La mostra fotografica e multimediale ci riporta all’interno di una stagione viva che si è dipanata tra il 1955 e il 1975, quando Roma divenne capitale mondiale della moda e del cinema

“Moda in luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale” è il titolo della mostra che fino al 15 novembre è ospitata da Musei Capitolini Centrale Montemartini per un viaggio dentro un mito, ovvero quando Roma divenne capitale mondiale della moda. In scena 150 fotografie, filmati e abiti originali, per un’esplosione di creatività che ancora oggi influenza il pianeta.
Un’esposizione multimediale e di capolavori sartoriali che fa rivivere una stagione di esplosione di idee, nomi, marchi, creatività, industria, un portato di beni materiali e immateriali, un “big bang” dell’immaginario della moda che riverbera ancora oggi il suo successo, il fascino, la magia delle sue forme.
(Calzature delle sorelle Fontana su misura con eccentrici tacchi modificabili)
All’inizio degli anni ‘50 l’Italia sta cambiando alla velocità della luce e sta entrando nel boom e nella modernità. Corre su nuove infrastrutture, autostrade, mezzi, su nuove professioni e nuovi ambiti sociali con due campi che segnano visibilmente questo sisma storico: la moda e il cinema con Roma che ne è il grande vivace contenitore e contenuto.
Qui si trova Cinecittà, la città del cinema che, dopo l’epocale rivoluzione del Neorealismo italiano, si sta trasformando nella “Hollywood sul Tevere”: la città dove le major statunitensi e lo star system trovano la sede distaccata del sogno americano. E il risultato è prorompente: quella italiana diventerà la cinematografia con il maggior numero di premi Oscar vinti, dopo gli Stati Uniti.
Nella moda avviene qualcosa di analogo con sartorie, piccole botteghe e atelier, che hanno studiato alla scuola di Parigi e sui tavoli di ricamo e libri d’arte italiana, trovandosi proiettati sulla vetta di passerelle, riviste e clienti del mondo. L’haute couture dagli anni Cinquanta a oggi deve conoscere tra le sue lingue quella del Made in Italy.
(Valentino, Abito Fiesta, Haute Couture Primavera Estate 1959 mod.77)
Protagonista di “Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale” è il patrimonio di memoria, fotografie, filmati dell’Archivio storico Luce. Fondamento della conoscenza del XX secolo italiano ed europeo, bene tutelato dell’Unesco, l’Archivio rappresenta una ricchissima fonte di testimonianze sulla moda e lo spettacolo avendo immortalato la moda nel momento in cui Roma ne diventa riferimento, tra gli anni ‘50 e la metà dei ‘60. Una stagione straordinaria in cui la sinergia tra moda, cinema, industria e creatività ha permesso all’Italia di esercitare un profondo influsso culturale a livello internazionale, ridefinendo i canoni del gusto e dello stile.
Il percorso espositivo immerge i visitatori non solo dentro 150 fotografie d’epoca, ma anche in cinque postazioni video con filmati spesso rari e fino a oggi non disponibili al pubblico, oggetti, documenti, tessuti e 27 abiti originali, e nella maggior parte inediti, creati da nomi leggendari come Valentino Garavani, Karl Lagerfeld per Fendi, Sorelle Fontana, Simonetta Visconti, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni, Roberto Capucci, Renato Balestra, André Laug, Emilio Federico Schuberth, Angelo Litrico, Domenico e Agostino Caraceni, Pino Lancetti, Laura Biagiotti.
(Audrey Hepburn, Roma, 1958)
Opere d’arte di grande valore storico ed estetico, provenienti dagli archivi delle maison, incluse Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, sartorie cinematografiche storiche come Farani, musei quali il Boncompagni Ludovisi, da cui proviene anche un sontuoso completo da sera appartenuto a Franca Bettoja, che dialoga con capi coevi indossati da nomi quali Silvana Mangano, e ancora il CIAC-Centro internazionale Arti e Costume di Venezia. Rilevante il prestito della più importante collezione privata italiana, quella di Massimo Cantini Parrini, costumista più volte candidato al premio Oscar e vincitore di innumerevoli premi, che mostra l’estensione di un talento costruito sulla conoscenza profonda della storia dell’arte e del costume.
Organizzato nello stile e nei colori come un’elegante sartoria romana degli anni Cinquanta e Sessanta, il progetto dell’architetto Dario Dalla Lana si conclude in una sala-biblioteca che presenta una selezione di preziosi campionari tessili di proprietà degli archivi di Mantero Seta, Taroni e del gruppo Ermenegildo Zegna, oltre a volumi e riviste rare, di proprietà della curatrice, studiosa del costume e dell’editoria di moda dai suoi albori. Impreziosiscono il percorso inviti, memorabilia e un album amicorum, appartenuto ad Angelo Litrico, che include disegni e dediche dei più importanti sarti e artisti dell’epoca, da Emilio Pucci a Valentino e Novella Parigini.
Un viaggio multimediale e fisico nell’immaginario, tra storia, stile, costume, società e sogno, una macchina del tempo che ci trasporta nel mito: quando Roma e l’Italia hanno spiegato al mondo come vestire, e come vivere.
Immagini che raccontano sfilate, atelier, reportages, interviste, jet-set, lavoro e glamour, artigianato e arte. A fianco, il cinema che fa di Roma un tempio, e fornisce alla moda sogno e corpi come quelli di Sophia Loren, Audrey Hepburn, Liz Taylor, Lucia Bosè, Kirk Douglas, Charlton Heston, Elsa Martinelli, Anita Ekberg, Anna Magnani, Ingrid Bergman, Gabriele Ferzetti,
Ad accompagnare la mostra il catalogo edito da Silvana Editoriale, a cura di Fabiana Giacomotti.
