Gianni non voleva camera ardente. La commemorazione si terrà nella sala della Chiesa valdese a piazza Cavour Roma martedì 9 giugno alle ore 17
Mattioli da ministro delle Politiche Comunitarie ha svolto un ruolo da protagonista nella candidatura e nell’assegnazione dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) a Parma

Gianni non voleva camera ardente. La commemorazione si terrà nella sala della Chiesa valdese a piazza Cavour Roma martedì 9 giugno alle ore 17
Il mondo dell’ambientalismo e della politica è in lutto per la morte di Gianni Francesco Mattioli, uno dei padri dell’ambientalismo scientifico in Italia e riferimento delle lotte contro il nucleare in Italia. Nato a Genova il 29 gennaio 1940, è deceduto all’età di 86 anni
Gli studi, l’ambito universitario e l’impegno civile
Laureato in Fisica presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza” nel 1964, ne diventa professore nel 1973. In ambito universitario ha lavorato su fronti quali la fisica delle particelle elementari, la meccanica quantistica, ei moti quasi-periodici, fino a che, era il 1977, viene a conoscenza del caso relativo alle popolazioni di Montalto di Castro, dove stava per essere insediata una centrale nucleare. Da quel momento in poi la sua passione e l’impegno civile a favore della tutela della salute e dell’ambiente diventeranno le basi delle sue attività e di quello che sarà poi il suo impegno politico, orientato proprio al versante ecologista.
L’impegno in difesa dell’ambiente
Nel 1978 Mattioli, insieme al collega Massimo Scalia, fonda il Comitato per la Scelta dell’Energia. Quindi partecipa ai lavori di diverse commissioni legate a questioni come le forme alternative di energia e l’inquinamento atmosferico promosso dal Parlamento italiano, dal Consiglio europeo, dalle giunte regionali e dai sindacati unitari. Non lascia, però, la ricerca accademica specie nel campo delle particelle subnucleari, collegandone i contenuti agli argomenti della sua attività in difesa dell’ambiente e della salute dalle radiazioni nucleari. Sempre con Scalia co-fonda la rivista “Quale energia?”, nata nel 1981, che ha diretto per sei anni.
La partecipazione politica
Alle elezioni politiche del 1987 viene candidato alla Camera ed eletto deputato per la lista della Federazione dei Verdi per fare parte della Commissione Bilancio e Tesoro dal 1987 al 1992. Rieletto ancora deputato proprio nel 1992, viene nominato vice-presidente della Commissione per l’Ambiente, il Territorio ei Lavori Pubblici. Nel 1994 è deputato nella lista della Federazione dei Verdi, diventando vicepresidente dello stesso gruppo parlamentare per la Camera dei Deputati. Ottiene un’altra nomina nelle elezioni dell’aprile 1996. Da quell’anno e fino al 2000 è sottosegretario al ministero per i lavori pubblici prima nel Governo Prodi e poi nel Governo D’Alema. E stato ministro per le politiche comunitarie dal 26 aprile 2000 all’11 giugno 2001 nel governo Amato II.

Il cordoglio di Donato Troiano, responsabile dell’associazione ambientalista Verdi Ambiente e Società di Parma
Da Ministro per le Politiche Comunitarie ha svolto un ruolo da protagonista nella candidatura e nell’assegnazione dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) a Parma
Gianni Mattioli fu tra i promotori del movimento ecologista nel nostro Paese, promuovendo una visione fondata su rigore scientifico e responsabilità civile contribuendo a costruire una visione dello sviluppo fondata sulla sostenibilità e sulla giustizia sociale.
Con l’incarico di Ministro per le Politiche Comunitarie, nel secondo governo di Giuliano Amato, ha svolto un ruolo da protagonista nella candidatura e nell’assegnazione dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) a Parma. Lo ricordiamo nelle visite istituzionali a Parma con il suo forte impegno a fianco delle iniziative dell’Efsa. Ultimamente ha aderito, tra gli altri, alla campagna di Vas Parma per ampliare ed estendere le competenze dell’ EFSA Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, alla Sostenibilità e alla qualità del Cibo.


Stefano Zuppello , Presidente nazionale di VAS
Il suo nome resta indissolubilmente legato alle grandi battaglie ambientaliste
Con profondo dolore apprendiamo della scomparsa di Gianni Mattioli, figura di straordinario rilievo per il movimento ambientalista italiano, per la cultura ecologista e per l’impegno civile nel nostro Paese.
Gianni Mattioli ha rappresentato per decenni una voce autorevole, competente e coerente nella difesa dell’ambiente, contribuendo a costruire una visione dello sviluppo fondata sulla sostenibilità, sulla giustizia sociale e sulla responsabilità verso le generazioni future.
Il suo nome resta indissolubilmente legato alle grandi battaglie ambientaliste e, in particolare, all’impegno antinucleare che ha segnato una stagione decisiva della partecipazione democratica in Italia. Con rigore scientifico e passione civile, Mattioli ha saputo dimostrare come la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini dovesse prevalere su scelte energetiche rischiose e non sostenibili.
La sua azione ha contribuito a formare generazioni di attivisti, studiosi e amministratori pubblici, lasciando un patrimonio di idee e valori che continua a ispirare il nostro lavoro. Nel ricordarlo, rinnoviamo il nostro impegno per un futuro fondato sulle energie pulite, sulla difesa dei beni comuni e sulla pace, nel solco delle battaglie che Gianni Mattioli ha condotto con lucidità, coraggio e straordinaria dedizione.
Il ricordo di Alfio Nicotra

Gianni Mattioli partecipò alla fase costituente di Democrazia Proletaria

Il giovane demoproletario Gianni Mattioli, padre del movimento antinucleare italiano e poi fondatore e parlamentare delle liste Verdi.
Il congresso fondativo di DP si svolse a Roma dal 13 al 16 aprile 1978, al cinema Jolly, in piena crisi del sequestro Moro. Le cronache dell’epoca ricordano il clima particolarissimo di quel congresso, segnato dal dibattito sul terrorismo e sul rapporto con il compromesso storico.
Gianni Mattioli partecipò alla fase costituente del partito e fu eletto negli organismi dirigenti nazionali. Non era dunque soltanto un intellettuale vicino all’area demoproletaria, ma faceva parte di quel gruppo dirigente che tentava di costruire una nuova sinistra alternativa tra la crisi dei gruppi extraparlamentari e il riflusso degli anni successivi. Alle elezioni europee del 1979- le prime in assoluto- Mattioli guido’ la lista di Dp nell’ Italia centrale. In quella fase Mattioli era ancora pienamente inserito nell’esperienza di DP e dell’area della “Nuova Sinistra”. Le elezioni europee del 1979 furono una delle principali prove elettorali di quel mondo politico dopo la fondazione del partito e la sconfitta, appena una settimana prima, del cartello elettorale di Nuova Sinistra Unita.
È interessante osservare che Mattioli rappresentava già allora una figura un po’ peculiare dentro DP. Proveniva dall’ambiente scientifico e dai movimenti antinucleari che si stavano formando proprio in quegli anni. Già nel 1977 interveniva in iniziative del movimento contro il nucleare insieme a esponenti di DP e di altre realtà della sinistra radicale.
Questa continuità emerge anche da un suo intervento al IV congresso di DP nel 1984, quando lui stesso affermava di avere una storia “troppo intrecciata” con quella di Democrazia Proletaria per considerarsi un semplice ospite esterno. Nella trascrizione disponibile di quel congresso parla esplicitamente “dall’interno” dell’esperienza demoproletaria e rivendica il ruolo svolto da DP negli anni tra il 1977 e il 1979.
Per questo, forse la definizione più precisa è che Mattioli fu contemporaneamente:
dirigente nazionale di Democrazia Proletaria nella sua fase fondativa; esponente del movimento antinucleare e dell’ambientalismo scientifico; successivamente uno dei fondatori delle Federazione delle Liste Verdi e poi della Federazione dei Verdi. Fino a ricoprire anche l’ incarico di Ministro.
In altre parole, non passò semplicemente “vicino” a DP prima di diventare verde: fu uno dei quadri dirigenti di quella stagione politica, e proprio dall’esperienza demoproletaria maturò una parte importante del successivo progetto ecologista. La sua collaborazione e vicinanza con Massimo Scalia – ed i loro articoli del Manifesto- formarono una intera generazione di attivisti antinucleari. Io stesso devo a Gianni e Massimo, su cui articoli ed interventi mi sono formato – larga parte di quello che so sull’ intima connessione tra nucleare civile e quello militare. Gianni era uno scienziato ed un politico appassionato ed appassionante, una bella persona, uno che ha anticipato i tempi. Un grande abbraccio ai suoi cari. PER La Democrazia Proletaria. Alfio Nicotra, dell’associazione Un Ponte Per. Già dirigente di Democrazia Proletaria è stato tra i portavoce del Genoa Social Forum durante la mobilitazione contro il G8 del 2001. Autore del libro Agile Mangusta
Addio a Gianni Mattioli, il fisico che portò l’ambientalismo nelle istituzioni italiane
Una vita tra scienza e impegno civile
Gianni Mattioli nacque a Genova il 29 gennaio 1940. Dopo aver conseguito la laurea in Fisica presso Sapienza Università di Roma nel 1964, intraprese una brillante carriera accademica dedicandosi allo studio delle particelle ad alta energia e alla ricerca scientifica. Leggere su ALLORA degli Italiani australiani QUI
Gianni Mattioli ci ha lasciato
Se ne va un uomo che ha dedicato l’intera vita a un’idea semplice e rivoluzionaria: che la scienza debba stare dalla parte della Terra.
Gianni Francesco Mattioli, nato il 29 gennaio 1940, è stato molto più di un fisico, molto più di un parlamentare, molto più di un ministro. È stato uno di quegli uomini rari che riescono a tenere insieme rigore intellettuale e passione civile, senza sacrificare l’uno all’altra.
Lo ricordiamo nelle aule della Sapienza di Roma, dove ha insegnato Fisica generale, Fisica ambientale e Complementi di fisica matematica con quella rara capacità di far sentire gli studenti partecipi di qualcosa di più grande di un programma accademico. Perché per Mattioli la fisica non era mai fine a sé stessa: era uno strumento per capire il mondo, e capire il mondo significava anche difenderlo.
Insieme a Scalia, è stato uno dei pilastri dell’ambientalismo scientifico italiano, quell’appoccio che ha voluto l’ecologia fondata sui dati, sui fatti, sulla responsabilità della conoscenza. Non ambientalismo del sentimento soltanto, ma della coscienza. Tra i fondatori dei Verdi e del Movimento Ecologista, ha portato in politica la voce della scienza quando la politica italiana faticava ancora a capire cosa significasse la parola “ambiente”.
La sua battaglia contro il nucleare in Italia fu la battaglia di un fisico che sapeva esattamente di cosa parlava, e che proprio per questo sentiva il peso della responsabilità più degli altri. Come parlamentare e come Ministro per le politiche comunitarie ha cercato di tradurre quella visione in leggi, in accordi, in scelte concrete sapendo che la politica è l’arte del possibile, ma non smettendo mai di indicare l’orizzonte del necessario.
Ci lascia un’eredità che non si misura solo nei libri pubblicati o nelle leggi votate, ma nel metodo: quello di chi affronta le grandi crisi del presente con gli strumenti della ragione e il coraggio delle convinzioni.
L’Italia perde oggi uno dei suoi padri fondatori. Grazie Gianni. Movimento Ecologista.

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