“Un Vademecum per i giovani chef, un Manuale da campo per cuochi veri (non per figurine Instagram)”
Franco Luise scrive una lettera amara a Gustoh24
Anni fa Carlin Petrini, presidente onorario di Slow Food, era stato drastico denunciando la deriva del food televisivo in “pornografia alimentare”, ora Franco Luise, chef di cucina come ama definirsi, da una parte attacca la spettacolarizzazione della gastronomia e i suoi “siparietti da avanspettacolo” dall’altro continua a rivolgersi ai giovani cuochi mettendoli dell’avviso che “fare lo chef oggi non è solo spadellare bene” ma è “una missione, è un lavoro tecnico, creativo, mentale, culturale”. E soprattutto, è un mestiere che richiede preparazione vera, non solo talento”. Queste sono frasi di presentazione del suo ultimo libro “Zaino dello Chef“ Manuale da campo per cuochi veri (non per figurine Instagram).
Questo bagaglio di saperi il cuoco Franco Luise lo mette a disposizione dei giovani cuochi e giustamente si rammarica vedendo che molti mentre parlano e scrivono degli “stellati”, oscurano, o come scrive Franco, vengono “ignorati”, da tanti, compresa la stampa di settore.
Ecco la lettera di Franco Luise
Ciao Donato,
ti scrivo con un po’ di amarezza. Sai, mi fa davvero male vedere come, ancora oggi, la professionalità di tanti chef — che magari non hanno stelle Michelin ma che ogni giorno si fanno un mazzo tanto per portare avanti operazioni di altissima qualità — venga completamente ignorata.
Tempo fa ho provato a lanciare un messaggio con il mio libro “Cuochi senza stelle”, e continuo a farlo quotidianamente con il mio lavoro.
Di recente ho anche creato un piccolo vademecum gratuito per i giovani, dove ho riversato oltre 40 anni di esperienza vera di cucina vissuta… Ma quasi nessuno lo ha scaricato, commentato, o forse nemmeno visto.
E sai qual è la domanda che mi tormenta? Se l’avesse scritto Cracco, Cannavacciuolo o Barbieri, sarebbe andata allo stesso modo?
Io un’idea ce l’ho.
Ti abbraccio. Franco
Anch’io ho un’idea, ne scriverò presto, caro Franco…

Franco Luise consegna un lucido appello a tutti i cuochi che operano nell’anonimato di rivendicare la dignità della loro professione
Lo Zaino dello Chef
Un manuale per chi vuole costruire una carriera, non solo un CV. Ho scritto questo piccolo manuale pensando ai giovani cuochi. A chi ha da poco infilato il primo grembiule. A chi sogna la cucina, ma non sa ancora quanto può essere dura, vera, bellissima. Ma mentre scrivevo, mi sono accorto che questo “zaino” non è solo per chi inizia. È anche un buon momento di riflessione per chi è già in viaggio da un po’. Un refresh mentale per quelli che hanno visto passare stagioni, menù, mode, ma che hanno ancora voglia di camminare, imparare, insegnare.
In questo zaino non ci sono padelle. Ci sono idee, esperienze, strumenti veri per affrontare la cucina come mestiere e come vita. Perché uno zaino pieno non si misura dal peso…ma da quante volte ti ha aiutato a rialzarti.

Lo zaino dello chef Franco Luise
Franco Luise
Lo Zaino dello Chef Manuale da campo per cuochi veri (non per figurine Instagram)
Introduzione
Se sei nato tra l’analogico e il digitale, tra la cucina della nonna e i video tutorial su TikTok, lo sai già: fare lo chef oggi non è solo spadellare bene.
È una missione, è un lavoro tecnico, creativo, mentale, culturale.
E soprattutto, è un mestiere che richiede preparazione vera, non solo talento.
In un mondo dove cambia tutto ogni sei mesi — le tendenze, le intolleranze, le tecnologie — non ti serve un tempio. Ti serve uno zaino.
Uno zaino leggero ma pieno, flessibile ma solido. Uno zaino da chef del nuovo millennio:
con il grembiule in jeans,
una bandana al posto della toque,
qualche tatuaggio sulle braccia,
e l’iPhone carico, pronto a documentare un impiattamento, una ricetta riuscita, una giornata che vale la pena ricordare.
tanta testa sulle spalle,
e magari un tablet connesso con le tue note, ricette, idee.
Dentro questo zaino non ci sono padelle:
ci sono idee, competenze, scelte, memoria, strumenti mentali e digitali.
C’è tecnica, conoscenza del prodotto, la capacità di gestire persone e numeri, ma anche di raccontare la cucina a chi sta fuori dalla cucina. È inclusivo, perché oggi in brigata non ci sono solo cloni, ma persone.
È sostenibile, perché non puoi più fare grande cucina distruggendo chi ti lavora accanto o buttando mezza produzione nel cestino.
Questo zaino è la tua attrezzatura mentale.
È il kit minimo per non farti schiacciare da questo mestiere, ma anche per spaccare con stile e sostanza.
Non troverai qui la ricetta perfetta per ogni piatto. Ma troverai le quattro cose che, se non ce le hai con te… meglio che ti fermi a lucidare il banco.
E se non ti piace chiamarlo zaino, chiamalo gear bag, loadout, starter pack… Chiamalo come vuoi. L’importante è che ce l’hai.
Tasca 1 – Il Prodotto
La tua conoscenza degli ingredienti: stagionalità, provenienza, uso, evoluzione.
Il tuo iPhone carico: per fotografare una materia prima incredibile, un taglio ben fatto, un dettaglio che potresti dimenticare domani.
Il tuo tablet o laptop: dove conservi ricette, appunti, food cost, variazioni di menu.
Il tuo database personale: una collezione viva di piatti, esperimenti, idee.
Il tuo istinto allenato: quello che ti dice cosa sta bene con cosa, anche senza guardare un manuale.
Tasca 2 – Tecnica & Tecnologia
La tecnica classica: tagli, cotture, impiattamenti, quella manualità che ti dà credibilità.
La tecnologia: roner, pacojet, blast chiller, app per il controllo food cost.
Il tuo coltellino svizzero mentale: flessibilità, problem solving, capacità di trovare soluzioni anche quando le cose non vanno come previsto.
La voglia di conoscere, non per moda, ma per non dipendere dagli altri.
Il rispetto per il digitale come estensione delle tue mani, non come sostituzione.
La capacità di ascoltare davvero chi hai accanto.
Il rispetto per ogni voce, ogni storia, ogni cultura che entra in brigata.
L’abilità di trasformare una squadra in una piccola comunità con regole chiare ma umane.
Il dovere di formare, ispirare, dare spazio a chi vuole crescere.
Anche una foto oggi è comunicazione.
Il calcolo del food cost, sì. Ma anche la gestione della produzione, la pianificazione, l’ottimizzazione.
Il saper scrivere un menu non solo bello, ma anche intelligente.
Il rispetto per chi investe, per chi paga gli stipendi, per chi deve far quadrare un ristorante o un hotel.
La sostenibilità ambientale, sociale, aziendale.
La lotta agli sprechi: perché un buon cuoco non butta, riorganizza, recupera, reinventa.
La capacità di pensare come un imprenditore, anche se indossi la divisa.
Tieni stretta la tua tecnica.
Coltiva le relazioni.
Usa la tecnologia con testa.
Rispetta il business come rispetti il sapore.
Franco Luise, dal “Cuoco senza stelle” al libro “Ogni battito del suo cuore”
Franco è un personaggio di vero talento, di vasta cultura umanistica e parlando proprio con Valeria, che avrei scritto di Franco, mi ha ricordato che Luise è anche un appassionato, vero amante di musica classica. E’ vero, ne avevamo parlato a lungo una decina di anni fa al Molino Stucky di Venezia dove lo chef lavorava. Leggere su Gustoh24
Franco Luise, dal “Cuoco senza stelle” al libro “Ogni battito del suo cuore”
“Cuoco senza stelle”, il libro dello chef Franco Luise
Su InformaCIBO nel 2014 per leggere cliccare QUI
“Cuoco senza stelle”, l’ultimo libro dello chef Franco Luise
