Rapporto curato per Assica e Unaitalia, l’85% degli intervistati dice no alla carne sintetica. Dalla filiera grido di allarme per caro-energia e aumento costi produzione

La maggioranza degli italiani (82,5%) ama la carne perché fa bene, non si fa condizionare da eventuali informazioni negative o fake news sul tema (65%) e dice no alla carne sintetica (85,6%), mentre apprezza la chiarezza in etichetta (94%) e il riciclo dei materiali (90,5%). E’ quanto emrge dal rapporto “Per il buon uso del recovery fund nel rilancio delle filiere della carne” curato dal Censis per Assica e Unaitalia e presentato nella sede della Stampa Estera a Roma.

Il settore carni, rappresentato dal presidente di Unaitalia, Antonio Forlini, e dal presidente di Assica, Ruggero Lenti, ha espresso la sua preoccupazione per il momento critico con cui si devono raffrontare le aziende tra crescita dei costi di produzione (a partire da quelli della fase zootecnica che nei primi due mesi del 2022 registrano un +12,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), passando per quelli di energia e gas quadruplicati nel primo bimestre dell’anno in corso rispetto allo stesso periodo 2021 e per tutti i cosiddetti costi accessori di produzione (plastica, pallet, cartoni, trasporti e così via).

Ma a mettere a dura prova il settore avicolo e suinicolo ci sono anche gli effetti della crisi ucraina e l’impegno verso una transizione ecologica in linea con le richieste dell’Ue e del Green Deal che comporta oneri economici che potrebbero trasferirsi nei carrelli della spesa. I consumatori da parte loro, come evidenzia il rapporto, sono molto chiari nell’affermare di essere attenti alla sostenibilità purché non comporti maggiori costi. Infatti il 67,9% ritiene prioritaria la tutela del benessere economico e sociale rispetto alla sostenibilità ambientale. Particolarmente diffuso il pragmatismo tra i giovani, dove la percentuale sale al 75,3%. Una convinzione che nasce dalla paura di perdere capacità di acquisto, soprattutto in momenti di congiuntura difficile come quella attuale, presente nel 78% degli intervistati.

“Le filiere della carne vogliono e devono essere parte integrante della transizione ecologica e le associazioni che rappresentiamo lavorano sempre più in collaborazione per favorire tutte le sinergie utili in questa delicata fase storica – sostengono i presidenti di Assica e Unaitalia, Ruggero Lenti e Antonio Forlini – Quella della sostenibilità è una strada già intrapresa da tempo dai nostri comparti e su cui ad oggi le aziende associate hanno già effettuato ingenti investimenti con fondi privati e avviato progetti come Made Green in Italy per certificare in etichetta le aziende che producono carne suina in modo sostenibile. Occorre ora stringere i tempi e attuare interventi di emergenza per sostenere i consumi e alleggerire i costi di produzione, salvaguardando la marginalità delle imprese. È ora più che mai necessario dare garanzie al settore agroalimentare, lungo tutta la filiera che sta pagando i rincari dei prezzi delle materie prime e dell’energia, e rischia di dover ridimensionare attività e occupati se dovesse innescarsi una brusca riduzione dei consumi. Abbiamo bisogno che le istituzioni ci aiutino a garantire cibo per tutti, a prezzi sostenibili, con minore impatto ambientale. Per farlo il pilastro è la sostenibilità economica e sociale delle nostre imprese. Altrimenti non c’è partita”.

Per Unaitalia e Assica occorre una seria e approfondita valutazione dell’impatto della strategia From Farm to Fork, che, secondo alcuni studi internazionali, provocherebbe un crollo della produzione alimentare Ue fino al 25% e un’ulteriore esplosione dei prezzi dei beni alimentari di prima necessità. “Appoggiamo il ministro Patuanelli – dichiarano i due presidenti – sulla proposta di posticipare di un anno la data di entrata in vigore della nuova Pac (primo gennaio 2023, ndr) che non tiene conto di uno scenario totalmente mutato”.

Da parte del ministro Patuanelli è arrivato il sostegno alla filiera in un messaggio indirizzato agli organizzatori del convegno e la risposta positiva alla richiesta di convocare tavoli di filiera di settore che era stata avanzata da Assica e Unaitalia. Il ministro nel suo messaggio ha sottolineato “l’importanza di questi momenti di verifica e di programmazione tra produttori, istituzioni e i componenti della filiera che consentono di attuare un’azione comune e unitaria per sostenere un comparto strategico per l’agroalimentare nazionale”.

Il direttore generale del Censis Massimiliano Valerii si è soffermato sulle conclusioni della ricerca, sottolineando come dall’indagine emerga chegli italiani apprezzano le produzioni sostenibili ma che la priorità per loro è il benessere, in particolare bloccare il caro energia e preservare la capacità di acquisto. Certamente sono idee condizionate dagli avvenimenti in corso, considerato che per il 75,3% degli italiani bisognerà abituarsi a nuove emergenze nel futuro. E si conferma la già percepita contrarietà degli italiani all’inflazione dei prezzi dell’energia, quale che ne sia la ragione, perché colpirebbe la sostenibilità economica e sociale”. “Dai dati dell’indagine – conclude Valerii – emerge inoltre che gli italiani sono pronti a cambiare abitudini solo se i benefici saranno superiori ai costi: ci si adatterà a uno stile alimentare più sostenibile purché non incida negativamente sul proprio benessere e sulla capacità di spesa”.

Secondo il rapporto Censis, oggi il 96,5% dei cittadini dichiara di mangiare carne, di cui il 45,9% regolarmente ed il 50,6% di tanto in tanto. Gli italiani sono inoltre consapevoli che la filiera della carne si è evoluta e modernizzata: nessuno è convinto di mangiar carne con le stesse caratteristiche di quella di 30 anni fa. A sorpresa, a mangiare con regolarità carne sono soprattutto i giovani (62,8%) con quota più alta di quella di anziani (30%) e adulti tra i 35 e il 64 anni (47,7%). Gli italiani – sottolinea ancora il rapporto – sono anche contrari alle presunte alternative alla carne.

Per il 79,9% degli intervistati la carne fatta con prodotti vegetali non può essere considerata carne: per questo vogliono che siano proposti chiaramente come prodotti distinti e diversi da quelli della carne. Lo sforzo promozionale per la carne prodotta in laboratorio – secondo Censis – non conquista quindi gli italiani: l’85,6% dichiara di non volere cibi fatti in laboratorio, ma da agricoltura e allevamenti tradizionali. Altra alternativa che non convince sono gli insetti, con l’83,9% che non è disposto a mangiarli.

Gli italiani – rileva ancora il rapporto – non vogliono ambiguità lessicali e informative: per il 93,4% occorre sempre distinguere in modo inequivocabile nelle etichette i prodotti di carne da animali allevati in modo tradizionale e quelli di carne sintetica creata in laboratorio. Importante anche l’economia circolare: il 90,5% valuta positivamente le imprese e i prodotti che utilizzano materiali che possono essere recuperati e riciclati. Un fattore comune a tutti i livelli d’istruzione è infine conoscere la provenienza della carne che si consuma e il benessere animale: il 94,1% per i prodotti della carne vuole indicazioni su provenienza e trattamento degli animali, indipendentemente dal titolo di studio.

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