La lettera aperta del giornalista cubano Henry Omar Pérez denuncia l’escalation delle tensioni con gli Stati Uniti e chiede alla società civile internazionale di mobilitarsi contro ogni ipotesi di aggressione militare

La lettera aperta diffusa dal giornalista e comunicatore sociale cubano Henry Omar Pérez nasce in un momento di forte tensione internazionale e si inserisce in un contesto geopolitico segnato da un nuovo irrigidimento dei rapporti tra Washington e L’Avana.

Il testo, rivolto ai “difensori della pace e ai popoli del mondo”, non è soltanto una denuncia politica, ma un appello emotivo e morale contro il rischio di un’escalation militare nei Caraibi. La sua forza comunicativa si fonda su tre elementi principali: la memoria storica, il ruolo internazionale della medicina cubana e la paura concreta di una tragedia umanitaria.

Il contesto internazionale: nuove tensioni tra Stati Uniti e Cuba

Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno intensificato la pressione economica e diplomatica contro Cuba attraverso nuove sanzioni, restrizioni finanziarie e misure rivolte ai settori energetici e strategici dell’isola.

Washington continua a considerare il governo cubano un attore ostile ai propri interessi geopolitici, accusandolo di mantenere relazioni con Paesi ritenuti avversari degli Stati Uniti. Questa linea politica si è tradotta in un ampliamento delle sanzioni economiche, nell’inasprimento del controllo sulle transazioni internazionali e in una crescente retorica di confronto.

Parallelamente, alcuni settori politici statunitensi hanno alimentato dichiarazioni aggressive nei confronti dell’Avana, contribuendo ad aumentare il clima di allarme all’interno della società cubana.

Sebbene non esistano prove pubbliche di un’imminente operazione militare contro Cuba, il governo dell’isola e diversi osservatori internazionali ritengono che il livello dello scontro verbale abbia raggiunto una soglia pericolosa.

La diplomazia sanitaria come elemento identitario cubano

Uno dei passaggi centrali della lettera riguarda il ruolo storico delle brigate mediche cubane.

Pérez richiama infatti le missioni internazionali che hanno visto medici cubani operare durante emergenze sanitarie globali: dall’Ebola in Africa occidentale al colera ad Haiti, fino alla pandemia di COVID-19.

Per il governo cubano, la cooperazione medica rappresenta uno dei pilastri della propria politica estera e uno strumento di solidarietà internazionale. Negli anni, migliaia di professionisti della salute sono stati inviati in decine di Paesi, spesso in aree povere o prive di assistenza sanitaria.

I sostenitori di Cuba considerano queste missioni un esempio concreto di internazionalismo umanitario.

I critici, invece, accusano il governo cubano di utilizzare le brigate mediche anche come fonte di entrate economiche e come strumento politico. Alcune organizzazioni hanno inoltre sollevato dubbi sulle condizioni contrattuali dei medici inviati all’estero.

Nonostante il dibattito, resta il fatto che la diplomazia sanitaria cubana abbia avuto un impatto reale in numerose crisi internazionali e continui a essere uno degli elementi più riconoscibili dell’immagine globale dell’isola.

La paura della guerra nei Caraibi

Il cuore emotivo della lettera è il timore di una guerra. Pérez insiste sul fatto che un eventuale intervento militare non colpirebbe soltanto strutture governative o obiettivi strategici, ma avrebbe conseguenze devastanti sulla popolazione civile.

La lettera parla esplicitamente di bambini, scuole, ospedali e anziani. L’autore cerca di spostare il dibattito dalla dimensione ideologica a quella umana.

Questo tipo di narrazione si inserisce nella lunga memoria storica dei rapporti tra Cuba e Stati Uniti.

Dalla crisi dei missili del 1962 all’embargo economico ancora in vigore, passando per invasioni fallite, operazioni clandestine e decenni di Guerra Fredda, l’isola ha costruito gran parte della propria identità politica attorno al concetto di resistenza nazionale.

Per molti cubani, l’idea di un’aggressione esterna non appartiene soltanto alla propaganda, ma a una percezione storica radicata.

Un appello alla società civile globale

La parte finale della lettera assume i toni di una mobilitazione internazionale.

L’autore invita organizzazioni sociali, attivisti, artisti, intellettuali e cittadini comuni a prendere posizione contro ogni ipotesi di guerra.

Tre sono le richieste principali:

  1. Difendere la vita e denunciare la retorica bellicista.
  2. Promuovere il dialogo diplomatico e il rispetto reciproco.
  3. Proteggere il diritto dei bambini a vivere in pace.

L’appello si colloca nella tradizione latinoamericana dei manifesti politici rivolti all’opinione pubblica internazionale, dove la società civile viene vista come possibile argine alle decisioni delle grandi potenze.

Tra propaganda, paura reale e crisi globale

La lettera di Henry Omar Pérez può essere letta in modi differenti. Per alcuni rappresenta una denuncia legittima contro decenni di embargo e contro il rischio di un’escalation militare che aggraverebbe ulteriormente la crisi economica e sociale cubana.

Per altri è anche un testo politico che riflette la narrativa ufficiale dell’Avana, utilizzando la minaccia esterna come strumento di coesione interna. Entrambe le interpretazioni possono convivere.

È indubbio che Cuba attraversi una delle fasi più difficili della sua storia recente: carenze energetiche, inflazione, emigrazione di massa e forte isolamento economico.

Allo stesso tempo, è altrettanto evidente che il linguaggio della guerra, soprattutto in una regione fragile come i Caraibi, contribuisce ad aumentare paura e instabilità.

La pace come responsabilità collettiva

Al di là delle appartenenze ideologiche, il messaggio centrale della lettera riguarda il valore della pace.

In un mondo segnato da conflitti aperti, polarizzazione geopolitica e nuove guerre economiche, il documento richiama l’attenzione sul rischio di normalizzare la logica dello scontro permanente.

L’appello finale — “No alla guerra contro Cuba. Sì alla pace e alla vita” — cerca di superare il confronto tra governi per parlare direttamente alle coscienze.

Che lo si consideri un manifesto politico, una denuncia umanitaria o un atto di resistenza simbolica, il testo di Henry Omar Pérez, giornalista e comunicatore sociale e membro della società civile cubana riflette una verità più ampia: quando la diplomazia cede il passo alla minaccia, sono sempre i civili a pagare il prezzo più alto.

Appello per Cuba L’Italia è debitrice verso Cuba, firma la lettera aperta

Una commissione italiana di tecnici della salute inviata a Cuba per raccogliere dati e informazioni sullo stato di salute della popolazione cubana, sull’accesso alle cure, sulla disponibilità di farmaci e dispositivi medici. Un Rapporto tecnico e indipendente per programmare interventi mirati, essenziali e prioritari di aiuto.

Perché l’Italia è in debito con Cuba e perché è dovere della comunità sanitaria globale e della comunità civile agire senza ambiguità, nel rispetto dei principi fondamentali del diritto umanitario. Ogni giorno di silenzio ha un costo in vite umane.

È la proposta contenuta in una lettera aperta inviata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Salute Orazio Schillaci, promossa e sostenuta da un gruppo di riviste scientifiche, tra cui Scienza in rete.

Ecco il testo della lettera

Gentile Presidente del Consiglio,
Gentile Ministro della Salute

Siamo operatori della salute di varie aree e dirigiamo riviste scientifiche volte a informare e aggiornare la comunità sanitaria, ma anche la società civile, sui percorsi di prevenzione e cura basati sulle evidenze scientifiche, in ottemperanza all’art. 32 della Costituzione italiana. Ci impegniamo quindi affinché il diritto alla salute per tutti sia garantito e sia un diritto universale non solo per i cittadini italiani.

L’organizzazione dei servizi sanitari a garanzia del diritto alla salute costituisce un potente indicatore del progresso o dell’arretramento di un Paese. Il fatto che un servizio sanitario di qualità come quello di Cuba sia costretto a non adempiere alle proprie funzioni deve preoccupare chiunque abbia a cuore il diritto universale alla salute e alle cure.

Cuba ha costruito nel corso di decenni un sistema sanitario che era considerato un modello a livello internazionale, capace di garantire accesso universale alle cure anche in condizioni di risorse limitate. Dal 1963, oltre 600mila operatori sanitari cubani hanno prestato servizio in più di 160 Paesi, Italia compresa. Cuba, undici milioni di abitanti, è il Paese con la più alta densità di medici al mondo: 8,4 ogni mille abitanti, contro i 5,3 in Italia.

Quel sistema è oggi in stato di collasso. Le testimonianze raccolte dai corrispondenti della stampa italiana e internazionale restituiscono un quadro di urgenza estrema, che impone una risposta da parte della comunità medica, scientifica e civile globale. La sopravvivenza nei tumori infantili è scesa dall’80 al 65 per cento a causa della mancanza dei farmaci di prima linea. 96mila persone (quasi uno su cento degli abitanti) – di cui 11mila bambini – sono in lista d’attesa per un intervento chirurgico. Se la situazione non cambia, la lista potrebbe riguardare 160mila pazienti entro la fine del 2026. Oltre 300 interventi chirurgici pediatrici a settimana sono compromessi dalla carenza di farmaci, ossigeno, anestetici e materiali di consumo.

La crisi affonda le sue radici in una combinazione di fattori che si sono aggravati progressivamente. L’inasprimento dell’embargo economico durante la prima amministrazione Trump, il Covid-19 e, dal gennaio 2026, il blocco quasi totale delle forniture energetiche conseguente alla crisi venezuelana hanno privato l’isola di carburante, elettricità e accesso ai mercati internazionali dei farmaci e dei dispositivi medici.

Il crollo di un sistema sanitario non è soltanto una tragedia locale: è una violazione dei diritti umani fondamentali che richiede una risposta della comunità globale, al di là di ogni valutazione politica sul regime cubano. Il principio di neutralità dell’assistenza sanitaria – sancito dal diritto internazionale umanitario e dalla deontologia medica universale – impone che le misure economiche coercitive non colpiscano l’accesso alle cure, in particolare quelle rivolte a bambini, bambine e popolazioni vulnerabili.

La situazione di Cuba è stata indicata come una priorità da vari organi internazionali e dalla comunità scientifica è quindi urgente attivarsi rapidamente.

L’Italia non può rimanere indifferente o silenziosa anche perché debitrice verso Cuba per l’aiuto ricevuto durante la pandemia Covid-19 e per l’attuale lavoro dei medici cubani in Regione Calabria a garanzia del funzionamento del Servizio sanitario locale.

Anche per questo e per mostrare interesse, partecipazione e sostegno potrebbe essere utile che una apposita commissione italiana di tecnici della salute venga inviata a Cuba e relazioni sullo stato di salute della popolazione cubana, sull’accesso alle cure, sulla disponibilità di farmaci e dispositivi medici. Un Rapporto tecnico e indipendente, focalizzato sui bisogni sanitari essenziali della popolazione cubana sotto embargo, potrebbe costituire il materiale per programmare interventi mirati, essenziali e prioritari di aiuto indirizzando sia le istituzioni che le organizzazioni nazionali di cooperazione.

È dovere della comunità sanitaria globale (medici, ricercatori, istituzioni, riviste scientifiche), ma anche della comunità civile agire senza ambiguità, nel rispetto dei principi fondamentali del diritto umanitario. Ogni giorno di silenzio ha un costo in vite umane.

Grazie per l’attenzione.

  • Maurizio Bonati – Ricerca&Pratica
  • Luca De Fiore – Recenti Progressi in Medicina
  • Antonio Addis – Forward
  • Luca CarraEva Benelli – Scienza in rete
  • Guido Giustetto – Il Punto
  • Gavino Maciocco – Salute internazionale
  • Paola Di Giulio – Assistenza infermieristica e ricerca
  • Federico Marchetti – Medico e Bambino
  • Francesco ForastiereFrancesco Barone-Adesi – Epidemiologia e Prevenzione
  • Michele Gangemi – Quaderni acp

Elenco completo delle persone che hanno sottoscritto la lettera: https://www.scienzainrete.it/firme-cuba

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