Indagine AstraRicerche per il Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food: la tazzina si tinge di rosa, la beve quotidianamente il 73% di intervistate contro il 69% degli intervistati
II caffè è il piacere quotidiano per eccellenza degli italiani, un rito irrinunciabile per la quasi totalità degli italiani (il 97,7% degli italiani beve caffè e il 71% lo fa ogni giorno), che oltretutto esercita un grande appeal sul gentil sesso, tanto che le donne, con il 73%, superano di poco gli uomini (69%) nel consumo quotidiano. E’ quanto emerge dall’indagine “Gli italiani e il caffè”, condotta da AstraRicerche per il Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food, presentata a Roma, presso l’Ambasciata del Brasile, in occasione dell’evento “Dal chicco verde alla tazzina: un viaggio culturale e sensoriale alla scoperta del caffè”. L’evento, organizzato dal Comitato Italiano del Caffè, in collaborazione con l’Ambasciata brasiliana in vista della Giornata Internazionale del Caffè che si celebra il 1 ottobre, ha visto confrontarsi in dibattito l’ambasciatore del Brasile in Italia Renato Mosca, Mario Piccialuti, direttore generale di Unione Italiana Food, Giuseppe Lavazza, presidente del Comitato Italiano del Caffè, Marcio Cândido, presidente del Consiglio degli Esportatori di Caffè del Brasile (Cecafé) e Luís Rua, segretario per il Commercio e le Relazioni Internazionali del Ministero dell’Agricoltura e Zootecnia del Brasile.
Per tutti gli ospiti, è stato allestito un corner degustativo-esperienziale a cura del maestro del caffè, Gianni Cocco, per imparare a conoscere e apprezzare i segreti dell’espresso perfetto.
LA RICERCA: LE ABITUDINI DI CONSUMO
La ricerca su “Gli italiani e il caffè”, presentata da Cosimo Finzi, direttore AstraRicerche, ha evidenziato, oltre al primato femminile nel consumo quotidiano, che i maggiori bevitori di caffè si concentrano nella fascia dai 35 ai 65 anni (oltre il 75%).
Anche le modalità di preparazione raccontano un’Italia in evoluzione. Le cialde e le capsule restano la scelta più diffusa (59,5%), forse indice di ritmi di vita sempre più dinamici, seguite dalla moka (55,2%) e dalla macchina espresso automatica (34,4%). Tuttavia, rispetto al passato, le capsule hanno perso terreno – erano al 65% tra il 2021 e il 2023 – mentre la moka, dopo anni di calo, mostra una risalita e le macchine automatiche continuano a crescere, arrivando al 18,9% di preferenze.
In questo quadro, l’espresso resta il punto fermo e l’elemento identitario. È la modalità di preparazione preferita dal 51,6% degli italiani, con percentuali che crescono con l’età. È amato sia al bar, dove raggiunge un voto medio di 8,06, sia a casa, dove sfiora sempre l’8. Per il 74,3% degli italiani è il miglior caffè per gusto personale, per il 64,9% è quello che preferiscono anche all’estero, e per il 75,7% è il caffè più apprezzato al mondo. Ma soprattutto, è riconosciuto come simbolo di convivialità e condivisione: l’83,2% lo associa a un’occasione per stare insieme, l’81,8% alla comodità di una preparazione rapida, il 59% a un piacere accessibile a tutti. Le alternative all’espresso – dal solubile all’americano, fino alla french press e al cold brew – restano marginali nei consumi abituali. Specialty coffee, biologico e Fairtrade rimangono nicchie poco diffuse e davvero poco conosciute.
All’esame di geografia del caffè – rileva ancora la ricerca – gli italiani non sono tuttavia promossi: infatti, dietro al consumo diffuso universalmente, emergono importanti lacune nella conoscenza della filiera. Il Brasile è riconosciuto dalla maggioranza come primo produttore mondiale di caffè (72% degli italiani), il 56% cita correttamente anche la Colombia tra i principali produttori, ma Vietnam e Indonesia – rispettivamente secondo e quarta al mondo per volumi – sono segnalati solo dal 10,6% e dall’8,9% degli italiani.
Colpisce soprattutto che quasi la metà degli italiani (44,1%) creda che nel nostro Paese esistano coltivazioni di caffè a cui si aggiunge un 20,5% di chi pensa che siano addirittura coltivazioni rilevanti. Una convinzione che sale al 42% tra i 18-24enni.
Solo quattro italiani su dieci (40,5%) sanno che i chicchi prima della tostatura sono verdi o gialli, mentre la maggioranza li immagina già marroni o neri. Il 53,8% sa che i chicchi sono contenuti in frutti, ma quasi uno su dieci pensa che nascano sottoterra. Anche sulle varietà la conoscenza è limitata: quasi tutti conoscono l’Arabica (90,4%), ma la Robusta è nota solo al 56,7%, mentre la Liberica e l’Excelsa restano sotto il 15%.

Un dato incoraggiante riguarda, invece, la conoscenza degli elementi che influenzano il sapore: l’88,7% indica correttamente la tostatura, l’82,9% l’area di coltivazione e il 79,9% i processi di lavorazione nei Paesi d’origine. Restano però aree di confusione: oltre la metà degli italiani non sa stimare la durata della tostatura e molti ne sopravvalutano i tempi, arrivando a pensare che possa durare oltre mezz’ora.
Anche la tradizione italiana nel settore è percepita in modo differenziato. Il 71,3% riconosce che il nostro Paese vanta una forte storia nella torrefazione e nella miscelazione, ma la percentuale scende al 61% tra i 18-24enni e sale all’81% tra i 55-65enni. Il concetto stesso di “arte della torrefazione” non è chiaro a tutti: tre su quattro sanno che consiste nella tostatura accurata e nella selezione dei tempi e delle temperature, poco più del 70% la collega anche alla creazione delle miscele.
“Il caffè italiano è un’icona riconosciuta nel mondo – ha osservato Giuseppe Lavazza, presidente del Comitato Italiano del Caffè – La sua forza risiede nella capacità di selezionare la materia prima e nel know-how con cui viene trasformata. È un settore capace di fare innovazione, sia a livello di prodotto che di processi industriali. Valorizzare e far comprendere ogni fase della filiera – dalla selezione dei chicchi alla tazzina – non può che rafforzare l’apprezzamento di questa bevanda”.
Per Renato Mosca, ambasciatore del Brasile in Italia,“Il caffè è un legame che avvicina Brasile e Italia: siamo il maggior produttore mondiale e il principale fornitore del mercato italiano ed è dalle nostre piantagioni che nasce l’eccellenza del caffè italiano. Celebrando la Giornata Internazionale del Caffè, riaffermiamo il valore economico e culturale di questa bevanda e il suo ruolo come motore di innovazione, inclusione sociale e sostenibilità”.
Mario Piccialuti, direttore generale di Unione Italiana Food, ha sottolineato come “In un prodotto mono ingrediente come il caffè, il dettaglio è tutto. Per questo, i torrefattori italiani sono maestri riconosciuti a livello mondiale e il Comitato Italiano del Caffè, all’interno di Unione Italiana Food, lavora al fine di valorizzare e sostenere a tutti i livelli questo settore simbolo non solo dell’agroalimentare italiano, ma anche dello stile italiano”.
L’eventoorganizzato all’ambasciata del Brasile si è concluso con l’intervento di Valentino Valentini, viceministro delle Imprese e del Made in Italy, che ha rimarcato come “gli italiani sono bravi nella miscelazione, della capacità di saper scegliere, miscelare qualità diverse creando dei miscele riconosciute, ciascuna specifica, particolare. Ecco perché il caffè è anche Made in Italy. Made in Italy significa saper prendere e trasformare. Siamo bravi a prendere e a creare, ad aggiungere del nuovo. Siamo anche bravi in un secondo aspetto, non soltanto nello scegliere e costruire questi aromi particolari, ma anche a fare le macchine che ci permettono di estrarre tutto il cuore di questo caffè”.
