I commenti di Mauro Lusetti, vice presidente Confcommercio e presidente Conad e di Paolo Barilla, presidente di Unione Italiana Food e vicepresidente del gruppo Barilla

Primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia presentato il 23 luglio a Roma: oltre 96.000 punti vendita in meno dal 2018, a fronte di un fatturato in crescita del 25,7%. Crescono discount (+101,1%) ed e-commerce (+41,9%)

Il commercio al dettaglio italiano sta attraversando una profonda trasformazione: la rete dei punti vendita si riduce, mentre le imprese diventano più grandi, più strutturate e più produttive. È il quadro che emerge dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia,  elaborato dall’Ufficio Studi della Confederazione e presentato il 20 luglio a Roma, che fotografa un settore capace di adattarsi all’inflazione, all’evoluzione dei consumi e alla crescente integrazione tra commercio fisico e digitale.

Tra il 2018 e il 2025, dunque, il numero delle unità locali del commercio al dettaglio è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione del 14,4%. La contrazione ha colpito soprattutto il commercio ambulante (-27,3%) e i piccoli negozi alimentari (-17,9%). Gli addetti sono diminuiti in misura molto più contenuta, passando da 1,905 a 1,871 milioni (-1,8%). Il ridimensionamento della rete commerciale non si è quindi tradotto in un analogo calo dell’occupazione.

Cambia anche la struttura delle imprese: tra il 2012 e il 2025 la quota delle società di capitali è quasi raddoppiata, passando dal 9% al 17,4% del totale. Il settore si concentra su operatori mediamente più organizzati, con maggiore capacità finanziaria e dimensioni più ampie.

I risultati economici confermano questa trasformazione.: tra il 2018 e il 2025 il fatturato complessivo del commercio al dettaglio è cresciuto da 326,8 a 410,7 miliardi di euro (+25,7%). Il fatturato medio per addetto è salito da 172 mila a 220 mila euro (+27,9%), segnalando un deciso recupero di produttività.

Non tutti i comparti seguono la stessa dinamica. I discount alimentari rappresentano il segmento più dinamico: il numero dei punti vendita cresce del 7,4%, mentre il fatturato risulta più che raddoppiato (+101,1%), un dato che riflette la crescente attenzione delle famiglie al contenimento della spesa in un periodo in cui, tra il 2018 e il 2025, i prezzi al consumo sono aumentati del 19,8%.

Prosegue, poi,  l’espansione dei canali alternativi al negozio tradizionale. Le attività legate all’e-commerce, alla vendita porta a porta e ai distributori automatici aumentano del 13,6%, mentre il fatturato cresce del 41,9%. Gli ipermercati continuano a perdere terreno (-8,4% di fatturato), così come il commercio ambulante (-14,9%).

L’evoluzione del settore conferma una tendenza ormai consolidata: diminuiscono i negozi, aumenta la dimensione media delle imprese. In diversi comparti gli addetti crescono nonostante la riduzione dei punti vendita, segnale di una progressiva concentrazione verso operatori più efficienti. È il caso dei supermercati e delle grandi superfici dedicate ai prodotti tecnologici (+8,3% di addetti), così come dei negozi di abbigliamento, calzature e gioielleria (+3,4%).

Tra gli esercizi specializzati spiccano le farmacie, che aumentano il fatturato del 43,5%, sostenute dall’ampliamento dell’offerta di servizi sanitari e prodotti per il benessere. Crescono anche i negozi dedicati alla casa e alla persona (+28%) e quelli specializzati nei prodotti ICT (+25,5%), comparti che registrano incrementi superiori all’inflazione.

Più difficile la situazione delle attività di prossimità: edicole, librerie, cartolerie, negozi di giocattoli e di articoli musicali continuano a ridursi, penalizzati dalla digitalizzazione dei consumi culturali. Per Confcommercio il fenomeno non produce soltanto effetti economici, ma impoverisce anche il tessuto urbano, riducendo servizi essenziali soprattutto per anziani, residenti delle aree interne e persone con difficoltà di mobilità.

Gli ipermercati, dal canto loro, mostrano un progressivo ridimensionamento anche nella dimensione media dei punti vendita. Il modello delle grandi superfici commerciali perde centralità a favore di formule più flessibili e di prossimità, una tendenza già osservata in altri Paesi europei.

Sul piano territoriale, infine, il Mezzogiorno mantiene una maggiore densità commerciale rispetto al Centro-Nord. Il risultato è legato a minori opportunità di lavoro dipendente, alla diffusione dell’autoimprenditorialità, agli incentivi pubblici e alla crescita dei flussi turistici. La maggiore resilienza potrebbe però riflettere un ritardo nei processi di razionalizzazione già avvenuti nel resto del Paese. Il numero dei negozi potrebbe quindi diminuire più rapidamente anche al Sud, accompagnato da un’ulteriore espansione della grande distribuzione e dei discount.

Mauro Lusetti e Paolo Barilla

Mauro Lusetti, vice presidente Confcommercio e presidente Conad

La Confcommercio ha intenzione di rilanciare un progetto di alleanza fra le associazioni del settore per avere più forza nella rappresentanza nel confronto con la politica su determinati temi. “La necessità che il settore ha di comprendere i cambiamenti in atto, di capire il cambio di abitudini di consumo con la ricerca di negozi specializzati e di essere in anticipo rispetto ai bisogni quando si manifestano, è uno di quei servizi innovativi che un’associazione come Confcommercio è nelle condizioni di dare attraverso i progetti, gli approfondimenti di cui si è parlato questa mattina, ma su questo terreno a noi non interessa avere una voce unica, ma una voce più forte per poter essere ascoltati da una politica che spesso è distratta su questi argomenti. Noi crediamo che ci siano tutte le condizioni per poter realizzare questa voce più forte attraverso la costruzione di alleanze, il superamento di barriere che magari nel passato hanno creato divisioni”. Lo ha affermato Mauro Lusetti, vice presidente Confcommercio e presidente Conad, a margine della presentazione del 1° rapporto sul commercio in Italia di Confcommercio, cui ha fatto seguito una tavola rotonda cui, oltre lo stesso Lusetti, hanno preso parte Paolo Barilla, presidente Unione Italiana Food e vice presidente Gruppo Barilla, Giorgia Favaro ad McDonald’s Italia, ed Enrico Somma presidente Expert Italy.

“Siamo disponibili nei confronti di chiunque voglia sedersi e voglia aprire con noi questo cantiere – ha detto Lusetti, lanciando una sorta di appello – perché il settore è in costante e continua evoluzione, i cambiamenti sono all’ordine del giorno e quindi c’è bisogno per poterli rappresentare, per poterli trasformare in opportunità di sviluppo, di avere una dimensione che anche nella rappresentanza associativa sia adeguata ai bisogni”.

Quanto all’esperienza passata di Rete Imprese Italia, l’associazione delle principali organizzazioni delle piccole e medie imprese italiane del commercio e dell’artigianato, che è fallita, interpellato nel merito, Lusetti ha detto: “Ci sono momenti storici nei quali magari prevalgono le divisioni, ma un’associazione come Confcommercio che è leader nel settore, non può non caricarsi sulle spalle anche il compito di riprovarci e quindi di rilanciare il bisogno da questo punto di vista. Per il vice presidente di Confcommercio “non è un bisogno rivolto alle imprese artigiane che sono comunque per loro dimensione, per loro situazione anche abbastanza distanti rispetto ai temi del commercio e dei servizi, ma è rivolto a quelle associazioni che sul mercato vogliono rappresentare il commercio in sede fissa e anche nel’ambito dei servizi innovativi”. Un invito rivolto “anche alla distribuzione moderna”. “Noi ci siamo disponibili a sederci per discutere modalità e forme per rappresentare meglio e rispondere meglio ai bisogni della categoria”. Quanto ai tempi per realizzare il progetto Lusetti ha sostenuto che “l’orizzonte temporale è dettato dagli eventi. Le discussioni se se si aprono debbono anche avere una loro conclusione perché l’innovazione non aspetta i nostri tempi. La concorrenza non è tra le associazioni, ma è sul mercato e quindi l’orizzonte temporale è dettato dai bisogni che vengono evidenziati dai nostri associati”.

Paolo Barilla, presidente di Unione Italiana Food e vicepresidente del gruppo Barilla

“I cambiamenti ci sono sempre stati e avevano una certa tempistica. Quelli di oggi sono molto più rapidi. Nel momento in cui sono più rapidi uno deve adeguare le proprie strutture, anche quelle associative o le relazioni con le istituzioni per rispondere velocemente e non perdere competitività come Paese o anche come economia interna, per cui il bisogno di lavorare insieme è fondamentale perché lì si può essere più rapidi. Se non lo si fa si perde. Parliamo di filiera, nella quale c’è anche la parte istituzionale dei territori che è fondamentale”. Ha dichiarato Paolo Barilla, presidente di Unione Italiana Food e vicepresidente del gruppo Barilla, durante la presentazione del 1° rapporto sul commercio in Italia di Confcommercio.

Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia. Leggere il documento integrale