Lanciata anche la proposta di costituire un’Associazione nazionale per il comparto, evoluzione dell’attuale Associazione temporanea di scopo costituita da Confagri con le saline di mare italiane da riconoscerla

L’Ats (Associazione temporanea di scopo) tra Confagricoltura e le società di gestione delle saline di mare italiane, lanciata nel settembre 2023 per valorizzare la salicoltura italiana e ottenerne il riconoscimento formale come attività agricola, ha scritto oggi una tappa importante con la presentazione del Manifesto della salicoltura marina. 

Il Manifesto è stato illustrato nella sede di Confagricoltura, a Palazzo della Valle, alla presenza del presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, il direttore generale Roberto Caponi, i rappresentanti delle saline Giacomo D’Alì Staiti (Sosalt), Bruno Franceschini (Atisale), Piero Galli (Isola Longa), Enrico Morgante (Conti Vecchi), i docenti universitari Saverio Russo e Giacomo Del Chiappa e il capo progetto Ciro Zeno.

Massimiliano Giansanti

Il confronto si è aperto anche all’esperienza francese delle Salins du Midi (con Aude Yvon) che hanno avuto la possibilità, in quanto ‘agricole’, di incrementare la propria competitività facendo ricorso, ad esempio, agli strumenti che l’agricoltura mette a disposizione sul fronte della gestione del rischio. Gli effetti degli episodi climatici estremi incidono infatti fortemente sulla coltivazione del sale, come è successo recentemente in Sicilia con il ciclone Harry o, qualche anno fa, con l’alluvione in Romagna.

In materia di lavoro – sostiene Confagricoltura – anche gli strumenti della contrattazione collettiva agricola potrebbero diventare il modello di riferimento per uniformare i rapporti di lavoro nelle saline marine, ora afferenti a vari settori e diversi tra una salina e l’altra.

Riconoscere le saline marine attività del settore primario diventa quindi – aggiunge Confagricoltura – una questione di sostanza e non di mera forma: anche un’eventuale certificazione di prodotto potrebbe avvenire soltanto attraverso il riconoscimento del ministero dell’Agricoltura.

Sul fronte del food, il legame tra la cultura gastronomica e l’attività delle saline marine è molto forte – sottolinea l’associazione datoriale agricola – e genera flussi turistici amanti della natura, del benessere, della buona cucina o della pratica sportiva outdoor.

Il cambio di paradigma sancito dal Manifesto passa quindi dall’intendere il sale marino non più una commodity, ma una specialty. In questa direzione va la proposta di costituire un’associazione nazionale per il comparto, un’evoluzione dell’attuale ATS costituita con Confagricoltura, in attesa che la politica dia una risposta concreta alla richiesta unanime delle saline marine italiane.

Il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra, a margine dell’evento, ha garantito il massimo impegno del governo a riguardo e si è dichiarato ottimista rispetto a un intervento legislativo che accolga queste richieste. 

ECCO I NOVE PUNTI DEL MANIFESTO

1. IL SALE MARINO COME IDENTITÀ E VITA

2. LA VOCAZIONE AGRICOLA MODERNA E MULTIFUNZIONALE

3. IL RICONOSCIMENTO GIURIDICO COME MOTORE DI SVILUPPO

4. L’ABBRACCIO CHE PROTEGGE: LE SALINE COME SCUDO VIVO

5. IL LAVORO CHE MODELLA IL PAESAGGIO E LA RURALITÀ

6. IL VALORE TERRITORIALE E SOCIALE

7. ECONOMIA RIGENERATIVA E NON DEPAUPERAMENTO

8. IL SALICOLTORE: GARANTE DELL’ECOSISTEMA

9. IL PATTO PER IL DOMANI: VALORIZZARE LA SALICOLTURA È VALORIZZARE IL TERRITORIO

CHI SONO I PROTAGONISTI (CON CONFAGRICOLTURA)

Atisale Spa che con le saline di Margherita di Savoia in Puglia, tra le più grandi di Europa con 4.500 ettari in produzione, e di Sant’Antioco in Sardegna si configura come il maggior produttore di sale marino italiano.

Saline Ing. Luigi Conti Vecchi nella Laguna di Santa Gilla a due passi da Cagliari, con quasi 2.800 ettari in produzione.

Sosalt Spa con le saline nella fascia costiera tra Trapani e Marsala, circa 1.000 ettari in produzione e maggior produttore di sale marino in Sicilia.

Parco della Salina di Cervia, oltre 800 ettari di estensione, fulcro dell’economia del ravennate e della Romagna per oltre 150 anni, che tanto ha fatto per la valorizzazione del sale marino italiano.

Isola Longa, situata nell’omonima isola dell’arcipelago dello Stagnone nel trapanese, con un’estensione di circa 200 ettari.

Questi i protagonisti, assieme a Confagricoltura, dell’iniziativa, sostenuti inoltre dalle saline di Trapani/Marsala Oro di Sicilia e Ettore e Infersa (soci ordinari) ed Isola di Calcara (socio sostenitore).

Produzione

In Italia

Quasi 10.000 ettari (100 km2) di territorio coltivato dalle saline marine, con una produzione annua di circa 1.200.000 tonnellate di sale su circa 4,2 milioni di tonnellate di produzione totale tra sale marino, salgemma e salamoia (soluzione acquosa con alta concentrazione di sale).

In Europa

Circa 40 milioni di tonnellate di produzione totale di sale, di cui il 10% circa di sale marino.

Valore della produzione di sale marino in Italia

Poco più di 60 milioni di euro mediamente ogni anno.

Numero di occupati in Italia

Circa 300 unità.