Tra Monte Gorna e San Nicolò, una storica cantina etnea
Tutti i vini di Tenute Nicosia nascono dalle emozioni! È un’ottima presentazione per chi, magari non conoscendo ancora questa storica realtà vitivinicola etnea, targata 1898, vuole approfondire le produzioni dell’azienda, che ha il suo cuore pulsante nel territorio di Trecastagni. Siamo in una delle zone del vulcano Etna più amate dai catanesi e consigliate a quanti vogliono conoscere più da vicino il territorio.
I numerosi eventi estivi e, in particolare, il tradizionale appuntamento con “Bolle in Vigna”, dedicato alle bollicine sia della cantina che di altre realtà enologiche nazionali e internazionali, sono sempre occasione e spunto per degustazioni molto interessanti, anche non per forza effervescenti. Così è stato, ad esempio, nei giorni scorsi, quando nella storica cantina etnea è stata ospitata una degustazione che non è errato definire tecnico-didattica, per approfondire alcune delle altrettanto interessanti etichette prodotte dall’azienda, oggi guidata da Graziano Nicosia, con il prezioso supporto di uno staff molto efficiente, a cominciare dall’enologa Maria Carella, con l’agronomo Alessandro Lo Genco, il sommelier Santi Natola, il responsabile della comunicazione Antonio Marino e il brand ambassador Marco Marcialis.

Importante, sicuramente, conoscere oltre alla spumantistica le produzioni di vino fermo della cantina, per apprezzare anche le produzioni mosse. E, soprattutto, per scoprire quanto siano profonde e caratterizzanti le differenze pedoclimatiche e ampelografiche tra un vigneto e l’altro, pur a distanza minima l’uno dall’altro. Scriviamo, nello specifico, di Monte Gorna e Monte San Nicolò, due vigneti posizionati sugli omonimi conetti vulcanici molto vicini tra loro, ma con caratteristiche abbastanza diverse, a cominciare da quelle climatiche. Posizionato a circa 750 metri sul livello del mare, Monte Gorna risale a circa il 326 a.C., con una età delle vigne di almeno 25 anni, e con altre ancora più anziane, denominate infatti “Vecchie Viti”. Esposto, invece, a circa 600 metri Monte San Nicolò, con una età dei vigneti di circa 15 anni. Entrambi godono di importanti escursioni termiche tra il giorno e la notte, che influiscono in maniera sostanziale su aspetti enologici, come acidità e freschezza.
Per apprezzarne e comprenderne meglio la natura, la cantina ha proposto così una interessante degustazione di una batteria di 6 vini, prodotti proprio tra Gorna e San Nicolò, ovviamente con caratteristiche differenti, pur appartenenti a stesse annate e con gli stessi vitigni.

Si è partiti con il primo vino, Etna Bianco DOC 2024, con 95% Carricante, 5% Minnella, da Monte San Nicolò, che ha presentato subito una acidità abbastanza spinta, che ha contribuito a piacevoli sensazioni anche sulla parte aromatica. Evidenti e gradevoli le note floreali e fruttate, mentre la Minnella, uva storica e preziosa del vulcano, va raccolta un po’ prima rispetto al fratello maggiore Carricante.

Il secondo vino è stato un altro Etna Bianco DOC 2024, Carricante 90%, Catarratto 10%, da Monte Gorna, dove la presenza del Catarratto ingrandisce certamente la struttura del vino, soprattutto al palato. Fa un brevissimo passaggio in tonneau di acacia. Al calice l’acidità è leggermente più elevata, ma si apre anche un po’ dopo.
Il terzo vino era, invece, un Etna Bianco DOC 2020, Contrada Monte Gorna Vecchie Viti, 100% Carricante, da vigne di circa 60 anni di età. Rese, dunque, piuttosto basse, un anno trascorso su legno di barrique di rovere francese e un altro anno di affinamento in bottiglia. Il 2020 è stata una annata eccellente, con inverno e primavera molto freschi ed una graduale maturazione delle uve. Qui l’impatto del legno è evidente, con una scelta e una filosofia stilistica evidente della cantina di spingere un po’ di più sulla complessità e la longevità del vino.
Non bisogna dimenticare che si tratta di vini che nascono dinanzi al mare, pur essendo di montagna. Quindi, ottima la presenza di acidità, sapidità, freschezza. Paradossalmente, il più giovane tra i tre bianchi è apparso il 2020, che ha comunque bisogno di più tempo e pazienza per la sua evoluzione. Molto interessante anche la degustazione dedicata ai rossi, con il primo Etna Rosso DOC, Contrada Monte San Nicolò, 2021, Nerello Mascalese 100%, con le sue differenze già nella veste colorata, più intensa. Mineralità, pomice, ferro, i suoi biglietti da visita.
Il secondo, invece, Etna Rosso DOC, Contrada Monte Gorna, 2021, Nerello Mascalese 90%, Nerello Cappuccio 10%, ha preannunciato ancora molte prospettive da rivelare, poiché ancora giovane. Da Monte Gorna bisogna ricordare che arrivano vini sempre un po’ più austeri e quasi “nordici”, per le loro caratteristiche. Dunque, anche meno pronti alla beva.
Il terzo vino rosso (il sesto in lista, ndr), che ha chiuso la degustazione, è stato infine l’Etna Rosso DOC Contrada Monte Gorna, Vecchie Viti, 2017, Nerello Mascalese 100%, con due anni di affinamento in legno, barrique di rovere francese. Il 2017 è stata un’annata piuttosto equilibrata, naturalmente in questo caso con rese più basse da viti più antiche. Di questa etichetta si producono circa tremila bottiglie l’anno, con una gestione del tannino elegantemente affinata nel passaggio in legno. Al calice, sentori di liquirizia, note ematiche, spezie, zenzero, garofano.
Tutti questi vini si sono aperti lentamente al calice, svelando la poesia stessa che li contraddistingue, l’amore profondo infuso dai produttori, la famiglia Nicosia, che consente loro di evolversi intrecciandosi con la storia stessa della cantina.
