Il 15 gennaio a Milano sono state consegnate le prime targhe del progetto I G0 Italian, iniziativa della Fondazione Made in Sicily ETS

Da Amburgo a Rotterdam, da Berlino a Bergamo fino alla Sicilia: il filo comune è l’italianità raccontata ogni giorno attraverso botteghe, ristoranti e produzioni.

A Milano nella Sala Falck di Assolombarda, sono state consegnate le prime targhe del progetto I G0 Italian, nata per mettere in rete operatori che promuovono la gastronomia italiana nel mondo come patrimonio di saperi, convivialità e identità.

Un messaggio che arriva in un momento in cui la dimensione culturale del cibo italiano è tornata sotto i riflettori internazionali: il 10 dicembre 2025 l’UNESCO ha riconosciuto la cucina italiana e i suoi rituali sociali come patrimonio culturale immateriale.

I G0 Italian, cos’è e cosa vuole fare

Il progetto – spiegano i promotori Giovanni Callea e Davide Morici – non nasce come una certificazione commerciale, ma come una rete su invito: l’ingresso avviene tramite presentazione o invito e con l’approvazione di un Comitato Direttivo, con l’obiettivo di garantire coerenza e qualità delle adesioni.

L’idea è valorizzare chi, in Italia e all’estero, interpreta la cucina italiana come pratica culturale: non solo ricette, ma accoglienza, ritualità, trasmissione di competenze, rispetto delle filiere e capacità di “fare comunità” attorno alla tavola.

La cerimonia a Milano: prime targhe e platea internazionale

A Milano sono stati premiati i primi aderenti arrivati anche dall’estero, tra imprenditori, ristoratori e operatori del food. Tra i nomi citati nel comunicato:

  • Cav. Vincenzo Andronaco (Amburgo), Andronaco Grande Mercato

  • Fabio Cappellano (Amsterdam), Qualitalia

  • Peppe Cappellano (Rotterdam), Osteria Sala Federico

  • Manuel Maslah (Berlino), La Piccola Cantina

  • Santo Manetta (Bergamo), Ristorante Al Sorriso

  • Rosolino e Floriana Palazzolo (Terrasini), L’Orto di Rosolino

  • Salvatore Bilello (Camporeale) e Ignazio Sparacello (Palermo), macellerie e salumeria di filiera

  • Antonio Cottone (Santa Venerina, CT), Kurtisìa Restaurant

Assente per motivi di salute Celestino Drago, indicato come primo aderente al progetto negli Stati Uniti.

Il “caso Andronaco” e il lato vino: 1.950 etichette e una scelta per ogni portafoglio

Tra i passaggi più interessanti in chiave vino è quello legato ad Andronaco: nel racconto portato a Milano, la catena in Germania lavora con un’offerta di migliaia di referenze italiane, inclusa una carta di 1.950 etichette di vino da tutte le regioni, dichiarando attenzione a una selezione “per ogni portafoglio”. Un punto cruciale perché fotografa bene dove si gioca oggi una parte della partita export: accessibilità + profondità di gamma, non solo “lusso”.

Per il vino italiano, reti come questa possono diventare un moltiplicatore concreto: non si limitano a vendere bottiglie, ma educano (linguaggio, abitudini di consumo, abbinamenti, rituali) e stabilizzano la domanda nel tempo.

Le testimonianze: educazione al gusto, accoglienza e formazione

Il comunicato restituisce un mosaico di storie molto diverse, ma con tre parole che tornano spesso:

  • educazione: dalla battuta sul cappuccino “fuori orario” come gesto ironico per difendere le abitudini italiane, fino al lavoro quotidiano nel far capire prodotti e ricette;

  • accoglienza: l’idea del ristorante come luogo “di famiglia”, lontano dalla ristorazione solo funzionale;

  • formazione: il tema del passaggio di competenze ai giovani come garanzia di continuità.

Numeri e geografia di una rete in espansione

Secondo quanto comunicato dagli organizzatori, il progetto – nato a dicembre 2025 – ha raccolto rapidamente adesioni e punta a crescere come rete globale, con presenze dichiarate in diverse città simboliche tra USA, Europa, Medio Oriente e Asia.