Le posizioni di Coldiretti e del ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli

In occasione dell’assemblea nazionale che si è svolta il 28 luglio alla presenza del presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, e del segretario generale, Vincenzo Gesmundo, la Coldiretti ha messo sul tavolo una serie di interventi finalizzati al rilancio del settore, a garantire la redditualità delle imprese e a centrare entro dieci anni l’obiettivo dell’autosufficienza alimentare in gran parte delle filiere.

Sono cinque le priorità per i primi cento giorni che la Coldiretti ha presentato all’Assemblea generale. 

I cinque punti.

Primo, difendere l’agricoltura italiana con l’istituzione del Ministero dell’Agroalimentare: dalla Legge di Bilancio ai 35 miliardi di euro di fondi europei da non perdere.

Secondo, Europa: no al Nutriscore, no al cibo sintetico e no al Mercosur, sì all’origine in etichetta, sì alla sostenibilità e sì alla ricerca.

Terzo, Pnrr: la chiave per la sovranità alimentare, energetica e logistica italiana.

Quarto, stop cinghiali: difendiamo cittadini e agricoltori.

Quinto, Piano Invasi: acqua ed energia sostenibile per l’Italia.

“Dobbiamo essere forti in Europa – afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – altrimenti non riusciremo a garantire che il settore agroalimentare resti un riferimento per il Paese”. Secondo Prandini con la crisi di Governo sono infatti a rischio 35 miliardi di fondi Ue per l’agricoltura italiana e per salvare i campi. Una richiesta su tutto: la campagna elettorale non deve fermare “gli interventi necessari per garantire la sopravvivenza delle imprese agricole, gli investimenti per ridurre la dipendenza alimentare dall’estero e assicurare a imprese e cittadini la possibilità di produrre e consumare prodotti alimentari al giusto prezzo”.

Sulla Politica Agricola Comune (Pac) “occorre superare le osservazioni di Bruxelles e approvare in tempi stretti il Piano Strategico Nazionale- spiega Prandini – senza il quale non sarà possibile far partire la nuova programmazione dal primo gennaio 2023. Stiamo parlando di una dotazione finanziaria di 35 miliardi per sostenere l’impegno degli agricoltori italiani verso l’innovazione, la sostenibilità e il miglioramento delle rese produttive, tanto più vitali in un momento dove la guerra In Ucraina ha mostrato tutta la strategicità del cibo e la necessità per il Paese di assicurarsi la sovranità alimentare”.

“Lo sforzo di modernizzazione e la digitalizzazione dell’agricoltura italiana e dell’intero Paese – continua Prandini – non può fare a meno del Pnrr, dove serve il massimo impegno di tutti per non rischiare di perdere quella che è un’occasione irripetibile”. 

È necessario“accelerare anche sul fotovoltaico, che apre alla possibilità di installare pannelli fotovoltaici sui tetti di circa 20mila stalle e cascine senza consumo di suolo, contribuendo alla transizione green e riducendo la dipendenza energetica del Paese. Allo stesso modo, il bando sulla logistica è fondamentale per agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese”. 

In coerenza con gli impegni del Pnrr, “la prossima Legge di Bilancio dovrà sostenere il ruolo dell’agroalimentare, che oggi rappresenta il 25% del Pil ed è diventato la prima ricchezza del Paese, con misure per tutelare il reddito delle aziende agricole, anche a livello di tassazione. Misure indispensabili anche per fronteggiare il drammatico aumento dei costi, con punte del +250%. Uno tsunami che si è abbattuto sulle aziende agricole con aumenti dei costi che vanno dal +95% dei mangimi al +110% per il gasolio fino al +250% dei concimi, dove per sfuggire al ricatto della Russia, che è un grande produttore, occorre cogliere l’opportunità del  made in Italy che consentirebbe agli agricoltori italiani di poter disporre di una sostanza fertilizzante 100% naturale e che deriva dalla lavorazione dei reflui, in un’ottica di economia circolare”. 

In questo momento storico particolare è “necessario sostenere le famiglie e i consumi interni; risulta fondamentale la riduzione del costo del lavoro in agricoltura con il taglio del cuneo fiscale, girando la cifra direttamente in busta paga ai dipendenti, garantendo loro una maggiore capacità di spesa”. 

Sul fronte del lavoro e dell’occupazione è“strategico superare al più presto i vincoli burocratici che rallentano l’assunzione dei lavoratori stagionali per salvare i raccolti sopravvissuti alla siccità, dalla frutta alla verdura, dalle olive alla vendemmia. Non è possibile che per colpa della burocrazia le imprese perdano il lavoro di una intera annata agraria. Si tratta di assicurare i nulla osta soprattutto di lavoratori dipendenti a tempo determinato che arrivano dall’estero, ma occorre anche introdurre un contratto di lavoro occasionale per consentire anche ai percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani di poter collaborare temporaneamente alle attività nei campi”. 

“In un momento delicato per il Paese, tra guerra, siccità e incertezza politica, l’Italia non può accettare passi indietro sulla sicurezza alimentare che mettono a rischio la salute dei consumatori ma anche la competitività del made in Italy – rileva Prandini – occorre assicurare che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute. Bisogna anche fermare – aggiunge Prandini – ogni tentativo di banalizzazione ed omologazione del modello agricolo italiano ed europeo, dicendo ‘no’ ai finanziamenti alla produzione di carne in laboratorio o all’introduzione di etichette a semaforo quali il Nutriscore”. 

La posizione del ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli è però chiara: “Sul Nutriscore ci siamo mossi in modo compatto e ora bisogna continuare a combattere. Dobbiamo difendere le necessità del consumatore ad avere le giuste informazioni. Se lo facciamo come battaglia di retroguardia del sistema produttivo saremo in minoranza – osserva – è la tutela del consumatore che ci può unire in questa battaglia con gli altri Paesi. La battaglia va fatta per dare il numero maggiore di informazioni ai consumatori“.

Stop ai Pesticidi in Agricoltura

Per l’UE bisogna ridurre del 50% l’uso dei pesticidi entro il 2030. La strategia europea “Farm to Fork”: “Dobbiamo rendere sostenibile il nostro sistema alimentare”.

Stella Kyriakidou, Commissaria europea per la Salute e la Sicurezza Alimentare, risponde alla nostra Lettera-Appello per Estendere e Ampliare le competenze dell’Efsa. Leggere su Gustoh24. 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: