumature per dare il giusto valore a territori che non conoscono scorciatoie.
Vigne orizzontali e viti verticali: il prodigio di Marisa Cuomo
Relatore: Guido Invernizzi
La masterclass dedicata alla viticoltura eroica della Costa d’Amalfi è una celebrazione del coraggio umano. Le vigne della famiglia Cuomo sembrano un miracolo sospeso tra mare e cielo.
Carol Agostini osserva come i vini riflettano fedelmente l’ambiente di origine:
– mineralità affilata,
– note mediterranee,
– erbe aromatiche,
– una salinità che ricorda l’aria di mare.
Ogni bottiglia è frutto di fatica estrema. Invernizzi ricorda che qui tutto è manuale, lento, delicato. Ed è forse questa fragilità a rendere i vini così unici. “Ogni annata è una vittoria”, confida uno dei collaboratori dell’azienda. Una vittoria che si sente in ogni sorso.
Carignano del Sulcis: il respiro della Sardegna
Relatore: Giuseppe Carrus
La Sardegna entra nella sala con il profumo della macchia mediterranea. Il Carignano del Sulcis è un vino che parla una lingua antica, modellato da sabbie marine e vento di maestrale.
Durante la degustazione, Carol Agostini percepisce una dimensione quasi emotiva: questi vini sembrano “respirare”. Sono ampi, profondi, solari ma mai pesanti, grazie a tannini setosi tipici delle viti a piede franco.
Carrus guida i presenti in un percorso che è viaggio e meditazione. Una masterclass che ricorda quanto la Sardegna sia un continente a sé, con un’identità che meriterebbe maggiore attenzione nel panorama nazionale.
Trent’anni di Tenuta Sant’Antonio: il ponte tra Valpolicella e Soave
Relatore: Mauro Giacomo Bertolli
È raro trovare un’azienda capace di rappresentare con coerenza identità così diverse. Tenuta Sant’Antonio lo fa da trent’anni, coniugando la profondità dei rossi di Valpolicella e la freschezza elegante del Soave.
Carol Agostini, in qualità di buyer, osserva con interesse la pulizia stilistica e l’equilibrio che emergono in ogni vino. “Coerenza” è la parola che ripete più volte nelle sue note. Una masterclass che evidenzia la capacità dell’azienda di innovare senza smarrire la propria anima.
Stesso vitigno, stessa mano, vini diversi: la sfida di Luca D’Attoma
Relatori: Luca D’Attoma e Andrea Radic
Dal punto di vista tecnico, questa è forse la masterclass più affascinante. Come può lo stesso enologo, lavorando con la stessa varietà, ottenere vini profondamente diversi?
D’Attoma spiega che ogni decisione – dal vigneto alla cantina – è un atto creativo. Gestione delle rese, maturazione, contatto con le bucce, legno o acciaio: ogni scelta modella l’anima del vino.
Carol Agostini sottolinea nei suoi appunti la precisione e la tensione espressiva che accomunano i vini, pur nella loro diversità. È una dimostrazione magistrale di quanto la mano dell’uomo sia parte integrante del terroir.
Viaggio in Italia: la grande chiusura del festival
Relatori: Andrea Radic e Riccardo Gabriele
L’ultima masterclass è un omaggio all’Italia del vino. Una selezione di etichette platinum e gold del Merano WineFestival racconta territori e stili che compongono un Paese unico al mondo per complessità enologica.
Carol Agostini, che ha seguito tutte le degustazioni con attenzione e passione, percepisce un messaggio forte: Il vino è il linguaggio più autentico con cui l’Italia racconta se stessa.
Ogni calice rappresenta:
– montagne e colline,
– isole e coste,
– tradizione millenaria e innovazione sperimentale.
È una chiusura che lascia negli occhi dei presenti una consapevolezza chiara: l’Italia è un universo enologico irripetibile, e il Merano WineFestival è uno dei suoi principali custodi.
Quando Carol Agostini esce dall’Hotel Terme Merano, le luci del tramonto si riflettono sulle vetrate. È stata una giornata intensa, ricca di degustazioni, incontri, racconti.
Il Merano WineFestival raccontato da Carol dimostra ancora una volta di non essere solo un evento, ma una narrazione collettiva. Ogni masterclass è un atto teatrale, ogni produttore un narratore, ogni vino una pagina di storia.
Carol Agostini porta con sé:
– le storie ascoltate come giornalista,
– le emozioni provate come donna,
– la memoria sensoriale come degustatrice,
– la visione professionale come buyer.
E una certezza:
il vino è molto più di ciò che c’è nel calice.
È cultura, identità, memoria e futuro.
È, in fondo, un pezzo della nostra umanità.
