Grande mobilitazione dei ciclo-fattorini per un vero contratto di lavoro.

Nelle scorse settimane la Corte del Regno Unito  aveva sancita che i conducenti Uber non sono “imprenditori di se stessi” ma lavoratori a pieno titolo ed hanno diritto al salario minimo garantito, alle ferie pagate, alla malattia ed un orario di lavoro. Poi è arrivata da Milano, una storica sentenza per i diritti dei rider: “Cittadini, non schiavi. Vanno assunti in 60mila” (leggere su Gustoh24)

Ieri da Milano a Palermo, da Napoli a Bari, presidi e cortei con lo slogan “No Delivery day” organizzato dalla rete ‘RiderXiDiritti’ che coinvolge buona parte del settore delle consegne del cibo a domicilio.

Prima giornata di convergenza delle lotte con i lavoratori dello spettacolo e quelli della logistica.

Vogliamo essere definiti lavoratori, avere tutele piene e garanzie, diritti come dipendenti”. Lo hanno chiesto a gran voce e con rabbia i rider in lotta.

Precari e sfruttati’ si definiscono i ciclo-fattorini che a piazza San Silvestro a Roma, come in altre trenta città italiane, hanno incrociato le braccia. “Al momento- lamentano- non abbiamo ferie né malattie, permessi per paternità o maternità, e siamo sottopagati”.

Siamo in sciopero -hanno spiegato- per rivendicare contratti di lavoro dignitosi, che non siano caporalato digitale; per rivendicare una paga oraria e non a consegna, numero di ore lavorative garantito, diritto alla malattia e all’infortunio, ai dispositivi di sicurezza e mezzi di trasporto a carico delle piattaforme”.

L’accordo sottoscritto da Assodelivery e Ugl a novembre non soddisfa i rider giunti nelle varie piazze d’Italia con le loro bici: “il cottimo è rimasto – sostengono- siamo pedine nelle mani di un algorimo eppure non siamo riconosciuti”. E ricordano il prezioso lavoro svolto in questo anno di pandemia quando hanno permesso a molte aziende di andare avanti nonostante il lockdown.

“Ora basta, deve esserci riconosciuta la natura subordinata di lavoro”, concludono.

Subiamo condizioni di lavoro imposte dalle piattaforme multinazionali Glovo, Just Eat, Deliveroo e UberEats che, alla faccia della cosiddetta economia 3.0 o Gig Economy a cui dicono di rifarsi, attuano condizioni quasi medievali, come il lavoro a cottimo.

Arriva la svolta lunedì prossimo?

Lunedì 29 marzo potrebbe arrivare la chiusura della negoziazione di un contratto con Just Eat, azienda che è uscita da Assodelivery lasciando Uber Eats, Glovo e Deliveroo.

Un accordo importante per tutti i ciclo-fattorini.

Cittadini solidarizzate con noi, una battaglia di TUTTI

I Riders hanno infine invocato nella giornata di ieri la solidarietà della cittadinanza chiedendo di non usufruire dei servizi di consegna a domicilio di tutte le piattaforme.

Non per noi ma per tutte e tutti! Perché questi contratti oggi sono impiegati nel nostro settore ma notiamo un tentativo graduale di applicarli a tutto il mondo del lavoro, dove l’azienda scarica il rischio di impresa sui lavoratori. Mai più consegne senza diritti!”.

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