Durante la prima giornata di Risò – Festival Internazionale del Riso, viene ufficialmente istituita l’Alleanza EURice, il gruppo di coordinamento permanente dei Paesi produttori di riso dell’UE

Durante Risò @festivaldelriso è stata ufficialmente istituita EURice, la nuova alleanza che unisce i Paesi produttori di riso dell’Unione europea. 
EURice rappresenta un gruppo di coordinamento permanente che vedrà otto Paesi lavorare insieme per affrontare le principali sfide del settore: dalla concorrenza sleale dei mercati esteri alla tutela della qualità, dalla sostenibilità ambientale alla salvaguardia delle risaie come ecosistemi unici.
Grazie a EURice, nasce una voce comune per promuovere e difendere questo comparto strategico.

I dati del settore

La superficie coltivata a riso nei Paesi dell’UE è di circa 401.000 ettari, con una produzione stimata di 1,5 milioni di tonnellate. Le risaie rappresentano veri e propri ecosistemi in cui l’attività agricola convive in armonia con l’ambiente, contribuendo alla conservazione e al rilascio delle risorse idriche, salvaguardando la biodiversità tipica delle zone umide e creando paesaggi di particolare valore paesaggistico. La salvaguardia della coltivazione del riso è quindi necessaria non solo dal punto di vista della produzione alimentare, ma anche per la salvaguardia di un ecosistema unico.

Si prevede che le importazioni dell’UE da Paesi terzi raggiungeranno 1,5 milioni di tonnellate, principalmente da India e Pakistan e dai Paesi EBA (“Everything But Arms”) – principalmente Myanmar e Cambogia – che beneficiano di una tariffa doganale preferenziale (dazi zero) su tutti i tipi di riso e per tutte le fasi di lavorazione. Ciononostante, in alcuni Paesi esportatori si verificano casi di violazioni dei diritti umani (ad esempio, sfruttamento del lavoro minorile) o di utilizzo di principi attivi vietati nell’UE o applicati in quantità superiori ai limiti normativi dell’UE (ad esempio, elevati livelli di triciclazolo).

Le esportazioni dell’UE verso i Paesi terzi, invece, sono stimate a poco meno di 240.000 tonnellate. Si dovrebbero attuare misure per aumentare le esportazioni verso i Paesi non produttori che apprezzano i prodotti di alta qualità. Il riso europeo può essere considerato un prodotto di nicchia, rivolto a consumatori disposti a pagare un prezzo più alto per un prodotto di qualità, coltivato nel rispetto di principi etici e di sostenibilità ambientale. A tal proposito, è opportuno lanciare campagne informative per promuovere le caratteristiche uniche del riso europeo e incoraggiare i consumatori a preferirlo alle alternative asiatiche.
Molte questioni devono essere affrontate sul fronte dell’importazione e dell’esportazione, come l’applicazione del principio di reciprocità e l’aumento delle esportazioni verso Paesi non produttori che apprezzano prodotti di alta qualità. A livello UE, si dovrebbe prestare maggiore attenzione a nuovi metodi scientifici per migliorare la produzione di riso. Inoltre, è necessario che la PAC post-2027 sia dotata di risorse finanziarie adeguate, per una PAC forte e indipendente, che consenta di fornire ai nostri agricoltori il supporto di cui hanno bisogno e di affrontare sfide sempre crescenti.

Tenendo conto del ruolo chiave del settore del riso e della serie di sfide che attualmente deve affrontare in ambito commerciale, gli otto Paesi produttori di riso dell’UE concordano sulla “bontà” dell’istituzione  di  “EURice” – che, con una presidenza annuale a rotazione tra i suoi membri, dovrà riunirsi regolarmente come gruppo di coordinamento permanente per affrontare i problemi del settore.

È scattata nelle campagne italiane la raccolta del riso

A dare le prime stime sulla nuova campagna è la Coldiretti, con la superficie della risaia italiana che ammonta quest’anno a circa 235mila ettari coltivati, confermando al Belpaese il primato in Europa non solo per l’estensione ma anche per la capacità produttiva. La campagna 2025/2026 cade peraltro in un anno particolarmente significativo per la storia del riso che celebra gli 80 anni del Carnaroli, varietà simbolo della tradizione gastronomica italiana. La raccolta inizia al termine di un’estate regolare dal punto di vista climatico – spiega una nota della Coldiretti -, con l’auspicio che la produzione possa seguire l’aumento di superficie, anche se “per poter quantificare con esattezza le quantità occorrerà attendere l’evoluzione del meteo nelle prossime settimane e l’avvio delle fasi di essiccazione e pilatura”. L’Italia – spiega l’organizzazione – detiene il primato europeo nella produzione di riso, con circa 1,4 miliardi di chili di risone all’anno.

La coltivazione si concentra soprattutto al Nord: il Pavese con 83.000 ettari e le province di Vercelli e Novara con 100.000 ettari complessivi coprono da sole il 90% della risicoltura nazionale. A questa filiera partecipano circa 3.500 aziende agricole e oltre diecimila famiglie, tra imprenditori e lavoratori, distribuite lungo tutta la Penisola.

A distinguere il riso italiano non è solo la quantità, ma anche la ricchezza varietale: più di 200 tipologie iscritte al Registro nazionale, come Carnaroli, Arborio, Roma o Vialone Nano, diventate simboli del Made in Italy agroalimentare.

Nella nota della Coldiretti si sottolinea che a pesare sulle attese dei risicoltori italiani per la nuova campagna sono però “le incognite legate ai costi di produzione e alle importazioni di prodotto straniero”.

L’altro problema è legato alle importazioni “selvagge” e agli accordi commerciali. Un “nuovo colpo ai risicoltori potrebbe venire dall’intesa Ue-Mercosur, che prevede l’ingresso di riso a dazio zero fino a 60 milioni di chili, con il Brasile che è oggi il primo produttore extra-asiatico a livello mondiale. Mancano reciprocità e regole comuni: i coltivatori sudamericani usano fitofarmaci vietati in Europa, hanno manodopera a basso costo e controlli meno rigidi.

Già oggi il 60% del riso importato in Italia gode di tariffe agevolate – ricorda Coldiretti -, con squilibri sui prezzi e minore competitività per la filiera nazionale”. Serve l’applicazione di una clausola di salvaguardia automatica – conclude Coldiretti – che “scatti al superamento di una certa soglia percentuale di importazioni rispetto all’anno precedente e reciprocità per garantire che il riso importato rispetti le stesse regole imposte alle produzioni comunitarie”.